Eurozona tra stabilità monetaria e crescita debole: la BCE passa la palla ai governi
pubblicato:Riforme, mercato unico e investimenti al centro: senza crescita strutturale i mercati restano selettivi e prudenti

Stabilità monetaria e crescita moderata per il futuro dell'Eurozona
Sul fronte macroeconomico europeo il quadro che emerge è articolato ma complessivamente coerente con uno scenario di stabilità monetaria e crescita moderata, in cui il baricentro delle responsabilità si sta progressivamente spostando dalla politica monetaria a quella fiscale e strutturale.
Molto bene gli ordini manifatturieri in Germania a novembre
In Germania, il forte rimbalzo degli ordini manifatturieri di novembre (+5,6% m/m) – nettamente superiore alle attese e in accelerazione rispetto a ottobre – rappresenta uno dei segnali congiunturali più incoraggianti delle ultime settimane.
Pur non sufficiente da solo a cambiare il giudizio su un settore industriale ancora fragile, il dato suggerisce che la domanda potrebbe aver toccato un punto di minimo ciclico.
Nell'Eurozona non aumentano i timori inflazionistici, debole la fiducia
Nell’Eurozona, l’aumento dei prezzi alla produzione (+0,5% m/m) indica una lieve riemersione di pressioni a monte, ma senza caratteristiche tali da riaccendere timori inflazionistici.
Più debole, invece, il fronte della fiducia: l’indice di sentiment economico è sceso a 96,7, con consumatori e industria ancora prudenti, a conferma di un contesto di crescita lenta e disomogenea.
La BCE ha fatto il suo lavoro
In questo scenario si inseriscono le parole di Álvaro Santos Pereira, Governatore del Banco de Portugal, che hanno un peso politico e macro rilevante. Il messaggio è chiaro: la BCE ha fatto il suo lavoro.
La politica monetaria ha già fornito lo stimolo necessario quando l’economia lo richiedeva e oggi, con un’inflazione stabilizzata attorno all’obiettivo del 2%, non vi sono ragioni per modificare i tassi di interesse.
Se la crescita dell’Eurozona resta debole, secondo Pereira, non è una responsabilità della BCE, ma il riflesso di ritardi strutturali e di un’integrazione economica incompleta.
Il Governatore ha infatti richiamato l’Unione Europea alla necessità di approfondire il mercato unico, in particolare nei settori dei servizi, dei trasporti e dell’energia, per sfruttare pienamente il potenziale dei 450 milioni di consumatori europei.
Il tema delle riforme strutturali torna così centrale: senza interventi su produttività, concorrenza e investimenti, la politica monetaria può solo garantire stabilità, non crescita.
BCE, l’attuale livello dei tassi è adeguato alle circostanze attuali
Questa lettura è coerente con l’orientamento espresso anche dal vicepresidente della BCE, Luis de Guindos, secondo cui l’attuale livello dei tassi è adeguato alle circostanze attuali, pur restando flessibile in caso di cambiamenti del quadro macro.
Le decisioni di dicembre – tassi invariati e proiezioni di crescita e inflazione leggermente riviste al rialzo – hanno rafforzato l’idea che nuovi tagli nel breve termine siano improbabili.
La BCE prevede un’inflazione sotto il 2% nel 2026–2027, anche grazie al calo dei costi energetici, e una crescita dell’Eurozona dell’1,2% nel 2026, inferiore a quella del 2025.
Aspettative sull'inflazione dei consumatori
Anche le aspettative dei consumatori confermano questo scenario di normalizzazione inflazionistica ma di crescita debole.
Le famiglie dell’Eurozona vedono l’inflazione scendere progressivamente verso il target BCE nei prossimi anni, ma al tempo stesso prevedono una contrazione economica dell’1,3% nel prossimo anno, un giudizio più pessimista rispetto alle stime dei previsori professionali.
Il mercato del lavoro, tuttavia, resta un punto di tenuta: il tasso di disoccupazione nell’Eurozona rimane stabile intorno al 6,3%, segnalando resilienza nonostante il rallentamento ciclico.
Il DAX si conferma particolarmente forte
In questo contesto macro di stabilità monetaria, inflazione sotto controllo e crescita anemica, i mercati azionari continuano a muoversi in modo selettivo. Il DAX si conferma particolarmente forte, beneficiando sia del miglioramento di alcuni dati industriali sia di un posizionamento tecnico molto costruttivo, con una rottura di resistenze plurimensili che rafforza la fiducia degli investitori.
Il DAX si distingue per forza relativa. L’indice tedesco ha messo a segno oggi la quarta seduta consecutiva al di sopra della ex resistenza chiave dei 24.650 punti, massimo del 10 luglio 2025.
La rottura di questo livello, avvenuta il 5 gennaio, ha innescato una accelerazione rialzista ben definita, segnale che il mercato ha assorbito con decisione l’area di offerta che per mesi aveva contenuto i prezzi.
Dal 19 giugno 2025 al 5 gennaio 2026, il DAX si era mosso all’interno di una ampia fase laterale compresa approssimativamente tra 23.050 e 24.650 punti.
La violazione della parte alta di questo range rappresenta un evento tecnico rilevante: la proiezione minima dell’ampiezza della congestione (circa il 50%) indica un primo obiettivo in area 25.500 punti. In caso di prosecuzione del movimento, gli obiettivi successivi si collocano in area 26.000 e oltre, aprendo uno scenario di medio periodo decisamente costruttivo.
Nel breve termine, dopo l’allungo recente, non è da escludere una fase di assestamento. Sotto area 25.000 punti potrebbe svilupparsi un return move verso i livelli appena rotti, con un test potenzialmente esteso fino a 24.650 punti. In questo percorso, un supporto intermedio particolarmente solido è individuabile in area 24.850, che potrebbe fungere da primo argine a eventuali prese di profitto.
Il DAX si conferma uno degli indici europei più forti, con una rottura strutturale alle spalle e spazio potenziale di crescita ancora aperto, purché i nuovi supporti vengano difesi.
Più in generale, l’azionario europeo sembra muoversi lungo un equilibrio delicato: da un lato l’assenza di pressioni sui tassi sostiene le valutazioni, dall’altro la mancanza di un’accelerazione della crescita impone prudenza.
L’Eurozona si trova in una fase di equilibrio monetario
In sintesi, l’Eurozona si trova in una fase di equilibrio monetario, con la BCE in pausa e l’inflazione normalizzata. Il vero nodo, come sottolineano i banchieri centrali, non è più il costo del denaro ma la capacità dell’Europa di rilanciare la crescita attraverso riforme e integrazione economica.
I mercati, nel frattempo, premiano le storie di forza relativa e restano selettivi, in attesa di segnali più chiari sul ciclo economico del 2026.
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