Borsa Italiana: le azioni di Buzzi in forte ribasso con le costruzioni

di FTA Online News pubblicato:
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Rotazione settoriale, ma per ora è solo una correzione e i fondamentali del titolo restano solidi

Borsa Italiana: le azioni di Buzzi in forte ribasso con le costruzioni

La seduta di martedì è stata decisamente difficile per Buzzi, che ha chiuso in calo del 7,16% a 50,60 euro, dopo aver toccato appena il giorno prima un nuovo massimo storico a 54,75 euro. Una discesa brusca, con prezzi che hanno oscillato tra 50,35 e 54,50 euro, che a prima vista potrebbe apparire allarmante ma che, inserita nel contesto corretto, assume contorni più comprensibili.

Il movimento non è stato isolato. L’intero settore europeo delle costruzioni ha mostrato segnali di debolezza, con cali diffusi su Cementir Holding a Milano, Holcim a Zurigo, Vicat a Parigi e Heidelberg Materials a Francoforte. Più che una bocciatura di Buzzi, quindi, il mercato ha messo in atto una rotazione settoriale, tipica delle fasi in cui i titoli reduci da forti rialzi vengono temporaneamente alleggeriti.

Nel caso specifico di Buzzi, la correzione arriva dopo una performance molto brillante che aveva portato il titolo a sovraperformare sia il listino sia i principali peer europei. Dopo l’aggiornamento dei massimi storici, prese di profitto così decise rientrano in una dinamica fisiologica: il mercato incassa, ribilancia e testa la solidità dei livelli raggiunti. Non è raro che proprio dopo nuovi massimi si verifichino sedute di scarico violente, soprattutto in comparti che erano già tra i migliori del 2025.

Dal punto di vista fondamentale, però, il quadro non mostra segnali di deterioramento. Al contrario, nelle stesse ore in cui il titolo correggeva, sono arrivate indicazioni molto costruttive dagli analisti. Bank of America ha infatti riavviato la copertura su Buzzi con raccomandazione buy e target price a 65 euro, inserendo il gruppo tra i nomi preferiti del settore europeo dei materiali da costruzione.

Secondo BofA, il comparto dovrebbe mantenere uno slancio positivo anche nel 2026, grazie a una combinazione di fattori strutturali: un contesto di tassi d’interesse meno penalizzante, la ripresa degli investimenti infrastrutturali in Germania, il tema di lungo periodo della ricostruzione dell’Ucraina e una dinamica dei prezzi ancora favorevole per i materiali “pesanti” come cemento e aggregati. Proprio su questo segmento, in cui opera Buzzi, gli analisti vedono una maggiore visibilità sugli utili rispetto ai materiali “leggeri”, più legati alla ciclicità dell’edilizia residenziale.

È vero che, dopo due anni di forte rivalutazione, anche Bank of America invita a essere più selettivi. Ma la selettività non significa uscire dal settore: significa scegliere i gruppi con struttura finanziaria solida, pricing power e capacità di generare cassa, caratteristiche che Buzzi continua a presentare.

Su una linea simile si muove anche Berenberg, che pochi giorni fa ha confermato il rating hold, alzando però il prezzo obiettivo a 50 euro. Gli analisti stimano per il 2025 un Ebitda di circa 1,2 miliardi di euro, nella parte alta della guidance ma in lieve calo su base annua, soprattutto per margini più deboli negli Stati Uniti. Tuttavia, guardando oltre il breve termine, per il 2026 prevedono un ritorno alla crescita, con un Ebitda stimato a 1,27 miliardi, in aumento del 6%.

Berenberg sottolinea inoltre un aspetto spesso trascurato nelle fasi di correzione: negli ultimi quattro anni Buzzi ha aumentato Ebitda e utile netto di circa il 50%, un risultato che definiscono “estremamente impressionante”, accompagnato da una posizione finanziaria molto robusta, con liquidità netta prossima ai 900 milioni di euro.

In questo quadro, la seduta negativa di martedì appare meno come un cambio di scenario e più come una pausa di riassorbimento dopo una corsa significativa. Il mercato sta semplicemente chiedendo al titolo di digerire i massimi raggiunti, in un contesto settoriale che rimane sotto osservazione ma che continua a poggiare su driver strutturali importanti.

In sintesi, Buzzi corregge, ma lo fa dopo aver corso molto e senza che emergano segnali di deterioramento della storia industriale o finanziaria. Finché il contesto macro e settoriale resterà coerente con una ripresa graduale degli investimenti e con tassi meno ostili, le fasi di debolezza tendono a essere lette più come momenti di consolidamento che come inversioni di tendenza.

Buzzi, il quadro tecnico resta strutturalmente rialzista

Dal punto di vista tecnico, la correzione di Buzzi va letta all’interno di un quadro che resta strutturalmente rialzista, nonostante la violenza del movimento correttivo visto nell’ultima seduta.

