ETF a Piazza Affari: energia e difensivi guidano, azionario e leva arrancano

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
8 min

Petrolio e oro restano i temi forti tra geopolitica e inflazione, mentre l’azionario globale perde slancio nel medio termine

ETF a Piazza Affari: energia e difensivi guidano, azionario e leva arrancano
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I 20 ETF più scambiati a Piazza Affari: dove c’è forza vera e dove invece il rischio resta elevato

L’analisi dei 20 ETF più trattati a Piazza Affari nelle ultime settimane restituisce una fotografia molto chiara del mercato: la leadership appartiene ancora alle materie prime energetiche, l’oro resta forte ma nel breve ha perso slancio, mentre gli ETF azionari globali e quelli a leva sugli indici si muovono in una fase decisamente più fragile, in molti casi con trend di medio termine ormai deteriorato.

Il quadro è interessante perché mostra bene la spaccatura attuale tra strumenti che beneficiano dello shock geopolitico e dell’instabilità macro, e strumenti che invece soffrono l’aumento della volatilità, i dubbi sui tagli dei tassi e il rallentamento del sentiment sulle borse.

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Energia protagonista: petrolio e derivati restano i leader del momento

La prima evidenza è che i veri dominatori della classifica sono gli ETF legati al petrolio. In testa troviamo 3BRL, LOIL, ETFS LEV BRE CRU, BRNT e CRUD, tutti con rating FTA pari o vicino a 9 (la scala va da 1 a 10 dove 10 è il valore migliore), trend di medio e lungo termine rialzisti o molto rialzisti, indicazione di portafoglio sovrappesare e timing di breve impostato su incremento.

Questa è la parte del listino dove oggi si concentra la forza relativa più evidente.

Non sorprende: il mercato continua a prezzare il rischio geopolitico, le tensioni sull’offerta e la possibilità che il petrolio resti elevato più a lungo del previsto. Anche le performance da inizio anno sono molto forti, con rialzi che in diversi casi superano il 60-70% e, sui prodotti più aggressivi, arrivano ben oltre il 100% su base annua.

Detto questo, il dato da non trascurare è il rischio. Gli ETF a leva sul greggio mostrano infatti un DINA Risk Weekly (perdita massima % teorica in una settimana, indicatore proprietario di FTA) molto alto, segnale che la volatilità resta elevatissima e che questi strumenti sono fortemente esposti a correzioni improvvise.

In altre parole: la forza c’è, ma è una forza nervosa, non lineare. Funzionano bene finché il trend resta intatto, ma richiedono disciplina operativa molto elevata.


Oro ancora costruttivo, ma nel breve serve cautela

L’altro blocco che si distingue è quello dell’oro fisico, rappresentato da SGLD. Qui il quadro è più sfumato. Il trend di lungo termine resta molto rialzista, il portafoglio suggerisce ancora sovrappesare, ma il trend di medio termine risulta ribassista e il timing di breve è impostato su decremento.

Questo significa che l’oro resta un asset strategicamente forte, coerente con un contesto di incertezza macro e geopolitica, ma nel breve sta attraversando una fase di consolidamento o presa di beneficio.

Il vantaggio rispetto agli ETF energetici è che il profilo di rischio è molto più gestibile: il DINA Risk Weekly è contenuto, lo Sharpe è elevato e la qualità del movimento appare più ordinata.

In sintesi, l’oro non è oggi il tema più “esplosivo” del mercato, ma continua a rappresentare una componente solida di diversificazione e difesa.


Azionario globale: il lungo termine tiene, ma il medio si è incrinato

Passando agli ETF azionari globali, il messaggio che emerge è molto diverso.

Strumenti come VWCE, SWDA, CSSPX e in parte IWDE mostrano una situazione in cui il trend lungo termine resta ancora rialzista o neutrale/rialzista, ma il trend di medio termine è ormai ribassista quasi ovunque.

È una distinzione fondamentale. Vuol dire che la struttura di fondo dei mercati non è ancora completamente compromessa, ma il momentum si è deteriorato in modo evidente.

Non a caso il timing di breve è generalmente impostato su decremento, e in alcuni casi la raccomandazione sul portafoglio è mantenere, alleggerire o addirittura evitare.

In sostanza, questi ETF non stanno lanciando un segnale di panico, ma stanno dicendo che il mercato globale è entrato in una fase di maggiore prudenza.

La protezione di lungo periodo esiste ancora, ma non è più il momento in cui inseguire il trend con aggressività. Serve più selettività e, soprattutto, meno fiducia automatica nell’idea che “il mercato salirà comunque”.


Europa e Italia: il quadro è più debole del globale

Se si restringe lo sguardo all’Europa e a Piazza Affari, il quadro peggiora ulteriormente. ETF come SMEA, MEUD e XMMIB mostrano rating più bassi, trend di medio termine ribassista e indicazioni di alleggerire o evitare.

Qui il problema è duplice. Da un lato l’Europa soffre di più il rallentamento industriale e il tema energetico; dall’altro l’Italia resta molto esposta alla ciclicità, ai finanziari e alla sensibilità dello spread.

