Messina va all’attacco: il vero obiettivo non è MPS, ma Mediobanca

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
5 min

Con l’Opas da 30 miliardi Intesa punta a costruire un colosso da 2.000 miliardi di masse gestite e a rafforzare la leadership nel wealth management

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Messina scopre le carte: il vero obiettivo non è MPS, ma Mediobanca e il risparmio degli italiani

Con l'Opas su Monte dei Paschi nasce la sfida finale per il controllo della finanza italiana.

Wealth management, Mediobanca, Compass e Generali: dietro l'offerta di Intesa c'è molto più di una semplice fusione bancaria.

Le dichiarazioni rilasciate da Carlo Messina a Bloomberg aiutano a comprendere meglio quale sia la vera logica industriale dietro l'Opas da oltre 30 miliardi di euro lanciata su Monte dei Paschi di Siena.

Per mesi il mercato ha ragionato soprattutto in termini di dimensioni bancarie, quote di mercato e consolidamento del settore. In realtà, ascoltando le parole dell'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, emerge con chiarezza che il vero obiettivo non è tanto MPS quanto ciò che MPS controlla oggi: Mediobanca, Compass, il wealth management e indirettamente il 13% di Generali.

Il vero tesoro è Mediobanca

Messina è stato molto esplicito.

Secondo il manager, il valore dell'operazione risiede innanzitutto nella parte di Montepaschi che rimarrebbe all'interno del gruppo Intesa dopo la cessione a Unipol di circa 635 sportelli e del marchio MPS.

Ma soprattutto c'è Mediobanca.

L'istituto di Piazzetta Cuccia porterebbe in dote una serie di attività estremamente complementari rispetto a quelle già presenti nel gruppo Intesa:

  • wealth management;

  • asset management;

  • investment banking;

  • credito al consumo tramite Compass;

  • relazioni con la grande imprenditoria italiana.

Particolarmente significativo il riferimento a Compass. Messina ha infatti ricordato che Intesa non è oggi leader nel credito al consumo, ma che attraverso questa operazione potrebbe diventarlo.

Una banca da 2.000 miliardi di masse gestite

Il vero tema strategico è però il risparmio gestito.

Messina continua a ripetere che l'obiettivo finale è creare una piattaforma di wealth management da circa 2.000 miliardi di euro di masse amministrate e gestite, una dimensione che collocherebbe il gruppo tra i principali operatori europei del settore.

È una visione coerente con la trasformazione che sta vivendo l'intero sistema bancario.

I margini derivanti dal credito tradizionale tendono infatti a comprimersi nel tempo, mentre la gestione del risparmio, la consulenza finanziaria e le attività assicurative rappresentano business a maggiore redditività e minore assorbimento di capitale.

Da questo punto di vista Mediobanca rappresenta un acceleratore straordinario.

Il ruolo di Generali

Ufficialmente Messina continua a sostenere di non avere alcun interesse ad acquisire Generali.

Tuttavia è difficile ignorare il fatto che il controllo di Mediobanca comporterebbe automaticamente il controllo della partecipazione del 13% detenuta nel Leone di Trieste.

Lo stesso Messina ha spiegato che i rapporti con Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone sono ottimi e che si aspetta un atteggiamento favorevole da parte degli azionisti privati.

È evidente che Generali rappresenti uno degli elementi centrali dell'intera partita.

Non necessariamente come obiettivo di acquisizione, ma certamente come asset strategico all'interno del sistema del risparmio italiano.

Banco BPM non è ancora fuori dai giochi

Nonostante la potenza finanziaria di Intesa, sarebbe prematuro considerare conclusa la partita.

Banco BPM continua infatti a sostenere il progetto di fusione con MPS, operazione che darebbe vita a un gruppo da oltre 50 miliardi di capitalizzazione e circa 1,1 miliardi di sinergie annue.

Secondo Equita il razionale industriale dell'operazione resta molto forte: nascerebbe il secondo operatore italiano per quote di mercato, con una posizione dominante in Lombardia, Veneto e Toscana e una piattaforma completa anche sul fronte del risparmio gestito e dell'investment banking.

Inoltre Banco BPM non è soggetta alla passivity rule e dispone quindi di maggiore libertà di movimento rispetto a MPS.

Giuseppe Castagna potrebbe quindi avere ancora alcune carte da giocare.

Antitrust e regolatori sembrano favorevoli

Un elemento che rafforza la posizione di Intesa è il probabile orientamento positivo delle autorità.

Il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta ha recentemente sottolineato come il sistema bancario italiano disponga di capitale sufficiente per sostenere nuove aggregazioni e come operazioni ben progettate possano aumentare competitività ed efficienza.

Anche la BCE da tempo incoraggia processi di consolidamento che consentano alle banche europee di raggiungere dimensioni adeguate per affrontare le sfide tecnologiche, digitali e legate all'intelligenza artificiale.

L'accordo preventivo con Unipol per la cessione degli sportelli rappresenta inoltre una soluzione che riduce sensibilmente i rischi antitrust.

La vera battaglia è appena iniziata

La sensazione è che il mercato stia assistendo a qualcosa di molto più grande di una semplice operazione bancaria.

Da una parte c'è Intesa Sanpaolo, che punta a rafforzare ulteriormente la propria leadership e a costruire il più grande polo europeo del wealth management.

Dall'altra c'è Banco BPM che prova a realizzare il progetto del terzo polo nazionale attraverso l'integrazione con MPS.

Sullo sfondo rimangono Crédit Agricole, Delfin, Caltagirone, Unipol, BPER e Generali, tutti attori che potrebbero influenzare in modo decisivo gli equilibri finali.

Per questo motivo la partita non riguarda soltanto il futuro di Monte dei Paschi, ma la futura mappa del potere finanziario italiano. E la sensazione è che le prossime settimane saranno soltanto il primo capitolo di una battaglia destinata a ridisegnare gli assetti del settore per molti anni.

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