Wall Street sfida i Treasury: Fang+ ai record e utili attesi oltre il 35%

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
10 min

Il Fang+ supera i precedenti massimi e punta a quota 20.000: il vero test arriverà dalle guidance sull’intelligenza artificiale e sui flussi di cassa

Wall Street sfida i Treasury: Fang+ ai record e utili attesi oltre il 35%

La tenuta dei listini americani rimane sorprendente

Durante la settimana il rendimento del Treasury decennale ha raggiunto il 5,36%, massimo dall’aprile 2002, ma l’S&P 500 e il Nasdaq hanno comunque aggiornato i propri record storici.

Il mercato azionario sta quindi cercando di convivere con un costo del capitale che non si vedeva da quasi un quarto di secolo.

A renderlo possibile sono soprattutto le aspettative di crescita degli utili delle grandi società tecnologiche e dei gruppi maggiormente esposti all’intelligenza artificiale.

Questa fiducia rappresenta la principale difesa di Wall Street contro i rendimenti obbligazionari elevati. Allo stesso tempo, rende gli indici sempre più dipendenti dalla conferma di previsioni già particolarmente ambiziose.

Il Fang+ conferma la leadership della tecnologia

Il grafico settimanale del NYSE Fang+ Index fotografa chiaramente questa dinamica.

Il NYSE FANG+ Index misura l’andamento di dieci grandi società internazionali attive nei settori della tecnologia, di internet, dei semiconduttori e dei consumi digitali.

A differenza degli indici ponderati per capitalizzazione, assegna a ogni componente un peso sostanzialmente equivalente, offrendo un’esposizione concentrata alle aziende che guidano l’intelligenza artificiale e l’innovazione.

Proprio questa concentrazione ne amplifica sia il potenziale rialzista sia la volatilità.

I dieci titoli che compongono il NYSE FANG+ Index sono:

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    Meta Platforms (META)

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    Apple (AAPL)

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    Amazon (AMZN)

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    Netflix (NFLX)

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    Microsoft (MSFT)

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    Alphabet – Google (GOOGL)

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    Micron Technology (MU)

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    Nvidia (NVDA)

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    Palantir Technologies (PLTR)

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    Broadcom (AVGO)

I componenti hanno un peso sostanzialmente equivalente, vicino al 10% ciascuno al momento del ribilanciamento.

L’indice ha raggiunto un nuovo massimo a 19.721 punti e ha terminato la settimana intorno a 19.590, con una candela rialzista che ha assorbito la debolezza della settimana precedente.

Wall Street sfida i Treasury: Fang+ ai record e utili attesi oltre il 35%

Dopo il consolidamento sviluppato tra agosto e settembre nell’area 18.300-18.900 punti, il Fang+ ha superato i precedenti massimi e ha avviato una nuova accelerazione.

La struttura tecnica resta positiva. Il primo supporto si trova tra 19.150 e 19.250 punti. Finché questa fascia rimarrà intatta, sarà possibile un nuovo tentativo di superare quota 20.000, con obiettivi teorici successivi nell’area 20.500-20.700 punti.

Un ritorno sotto 19.150 rappresenterebbe invece un primo segnale di indebolimento e potrebbe riportare i prezzi verso:

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    18.600-18.700 punti, precedente area di congestione;

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    18.250-18.300 punti, supporto più importante di breve periodo;

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    17.000-17.200 punti, base dell’accelerazione estiva.

Il trend di medio periodo rimane comunque saldamente rialzista. Il Fang+ tratta nettamente sopra la media mobile esponenziale a 52 settimane, passante intorno a 16.800 punti, e la media a 100 settimane, collocata poco sopra 15.000.

La distanza raggiunta rispetto alle medie conferma la forza della tendenza, ma segnala anche una crescente estensione delle quotazioni.

Più i prezzi si allontanano dai propri riferimenti di lungo periodo, maggiore diventa la sensibilità del mercato a eventuali delusioni.

Utili dell’S&P 500 attesi in crescita del 29,6%

La principale ragione per cui Wall Street continua a resistere a rendimenti superiori al 5% è la crescita eccezionale prevista per gli utili societari.

Secondo FactSet, gli analisti stimano per il terzo trimestre 2026 un aumento degli utili dell’S&P 500 del 29,6% su base annua.

