L'economia americana è davvero così forte?
pubblicato:La vera domanda è se gli Stati Uniti stiano vivendo una crescita sana o una crescita alimentata dal credito

Da un lato il mercato del lavoro continua a sorprendere, dall'altro le famiglie si indebitano sempre di più per sostenere i consumi
I dati sul lavoro pubblicati venerdì hanno confermato ancora una volta la straordinaria resilienza dell'economia americana. A maggio sono stati creati 172.000 nuovi posti di lavoro, oltre il doppio delle attese, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto contenuto al 4,3%.
A prima vista sembrerebbe il quadro di un'economia in ottima salute.
Eppure esiste un'altra statistica che racconta una storia molto diversa.
Nel primo trimestre del 2026 il debito sulle carte di credito degli americani ha raggiunto il record storico di 1.250 miliardi di dollari, circa 70 miliardi in più rispetto a un anno fa.
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Ancora più preoccupante è il fatto che stiano aumentando rapidamente i ritardi nei pagamenti e le insolvenze, non soltanto tra le famiglie a basso reddito ma anche tra quelle appartenenti alla classe media e medio-alta.
Questo apparente contrasto è uno dei temi più importanti da monitorare nei prossimi mesi.
Perché se il mercato del lavoro misura ciò che accade oggi, il debito spesso anticipa ciò che potrebbe accadere domani.
Il consumatore americano continua a spendere, ma a quale prezzo?
Negli ultimi anni l'economia statunitense è stata sostenuta soprattutto dai consumi delle famiglie.
Il problema è che una parte crescente di questi consumi sembra essere finanziata attraverso il credito.
Molte famiglie si trovano infatti a fare i conti con:
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affitti più elevati;
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bollette più alte;
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generi alimentari più costosi;
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premi assicurativi in aumento;
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tassi di interesse molto più elevati rispetto agli anni precedenti.
Anche se gli stipendi sono cresciuti, in molti casi non sono riusciti a compensare completamente l'aumento del costo della vita.
Il risultato è che sempre più persone utilizzano le carte di credito non per acquistare beni discrezionali, ma per coprire spese essenziali.
Ed è qui che nasce il problema.
Il peso dei tassi elevati
Durante la pandemia il costo medio delle carte di credito era intorno al 14%.
Oggi il tasso medio supera il 21%.
Questo significa che chi non riesce a saldare il debito a fine mese entra rapidamente in una spirale molto difficile da interrompere.
Più aumenta il saldo della carta, più crescono gli interessi. Più crescono gli interessi, più aumenta la rata minima. Più aumenta la rata minima, più diventa difficile tornare in equilibrio.
Per questo motivo il dato sulle insolvenze sta attirando l'attenzione degli economisti.
Non è tanto il livello assoluto del debito a preoccupare, quanto il fatto che un numero crescente di famiglie stia mostrando difficoltà nel servizio del debito.
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Come andrà a finire?
Esistono sostanzialmente tre scenari.
Il primo è quello più ottimistico. L'occupazione continua a crescere, i salari recuperano terreno sull'inflazione e il reddito disponibile aumenta abbastanza da consentire alle famiglie di ridurre gradualmente il debito accumulato. In questo caso l'economia rallenterebbe senza entrare in recessione.
Il secondo scenario è quello di un lungo periodo di crescita debole. Le famiglie continuano a lavorare ma destinano una quota crescente del reddito al rimborso dei debiti. I consumi rallentano progressivamente e l'economia perde slancio senza però crollare.
Il terzo scenario, quello più temuto dai mercati, prevede che il deterioramento del credito diventi sufficientemente ampio da colpire la spesa dei consumatori. Poiché i consumi rappresentano circa il 70% del PIL americano, un rallentamento significativo potrebbe rapidamente trasformarsi in una recessione.
Perché il mercato è così nervoso
La vera difficoltà è che oggi la Federal Reserve si trova intrappolata tra due forze opposte.
Da un lato il mercato del lavoro resta troppo forte per giustificare tagli dei tassi.
Dall'altro il crescente indebitamento delle famiglie suggerisce che una politica monetaria troppo restrittiva rischia di creare problemi più avanti.
È proprio questa contraddizione che spiega la volatilità vista negli ultimi giorni sui mercati.
I dati sull'occupazione raccontano un'economia ancora robusta.
I dati sul credito raccontano invece un consumatore che inizia a mostrare segni di affaticamento.
E nella storia economica americana, quando il mercato del lavoro e il credito iniziano a mandare segnali divergenti, spesso è il credito a fornire l'indicazione più tempestiva di ciò che accadrà nei trimestri successivi.
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