Lusso, anche per LVMH rischi dalla guerra in Medioriente

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
4 min

Nei tre mesi tiene la crescita organica, ma l’impatto delle valute pesa sul giro d’affari reported e ora si aggiunge la crisi iraniana

Lusso, anche per LVMH rischi dalla guerra in Medioriente

Luci e ombre dai dati del primo trimestre del colosso del lusso LVMH, l’azione ha chiuso la seduta di ieri con un leggero calo dello 0,32% frutto di una rimonta intraday e in queste ore segna un ribasso dell’1,1% a 476,45 euro per azione.
Questi risultati trimestrali sono i primi del gruppo che controlla Luis Vuitton a incorporare gli impatti della guerra in Medioriente e hanno un valore segnaletico per tutto il settore, visto che il conglomerato da solo copre quasi il 23% dell’Euro Stoxx Luxury 10, la top ten del lusso europeo reduce da un calo del 14,2% nell’ultimo mese e del 21,3% da inizio anno.

LVMH, tengono le vendite nel trimestre, ma pesano valute e crisi iraniana

Il gruppo guidato e controllato da Bernard Arnault ha registrato nei tre mesi un calo dei ricavi totali del 6% a 19,12 miliardi di euro, al di sotto del consensus raccolto da Bloomberg a 19,6 miliardi di euro.
Su base organica, però, LVMH ha mostrato la terza crescita consecutiva: +1%  
Su tutto ha pesato comunque un impatto della valuta del 6% sul giro d’affari reported.

Ovviamente ci sono state anche delle conseguenze per le guerre in Medioriente, che hanno tagliato l’1% delle vendite organiche del gruppo: non poco in un contesto in cui il fatturato è stato trascinato dall’Asia (senza il Giappone +7%) e dagli Stati Uniti, nonostante i dazi (+3%).

La presentazione della casa Bulgari e Loro Piana, di Christian Dior e Celine ha registrato nei 3 mesi il 23% delle vendite negli Stati Uniti e il 32% nell’Asia ex Japan, mentre in Europa 23% del fatturato (il 7% solo in Francia).

  • Per attivare la tua prova del nostro servizio di segnali intraday sui future Ftse Mib ed Eurostoxx 50 segui questo link https://buy.stripe.com/6oUaEWespbmA1sT5ZR53O3m oppure contatta lo +39 375 642 2515, anche via WhatsApp, per maggiori informazioni.

LVMH, deboli alcune divisioni chiave, ma c'è un bilanciamento tra i vari business

Per categoria di prodotto la divisione Fashion & Leather Goods rimane la più ricca, ma con un calo del fatturato dell’8,5% nel periodo a 9,247 miliardi di euro, meno dei 9,48 miliardi attesi dagli analisti interpellati da Bloomberg.

In calo (ma sulle attese) Profumi e Cosmesi (€ 2,04 mld vs. cons. € 2,09 mld) e il Selective Retailing di Sephora (€ 4,048 mld, -3,4%, vs. cons. € 4,167 mld).
Su base organica la crescita del 5% di vini e spiriti e del 7% di orologi e gioielleria compensa i cali delle divisioni citate.

Lo sottolineano, tra gli altri, anche gli analisti di Equita che sul titolo hanno un hold con prezzo obiettivo a € 550, ma pongono il P/E 26-27 (il rapporto prezzo/utili atteso) a 25x-21,5x per riflettere il contesto macroeconomico più incerto.

Jefferies ha tagliato il prezzo obiettivo da 610 a 510 euro (hold): ci sono possibili pressioni sui margini perché i 100 punti base di impatto sulla crescita organica del trimestre, nel solo mese di marzo (quello della guerra effettiva a Teheran) erano 300 punti base, quindi nel resto dell’anno l’impatto sulla crescita organica potrebbe avvicinarsi piuttosto al 3%

Barclays ha un prezzo obiettivo di € 570 e un rating equal weight: un’analisi divisionale più granulare mostra un quadro complesso anche con effetti di bilanciamento. Sarà fondamentale anche per il secondo trimestre l’impatto mediorientale sulle vendite di Fashion & Leather Goods, ma Dior ha mostrato dei miglioramenti congiunturali importanti e fanno bene anche Loro Piana e Rimowa. In forma pure Tiffany e Bulgari, ma gli orologi restano negativi, mentre il recupero cinese dei gioielli necessita di passi avanti e sugli alcolici del trimestre ha influito positivamente la Pasqua.

Sul fronte dei margini di LVMH Barclays teme un effetto valute in linea con quello dell’ultimo anno, -80 punti base di EBIT Margin nel primo semestre di quest’anno. Per stabilizzare i margini servirà una crescita organica del 3-4%

Per casa Arnault le sfide del Medioriente, ma non solo, in definitiva non mancano, anche se il primo quarto del 2026 ha comunque confermato una certa resilienza del gruppo a un contesto internazionale molto sfidante.
Tra il maggio del 2023 e lo scorso giugno 2025 l’azione ha più che dimezzato il proprio valore borsistico (-52%, passando da oltre 900 euro a meno di 440), il titolo aveva poi ritracciato quasi il 50% di quella caduta fino ai 654 euro sfiorati a novembre 2025 e gennaio 2026.
Da allora si è ritornati in prossimità dei citati minimi del giugno 2025 e serviranno conferme ben più decise di quelle giunte con la prima trimestrale per scongiurare nuovi affondi dei corsi.