Se confermato, sarebbe il terzo trimestre consecutivo con una crescita superiore al 25%.

Il dato finale potrebbe risultare persino migliore. Negli ultimi dieci anni gli utili effettivamente comunicati dalle società dell’indice hanno superato le stime mediamente dell’8%, facendo aumentare il tasso di crescita aggregato di circa 6,9 punti percentuali durante la stagione delle trimestrali.

Applicando questo comportamento storico al terzo trimestre, la crescita finale degli utili potrebbe raggiungere il 35,6-36,1%.

FactSet rileva inoltre che gli utili effettivi hanno superato le stime iniziali in 37 degli ultimi 40 trimestri. Le sole eccezioni sono state il primo trimestre del 2020 e il terzo e quarto trimestre del 2022.

I primi risultati confermano il quadro positivo

Le prime indicazioni sembrano coerenti con queste aspettative.

Delle 19 società dell’S&P 500 che avevano già pubblicato i risultati al 9 ottobre:

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    l’84% aveva superato le previsioni sugli utili;

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    gli utili aggregati erano risultati superiori alle stime del 4,9%;

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    la crescita prevista per l’indice era già salita dal 29,2% al 29,6%.

Il campione è ancora troppo limitato per trarre conclusioni definitive, ma la partenza della stagione conferma per il momento la capacità delle aziende americane di superare le aspettative.

Le stime sono state alzate durante il trimestre

Un altro elemento particolarmente favorevole riguarda l’andamento delle revisioni.

Normalmente gli analisti tendono a ridurre le stime nel corso del trimestre. Negli ultimi cinque anni il taglio medio è stato del 2,2%, mentre negli ultimi dieci anni ha raggiunto il 2,5%.

Nel terzo trimestre 2026 è accaduto il contrario: la stima bottom-up dell’utile per azione dell’S&P 500 è aumentata dell’1,4%, passando da 88,64 a 89,84 dollari tra il 30 giugno e il 30 settembre.

Si tratta del secondo trimestre consecutivo nel quale le previsioni vengono riviste al rialzo durante il periodo di riferimento, una circostanza che segnala una dinamica degli utili più robusta del normale.

Anche la previsione complessiva per il 2026 è migliorata sensibilmente: l’utile per azione bottom-up dell’indice è salito in tre mesi del 6,2%, da 340,49 a 361,66 dollari.

Tecnologia ed energia guidano le revisioni

La crescita non è però distribuita uniformemente.

Le revisioni più positive delle stime per il terzo trimestre hanno interessato:

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    energia: +18%;

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    tecnologia dell’informazione: +3,5%.

Le riduzioni più consistenti hanno invece riguardato:

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    materie prime: -10,2%;

  • •

    beni di consumo di base: -4%;

  • •

    sanità: -3,3%.

L’aumento del petrolio produce quindi un effetto ambivalente.

Da una parte alimenta l’inflazione e spinge verso l’alto i rendimenti obbligazionari; dall’altra migliora gli utili attesi delle società energetiche, offrendo sostegno a una parte dell’indice.

Per l’intero 2026, le revisioni più consistenti sono state registrate nei servizi di comunicazione, con un incremento del 21%, nei consumi discrezionali, con il 18,1%, e nell’energia, con il 17,2%.

La tecnologia è attesa crescere del 65%

Il settore tecnologico dovrebbe registrare nel terzo trimestre una crescita degli utili del 65%, la seconda più elevata tra gli undici comparti dell’S&P 500.

Il dato suggerisce che, almeno per ora, l’intelligenza artificiale non rappresenta soltanto una narrazione finanziaria: sta producendo crescita dei ricavi, degli utili, degli ordini e degli investimenti.

Anche le indicazioni fornite direttamente dalle società sono particolarmente favorevoli. Delle 116 aziende dell’S&P 500 che hanno pubblicato una guidance sugli utili:

  • •

    72 hanno fornito indicazioni positive;

  • •

    44 hanno diffuso indicazioni negative;

  • •

    il 62% delle guidance è quindi risultato favorevole.

Le 72 indicazioni positive rappresentano il numero più elevato da quando FactSet ha iniziato a raccogliere questi dati nel 2006. La media degli ultimi cinque anni è di appena 42 società.

