Ferrari e Brembo in frenata: tra guidance prudenti e nuove sfide nel 2026
pubblicato:Ferrari scivola verso l'area 260 euro e Brembo torna sui minimi dello scorso: il quadro tecnico si deteriora. Scopri i livelli di supporto strategici e le resistenze al recupero

Netto calo per Ferrari giovedì: il titolo ha ceduto il 5,41% a 274,3 euro. I prezzi hanno oscillato tra 273,90 e 285,70. Ferrari sta attraversando una fase che, per certi versi, sorprende il mercato. Il titolo ha perso oltre il 30% dai massimi e nell’ultima seduta ha registrato un calo marcato, scendendo in area 274 euro.
Un movimento anomalo per una società che, negli anni, è stata percepita più come un asset “di lusso” stabile e prevedibile che come un titolo ciclico legato all’automotive. Eppure, questa correzione ha una logica piuttosto chiara.
Il punto di svolta è stato il Capital Markets Day, quando il management ha indicato un percorso di crescita più prudente verso il 2030. Parliamo di un incremento dei ricavi che implica un ritmo intorno al 5% annuo, decisamente inferiore rispetto alla crescita a doppia cifra a cui gli investitori erano abituati.
Questo ha portato il mercato a rivedere le aspettative, più che a mettere in discussione la qualità del business. In realtà, il modello Ferrari resta estremamente solido. La scelta di crescere meno non è un limite, ma una strategia ben precisa: mantenere la scarsità per preservare il valore del brand.
È proprio questo approccio che consente alla società di mantenere margini straordinariamente elevati, con un margine operativo vicino al 30% e una generazione di cassa in forte crescita. In altre parole, Ferrari continua a guadagnare sempre di più su ogni singola vettura venduta.
Nel breve termine, inoltre, ci sono elementi che possono sostenere i risultati. Il lancio della nuova F80 rappresenta un catalizzatore importante: si tratta di una supercar ad altissimo margine, già completamente venduta, con consegne che aumenteranno nel corso del 2026. A questo si aggiunge un portafoglio ordini che si estende fino al 2027, un livello di visibilità che poche aziende al mondo possono vantare. Il vero tema, quindi, non è la qualità del business, ma la valutazione.
Anche dopo il calo, Ferrari tratta a multipli elevati, intorno alle 30 volte gli utili. Questo significa che il mercato continua a prezzare un’esecuzione quasi perfetta e lascia meno spazio a sorprese positive nel breve periodo. Detto questo, la società sta comunque rafforzando il ritorno per gli azionisti, con un dividendo in crescita e un importante programma di buyback. Anche in uno scenario di crescita più moderata, questi fattori possono sostenere l’utile per azione nel tempo. In sintesi, quella che stiamo vedendo non è una crisi, ma una fase di normalizzazione dopo anni di aspettative molto elevate. Ferrari resta un’azienda unica, con un modello difficilmente replicabile e una base clienti estremamente resiliente.
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Ferrari, situazione di debolezza sul quadro grafico
Il quadro grafico tuttavia evidenzia una situazione di debolezza che potrebbe non essere ancora terminata. Dal punto di vista grafico, però, il quadro resta delicato e suggerisce che la fase di debolezza potrebbe non essere ancora conclusa.
Ferrari ha fornito un primo segnale importante già a dicembre, quando ha violato in area 331 la media mobile esponenziale a 200 settimane, un riferimento di lungo periodo che per anni aveva sostenuto il trend rialzista. Il successivo tentativo di recupero, con il test dal basso di questa media a febbraio, si è rivelato un classico return move, seguito da una nuova fase di vendite.
Da lì in avanti il quadro tecnico si è ulteriormente deteriorato: la discesa ha infatti portato i prezzi a rompere anche il 50% di ritracciamento del movimento rialzista partito dai minimi del 2019, situato in area 289. Una violazione che, in ottica tecnica, rafforza l’ipotesi che la correzione sia ancora in corso.
A questo punto, i prossimi livelli da monitorare si collocano in area 260 euro, primo supporto rilevante. Una discesa sotto questa soglia aprirebbe spazio verso 240 euro, livello che coincide con il 61,8% di ritracciamento, spesso considerato uno spartiacque tra correzione e cambio di trend più profondo.
Per vedere un miglioramento concreto del quadro, invece, sarebbe necessario un ritorno sopra 300 euro, che permetterebbe ai prezzi di riportarsi in prossimità della media mobile a 200 settimane. Solo il superamento deciso di questo livello potrebbe riaprire lo scenario a una fase di recupero più strutturata. In sintesi, il trend di lungo periodo resta sotto pressione e, almeno per ora, ogni rimbalzo sembra avere più le caratteristiche di una pausa tecnica che di una vera inversione.
Brembo, risultati in calo nel 2025
Brembo ha fatto registrare un netto calo (-5%) anche nella seduta di ieri dopo il brusco ribasso di mercoledì in seguito alla presentazione dei risultati 2025.
I ricavi sono scesi del 3,6% attestandosi a 3702,7 milioni di euro mentre l'utile netto è calato del 20,3% a 209,3 milioni di euro e l'EBITDA è sceso del 7,4% a 612,1 milioni con margine al 16,5%.
L'indebitamento finanziario netto al 31 dicembre 2025 si è attestato a 719,2 milioni, in riduzione di 128,0 milioni rispetto al 30 settembre 2025.
Il Cda ha proposto la distribuzione di un dividendo di 0,30 euro per azione.
Per il 2026 Brembo prevede ricavi in linea con il 2025 a parità di cambi, un Ebitda margin pari a circa il 16,5% dei ricavi, in linea con il 2025, investimenti pari a circa 350 milioni ed un indebitamento inferiore ai 700 milioni.
Molti broker hanno tagliato stime e target a causa della guidance deludente.
Brembo, il titolo torna sui minimi da giugno
Graficamente con il ribasso di ieri i prezzi di Brembo sono scesi a testare i minimi dello scorso giugno in area 7,55, rafforzando il trend negativo partito dai massimi di febbraio a quota 11,00.
Il superamento lo scorso mese della resistenza a 10,30 euro sembrava poter creare i presupposti per un recupero più duraturo, ma il titolo si è fermato sull'ultimo dei ritracciamenti della discesa degli ultimi 3 anni ed ha poi invertito rapidamente direzione cedendo quanto guadagnato nell'ultimo anno. La violazione di area 7,50 aprirebbe al ritorno sui bottom del 2025 a quota 6,50, target successivo nei dintorni dei 6,00 euro. Possibile nel breve una reazione tecnica, ma solo il superamento di area 8,90 creerebbe i presupposti per un recupero più esteso, per quanto la resistenza resti per il momento piuttosto lontana e di non facile raggiungimento in tempi rapidi.