Casa, i bonus ristrutturazione ancora al 50% per la prima casa

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
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La misura è tra le più amate d’Italia, l’ultima legge di bilancio ha prorogato l’aliquota massima del 50% sulle prime case a quest’anno, ma potrebbe essere l’ultima occasione. Collegate anche le agevolazioni sui mobili e l’abbattimento delle barriere. Ecco come funziona

Casa, i bonus ristrutturazione ancora al 50% per la prima casa

La conferma anche nel 2026 del bonus di ristrutturazione sulla prima casa al 50% invece che al 36% già previsto per le seconde abitazioni è stata una delle colonne della legge di bilancio 2026, al di là degli interventi sul potere di acquisto delle famiglie, sulla sanità o sulle imprese.

In un Paese in cui l’81,6% degli abitanti vive in una casa di proprietà (elaborazione di fine 2025 di Confedilizia su dati Istat), le detrazioni sugli interventi edilizi possono facilmente diventare una questione economica, sociale e politica.

Bonus ristrutturazione, ovviamente l'aliquota preferita è al 50%

Anche uno studio recentissimo del Caf Acli realizzato per Il Sole 24 Ore conferma che sulle dichiarazioni 730 inviate fino al 12 giugno, il 73% delle ristrutturazioni riguardava una detrazione del 50%, quindi era su un’abitazione principale ancora coperta dall’aliquota maggiore e non su una seconda o terza casa con aliquota del 36% sulle spese di ristrutturazione.
Solo il 33,6% delle dichiarazioni si limitava a una detrazione al 36% (la somma supera il 100% di 6,6 punti percentuali perché c’era chi usava su più immobili entrambe le aliquote).

Bonus casa, cosa si può detrarre anche su mobili, elettrodomestici e barriere architettoniche

In altri termini va bene l’addio al superbonus, ma ancora per un anno le detrazioni sulle ristrutturazioni restino al 50% per la prima casa: così le disposizioni della legge di bilancio prorogano anche al 2026 le detrazioni previste per il 2025 su questo fronte.

Sempre con il solito meccanismo della restituzione tramite credito di imposta del 50% della spesa sostenuta per interventi di recupero edilizio, di riqualificazione energetica e di riduzione del rischio sismico in dieci anni, un decimo del recupero ogni anno. Il tetto massimo degli interventi incentivabili è posto a 96 mila euro.

Strettamente collegato è anche il bonus mobili che vale anche per l’acquisto di grandi elettrodomestici, ma deve essere necessariamente collegato a una ristrutturazione.

Per il 2026 l’ammontare massimo delle spese detraibili con il bonus mobili è di 5.000 euro, il meccanismo è sempre quello del 50% in 10 anni, quindi si possono recuperare fino a 250 euro l’anno, ma si può applicare più volte nel caso di più immobili in ristrutturazione.

Il bonus vale anche per parti condominiali, per esempio per l’installazione di ascensori o scale di sicurezza, servizi igienici o recinzioni nel caso di manutenzioni straordinarie. Rientrano anche le manutenzioni ordinarie come la sostituzione di pavimenti o infissi o la riparazione delle grondaie.

Nel caso dell’acquisto di grandi elettrodomestici nuovi è imposto che la loro classe energetica non sia inferiore alla classe A per i forni, alla classe E per le lavatrici, le lavasciugatrici e le lavastoviglie, alla classe F per i frigoriferi e i congelatori, come rilevabile dall’etichetta energetica.

Un caso a parte sono le agevolazioni per le persone con disabilità che puntano all’abbattimento delle barriere. Il bonus in questo caso si può applicare anche ai veicoli: con detrazione Irpef del 19% della spesa sostenuta per l’acquisto o l’adattamento, con IVA agevolata al 4%, con l’esenzione dal bollo e dalla imposta sulla trascrizione sui passaggi di proprietà. Ma oltre alle incentivazioni su spese sanitarie e mezzi di ausilio, queste agevolazioni per le persone con disabilità contemplano, sul fronte edilizio, anche l’abbattimento delle barriere architettoniche: per le spese effettuate fino al 31 dicembre 2025, a tale agevolazione si è aggiunta la detrazione del 75% prevista dall’articolo 119-ter del decreto legge n. 34/2020 (detrazione per gli interventi finalizzati al superamento e all’eliminazione di barriere architettoniche).

Per le spese di questo tipo sostenute dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2033 la detrazione IRPEF scende invece al 30%, si inserisce nel quadro delle detrazioni per interventi di recupero del patrimonio edilizio e impone un ammontare complessivo delle spese calcolate non superiore a 48 mila euro per unità immobiliare.

In realtà la stessa legge di bilancio 2025 in concreto alza queste aliquote reinserendo sostanzialmente il quadro incentivante previsto per le altre ristrutturazioni, quindi il tetto a 96 mila euro di spese massime, il 50% per l’abitazione principale, il 36% per le seconde e terze case e così via.
Nel 2027, però, le aliquote potrebbero scendere ancora al 30% e al 36% rispettivamente per seconde case e prime abitazioni, sempre con tetto massimo a 96 mila euro.

Al solito per tutte le detrazioni sono necessari adempimenti specifici in termini di documentazione comprovante la correttezza e ammissibilità degli interventi oltreché in termini di pagamento digitale che mantenga traccia delle spese collegandole direttamente nella causale all’intervento incentivabile e al beneficiario.