Per questo gli ETF sul mercato domestico non mostrano oggi la stessa resilienza di quelli globali più ampi.

Il caso di XMMIB è emblematico: trend medio ribassista, lungo neutrale, timing di decremento e giudizio di portafoglio da evitare. Non significa che il FTSE MIB sia destinato necessariamente a crollare, ma che al momento non offre un rapporto rischio/rendimento particolarmente attraente rispetto ad altre aree del mercato.


ETF a leva sugli indici: sono quelli più delicati in questa fase

La parte più fragile della classifica è rappresentata dagli ETF a leva sugli indici azionari, come 3ITL sul FTSE MIB e QQQ3 sul Nasdaq 100.

Qui i numeri confermano una situazione che avevamo già descritto anche in altri approfondimenti: questi strumenti soffrono molto quando il trend si indebolisce o entra in una fase laterale-volatilie.

3ITL presenta trend di medio termine ribassista, lungo termine neutrale, timing di decremento e indicazione di evitare. QQQ3 fa ancora peggio, con medio termine neutrale ma lungo termine ribassista, performance YTD molto negativa e quadro tecnico chiaramente deteriorato.

Questi ETF non sono deboli solo perché il sottostante corregge, ma anche per la loro stessa natura: la leva giornaliera e il compounding penalizzano moltissimo quando il mercato non offre direzionalità pulita.

In una fase come questa, in cui le borse oscillano violentemente senza una direzione definita, gli ETF leva sugli indici diventano strumenti difficili da gestire e molto vulnerabili all’erosione di performance.


Argento e gas naturale: volatilità estrema, ma qualità molto bassa

Gli strumenti più problematici in assoluto, guardando la tabella, sono 3SIL e 3NGL. Il primo, leva 3 sull’argento, mostra un rating nullo, trend medio ribassista e lungo molto ribassista, con una perdita da inizio anno molto pesante ma ancora una performance annua clamorosamente alta, segno di volatilità estrema.

Il secondo, leva sul gas naturale, ha un quadro ancora più disturbato: trend di medio rialzista ma lungo molto ribassista, Sharpe fortemente negativo, DINA Risk molto elevato e una performance a un anno addirittura negativa in misura estrema.

Questi sono strumenti che possono produrre movimenti violenti e occasioni speculative, ma che oggi non offrono una struttura tecnica o un profilo di rischio coerente con una costruzione sana di portafoglio. In pratica, sono prodotti da trading tattico estremo, non da investimento ragionato.


XEON: il paradosso dell’ETF più noioso che oggi appare il più efficiente

In mezzo a tanta volatilità spicca il caso di XEON (Xtrackers Ii Eur Ovni Rate Swa Ucits Etf, in pratica la liquidità, Euro short-term rate (€STR) + 8.5 basis points), che ha una valutazione del rapporto rendimento/rischio pari a 10, la migliore in tabella.

È l’opposto degli ETF a leva: movimento contenuto, rischio settimanale bassissimo, altissima liquidità e profilo difensivo.

Certo, non è lo strumento che accende l’immaginazione di chi cerca performance aggressive, ma in una fase in cui i mercati stanno diventando più difficili e meno lineari, rappresenta bene l’idea che la conservazione del capitale e l’efficienza del profilo rischio/rendimento tornano a essere centrali.


Cosa ci sta dicendo davvero questa classifica

La lettura complessiva dei 20 ETF più scambiati è piuttosto netta.

Il mercato oggi premia tre cose:

primo, l’esposizione allo shock energetico, quindi petrolio e derivati correlati;
secondo, gli asset rifugio come l’oro, anche se con meno slancio nel breve;
terzo, gli strumenti difensivi o monetari che proteggono in una fase di incertezza.

Al contrario, penalizza o tratta con molta più cautela:

  • l’azionario europeo e italiano;

  • gli ETF a leva sugli indici;

  • gli strumenti più speculativi su commodities molto volatili ma poco direzionali.

In altre parole, il mercato non è in modalità panico, ma è chiaramente entrato in modalità selettiva. Non compra più tutto: distingue molto di più tra trend veri e semplici rimbalzi.


Conclusione

Se si guarda ai 20 ETF più trattati, il messaggio è semplice: la forza oggi non è sulle borse, ma sulle materie prime energetiche e sugli strumenti difensivi. L’azionario globale tiene ancora sul lungo periodo, ma il medio termine si è indebolito.

Europa e Italia appaiono più fragili, mentre i leva sugli indici restano gli strumenti più esposti a errori di timing e deterioramento tecnico.

Chi cerca performance oggi trova opportunità soprattutto dove c’è shock, non dove c’è equilibrio.

Ma proprio per questo la disciplina diventa ancora più importante: i temi forti ci sono, ma sono accompagnati da una volatilità che non perdona, puoi affidarti a FtaOnline per gestire i rischi e massimizzare le opportunità, scrivi a ufficiostudi@ftaonline.com per avere maggiori informazioni.

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