Il titolo arriva da una fase di forte accelerazione che lo ha portato ad aggiornare il massimo storico in area 54,75 euro, livello che coincide con il top del 19 marzo 2025. Questo massimo è stato testato più volte nelle ultime sedute, ma senza riuscire a essere superato in modo convincente, segnalando un naturale affievolimento della spinta rialzista di breve periodo e aprendo la strada a prese di beneficio più decise.

La seduta di forte ribasso ha riportato i prezzi in prossimità della mediana del canale rialzista di medio periodo, che coincide con la media mobile esponenziale a 50 giorni. Questa zona – poco sopra i 50 euro – è tecnicamente molto rilevante: rappresenta infatti il primo vero livello di controllo del trend dopo l’allungo verso i massimi storici.

Finché il titolo rimane all’interno del canale rialzista e sopra la mediana, il movimento correttivo può essere interpretato come un pullback fisiologico, utile a scaricare gli eccessi di breve senza compromettere la struttura di fondo. In questa fase, il mercato sta verificando la qualità del trend: un rimbalzo ordinato da quest’area rafforzerebbe l’ipotesi di semplice consolidamento.

Sul lato delle resistenze, l’area 54,5–55 euro resta il livello chiave. Solo una rottura netta e confermata di questo massimo storico aprirebbe spazio a una nuova fase direzionale, con potenziali estensioni verso la parte alta del canale. Fino ad allora, è normale assistere a movimenti più nervosi e a fasi di congestione.

Dal lato opposto, i livelli di supporto da monitorare sono ben definiti:

  • una prima area critica si colloca tra 50 e 49,5 euro, dove passano sia la media a 50 giorni sia la mediana del canale;

  • solo discese sotto questa fascia inizierebbero a indebolire il quadro tecnico, aprendo la strada a un ritorno verso la parte bassa del canale rialzista, in area 46–47 euro.

È importante sottolineare che, allo stato attuale, non ci sono segnali di inversione di trend: la sequenza di massimi e minimi crescenti costruita negli ultimi mesi non è stata ancora violata. La correzione appare quindi più come una pausa di riassorbimento dopo un eccesso rialzista, coerente anche con la debolezza settoriale vista sull’edilizia europea.

In sintesi, Buzzi sta attraversando una fase di normalizzazione tecnica dopo aver aggiornato i massimi storici. Finché il titolo resterà sopra la mediana del canale e la media mobile a 50 giorni, il trend di fondo rimarrà intatto. Le prossime sedute saranno cruciali non tanto per “quanto” il titolo scenderà o salirà, ma per come reagirà sui supporti, distinguendo una semplice correzione da un cambiamento più profondo dello scenario.

Tenaris in verde con il settore petrolifero

Titoli del comparto petrolifero in evidenza ieri con Tenaris che ha guadagnato il 2,82% dopo che il prezzo del greggio ha toccato i massimi da fine ottobre. Gli acquisti sono arrivati dopo il post di Trump su Truth in cui il presidente USA incita le proteste in Iran e promette che "un aiuto è in arrivo". Il mercato teme un intervento militare e una eventuale interruzione della produzione di petrolio. L'Iran è il 6°-7° produttore al mondo.

Da segnalare anche l'attacco ad alcune petroliere gestite da società greche, ad opera di droni di provenienza al momento sconosciuta nel Mar Nero mentre si avvicinavano al terminal CPC sulla costa russa (da dove parte l'80% del petrolio kazako destinato ai mercati internazionali) per caricare greggio. L'oleodotto CPC è stato attaccato da droni ucraini a fine novembre costringendo il Kazakistan a ridurre del 35% la produzione di petrolio e gas condensato.

Tenaris, azione vicina ai massimi di novembre

Con il rialzo di ieri Tenaris è tornato in prossimità dei massimi di novembre in area 18,00, riferimento al di sopra del quale avrebbe spazio per risalire su quelli dello scorso anno a 19,40 circa, importante riferimento nello scenario di lungo periodo. Si tratta infatti della parte superiore dell'ampio range di oscillazione che ha interessato il titolo negli ultimi 15 anni, durante i quali si sono succedute fasi di crescita e di decrescita più o meno ampie attorno al baricentro dei 13,50 euro circa. Un trend laterale che tutt'oggi appare difficile da interrompere e che a maggior ragione accresce le difficoltà che i prezzi potrebbero incontrare una volta tornati a contatto con la suddetta resistenza.

Difficile quindi poter ipotizzare al momento rialzi superiori ai 19,50/20,00 euro, livelli attorno ai quali andranno rivalutate eventuali posizioni sul titolo.

Sul fronte opposto e più di breve periodo, invece, sarebbe la violazione di quota 16,10 ad introdurre un calo più esteso verso 13,80/14,00 euro. Supporto successivo a 13,00 euro circa.

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