Inflazione in frenata nell'Eurozona, ma la BCE mantiene una linea prudente

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
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Schnabel e Nagel invitano alla cautela: la lotta contro l'inflazione non è ancora finita e settembre resta il mese più probabile per un nuovo intervento

Inflazione in frenata nell'Eurozona, ma la BCE mantiene una linea prudente

Inflazione in frenata nell'Eurozona, ma la BCE non abbassa la guardia

L'inflazione continua a rallentare nelle principali economie dell'Eurozona.

I dati preliminari di giugno diffusi ieri mostrano una dinamica dei prezzi più debole del previsto in Germania, Francia e Italia, riducendo la pressione sulla Banca Centrale Europea in vista della riunione di luglio.

La Germania ha visto l'inflazione scendere dal 2,7% al 2,4%, meglio del 2,5% atteso dal mercato, mentre l'inflazione core è rimasta stabile al 2,5%, segnale che il calo è ancora concentrato soprattutto nella componente energetica.

Ancora più marcata la frenata in Francia, dove l'inflazione è scesa dal 2,8% al 2,0%, centrando l'obiettivo della BCE e sorprendendo nettamente gli analisti, che si aspettavano un dato al 2,3%.

A pesare è stato soprattutto il calo del 5% dei prezzi dell'energia, mentre anche servizi e beni manifatturieri hanno mostrato un rallentamento.

In Italia l'inflazione è passata dal 3,2% al 3,1%, leggermente sotto le attese che indicavano un dato invariato.

L'unica eccezione è rappresentata dalla Spagna, dove l'inflazione è rimasta stabile al 3,6%, leggermente superiore alle aspettative del 3,4%.

Il dato dell'Eurozona: possibile sorpresa positiva

I dati nazionali aumentano ora la probabilità che anche l'inflazione complessiva dell'Eurozona, attesa mercoledì, possa risultare inferiore alle previsioni di consenso, ferme al 3,0%.

Anche il recente crollo delle quotazioni del petrolio dopo la tregua in Medio Oriente contribuisce a ridurre le pressioni inflazionistiche nel breve periodo e rende meno urgente un nuovo intervento della BCE.

I rischi al rialzo per l'inflazione si sono ridotti sensibilmente e, almeno nell'immediato, non esiste alcuna necessità urgente di aumentare ulteriormente i tassi.

La BCE resta prudente: inflazione ancora troppo elevata

Nonostante il miglioramento dei dati, all'interno della BCE prevale ancora un atteggiamento prudente.

Il governatore della Bundesbank Joachim Nagel ha ricordato che è ancora troppo presto per prendere decisioni definitive sulla politica monetaria e che l'inflazione potrebbe rimanere elevata ancora per diverso tempo.

Sulla stessa linea Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della BCE, secondo cui il recente calo del petrolio e l'eventuale stabilizzazione del Medio Oriente non sono motivi sufficienti per abbassare la guardia.

Secondo Schnabel sarà necessario un ulteriore irrigidimento della politica monetaria per riportare l'inflazione al target del 2%, anche se l'entità e il calendario degli interventi dipenderanno dall'evoluzione dell'economia e del contesto geopolitico.

Le sue dichiarazioni sono state interpretate da alcuni osservatori come una presa di distanza rispetto ai toni più concilianti della presidente Christine Lagarde, che lunedì aveva dichiarato di non vedere, almeno per il momento, la necessità di una risposta più aggressiva.

Mercati: luglio perde quota, settembre resta il mese chiave

Le aspettative degli investitori si stanno progressivamente spostando.

Attualmente il mercato attribuisce circa un terzo di probabilità a un rialzo dei tassi nella riunione del 22-23 luglio, mentre uno scenario di intervento appare decisamente più probabile nella riunione di settembre.

UBS Global Wealth Management ritiene che i mercati stiano probabilmente sopravvalutando la portata della futura stretta monetaria.

Secondo gli analisti della banca svizzera, il calo del petrolio rende poco probabile un rialzo già a luglio, mentre un ultimo aumento dei tassi a settembre resta lo scenario più plausibile.

Una posizione simile è stata espressa anche dal capo economista della BCE Philip Lane, secondo il quale l'inflazione potrebbe rimanere sopra il target del 2% ancora per qualche tempo, ma l'attuale shock energetico richiede una risposta graduale e proporzionata.

Cosa significa per i mercati

Per i mercati finanziari il messaggio è piuttosto chiaro. Il rallentamento dell'inflazione riduce il rischio di una BCE costretta ad accelerare il ciclo di rialzi, uno scenario generalmente favorevole sia per il mercato obbligazionario sia per quello azionario.

Allo stesso tempo, però, la banca centrale continua a ribadire che la battaglia contro l'inflazione non è ancora conclusa.

Finché soprattutto l'inflazione di fondo resterà stabilmente sopra il 2%, Francoforte difficilmente potrà dichiarare conclusa la fase restrittiva della politica monetaria.

In altre parole, il mercato può tirare un sospiro di sollievo dopo i dati di martedì, ma difficilmente potrà aspettarsi un rapido cambio di rotta della BCE.

Il probabile rinvio di un eventuale rialzo da luglio a settembre non significa infatti che il ciclo restrittivo sia terminato, bensì che la banca centrale dispone ora di un margine maggiore per attendere nuovi dati prima di decidere le prossime mosse.

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