Il contributo più rilevante arriva proprio dalla tecnologia: 44 società del settore hanno fornito una guidance positiva, contro una media quinquennale inferiore a 24. Software e semiconduttori sono i comparti con il maggior numero di indicazioni favorevoli.

Perché gli utili possono compensare i tassi

Il valore teorico di un’azione dipende dagli utili futuri attualizzati a un determinato tasso. Quando il rendimento privo di rischio aumenta, il valore attuale di quegli utili diminuisce.

In condizioni normali, un Treasury decennale sopra il 5% dovrebbe quindi esercitare una pressione significativa sui multipli azionari. L’S&P 500 sta però compensando questo effetto attraverso una crescita degli utili molto superiore alla media storica.

Il meccanismo può essere sintetizzato così:

  • •

    rendimenti più alti comprimono il rapporto prezzo/utili che gli investitori sono disposti a pagare;

  • •

    utili in forte crescita aumentano il denominatore del P/E;

  • •

    se gli utili crescono abbastanza rapidamente, l’indice può salire anche senza un’espansione dei multipli;

  • •

    se gli utili deludono, il mercato subisce contemporaneamente il peso dei tassi e quello delle valutazioni.

È per questo che la stagione delle trimestrali assume un’importanza superiore al normale. Le società devono dimostrare che la crescita prevista è reale e sufficientemente forte da giustificare quotazioni elevate in un mondo nel quale il capitale è tornato costoso.

Non basterà superare le stime

La tradizionale sorpresa positiva sugli utili potrebbe non essere sufficiente. Il mercato conosce la tendenza delle aziende americane a battere le previsioni e incorpora già una parte di questo fenomeno nei prezzi.

Gli investitori concentreranno quindi l’attenzione soprattutto su:

  • •

    guidance per il quarto trimestre e per il 2027;

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    crescita degli ordini legati all’intelligenza artificiale;

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    ritorni economici degli investimenti nei data center;

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    andamento dei margini;

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    generazione di cassa;

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    livelli di indebitamento;

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    spese in conto capitale;

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    capacità di trasferire sui prezzi l’aumento dei costi energetici.

Per le Big Tech, il punto decisivo sarà verificare se la crescita dei ricavi generati dall’intelligenza artificiale stia procedendo abbastanza rapidamente da compensare le centinaia di miliardi investite in chip, data center ed energia.

Un aumento degli investimenti senza un miglioramento proporzionale dei flussi di cassa potrebbe alimentare i dubbi sulla sostenibilità finanziaria del ciclo.

Al contrario, ordini robusti, margini stabili e nuove revisioni al rialzo rafforzerebbero la tesi secondo cui l’AI è in grado di sostenere gli utili anche in presenza di tassi elevati.

Il rischio maggiore è una delusione accompagnata da rendimenti elevati

Il pericolo principale non è rappresentato necessariamente da risultati negativi. Potrebbe essere sufficiente una crescita inferiore alle aspettative estremamente elevate incorporate nei prezzi.

Se gli utili del terzo trimestre crescessero almeno del 30% e le guidance confermassero ritmi elevati anche nei trimestri successivi, Wall Street potrebbe continuare a convivere con un Treasury sopra il 5%.

Se invece le previsioni venissero ridimensionate, gli investitori dovrebbero rivalutare contemporaneamente:

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    il livello degli utili futuri;

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    i multipli sostenibili;

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    il premio richiesto rispetto alle obbligazioni;

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    la convenienza di detenere azioni rispetto a Treasury con rendimenti superiori al 5%.

La correzione potrebbe essere particolarmente rapida perché la performance del mercato è concentrata sugli stessi grandi titoli tecnologici che hanno sostenuto gli indici fino ai massimi.

Anche dal punto di vista tecnico, il Fang+ offrirebbe un segnale importante. Finché conserva quota 19.150 e continua ad aggiornare i massimi, il mercato dimostra di credere nella capacità dell’intelligenza artificiale di sostenere la crescita.

Una falsa rottura dei massimi, seguita dalla discesa sotto 18.300 punti, rappresenterebbe invece un segnale molto più preoccupante per l’intero mercato americano.

Gli utili attesi sono quindi la principale “silver lining” di Wall Street, ma anche il suo test più severo: quanto più elevate diventano le aspettative, tanto minore è il margine concesso a qualsiasi delusione.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.