Nvidia da record, la prossima settimana i dati

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
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La capitalizzazione del gruppo supera i 5,7 trilioni di dollari e l'ambiente si fa più sfidante: ecco il consensus sui dati in arrivo e le nuove sfide di questo protagonista dell'AI

Nvidia da record, la prossima settimana i dati
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Nvidia registra ancora acquisti sfrenati che catapultano le risorse di mezzo mondo sul Nasdaq e a Wall Street.

Nvidia, la questione geopolitica, gli investimenti poderosi, il costo sociale

Sicuramente la partecipazione all’ultimo del CEO e fondatore Jensen Huang agli incontri cinesi di Donald Trump gli ha fatto gioco, anche se nessuno ha mai dubitato che quella strana intersezione fra politica commerciale, tecnologia e sicurezza nazionale che ha più il copyright di Biden che di Trump fosse uno dei maggiori punti di confronto tra Beijing e Washington.

Così è stato, così è, anche se poi l’hype dall’AI in queste settimane sembra una forza autonoma e anche la notizia del via libera del Dipartimento del Commercio USA alla vendita di microprocessori Nvidia H200 ad almeno una decina di società cinesi non sembra aver cambiato più di tanto un contesto già estremamente generoso con i semiconduttori e le infrastrutture dell’AI.

D’altronde le trimestrali del big tech a stelle e strisce hanno confermato che quest’anno gli investimenti in infrastrutture tecnologiche raggiungeranno una cifra compresa tra i 650 e i 700 miliardi di dollari, un’enormità anche per i Magnificent o per gli Hyperscaler, che infatti in diversi casi hanno iniziato a tagliare altri costi, sul personale per esempio.

Sforbiciate che in qualche caso sono state dovute ai risparmi ottenuti con l’attivazione dei nuovi strumenti dell’intelligenza artificiale e in altri sembrano piuttosto da collegare alla decisione di coprire in qualche modo appunto gli investimenti in capex tecnologici appunto.

I licenziamenti che più hanno fatto rumore tra questi, i 30 mila posti circa che Amazon ha annunciato tra lo scorso ottobre e lo scorso gennaio, sono però un misto di diversi fattori, dalla necessità di un ridimensionamento infine dopo le forti assunzioni in pandemia a quella di semplificare l’organizzazione grazie alle nuove possibilità dell’AI.

Anche in Europa il colosso Allianz ha annunciato la cancellazione 1.500-1.800 posti nella divisione assicurazioni viaggio, principalmente nei call center, grazie all’automazione resa possibile dall’AI: non è poco su una forza lavoro 22.600 persone nel mondo (in gran parte attivi nei rapporti con i clienti) significa fino a quasi l’8% della forza lavoro.

Ma c’è chi fa peggio: cita l’AI HSBC, il colosso bancario globale che punta a tagli del personale per 20 mila unità citando anche l’AI tra le concause. I 4.500 posti in meno annunciati dal colosso chimico Dow a gennaio sono circa il 13% della forza lavoro e citano anch’essi AI e automazione.

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Nvidia, la filiera strategica che passa da Taiwan e le attese sui conti della prossima settimana

Chi per ora ci guadagna a mani basse è il venditore di chip per l’AI per eccellenza, Nvidia appunto e, indirettamente, la taiwanese TSMC, che è il maggiore produttore di gran lunga dei suoi chip e di quelli mondiali, e l’olandese ASML che vanta un’eccellenza pressoché indiscussa nella tecnologia per la produzione di microprocessori avanzati su cui fa leva la stessa TSMC.

La data da segnare adesso è il 20 maggio, mercoledì prossimo alle 11 di sera ora italiana, Nvidia diffonderà infatti i risultati del primo trimestre del suo esercizio.

L’ultimo anno, quello concluso lo scorso 25 gennaio, ha visto nei 12 mesi un balzo dei ricavi del 65% a 215,9 miliardi di dollari, con utili balzati del 65% quasi a oltre 120 miliardi di dollari (come si vede i margini sono incredibili, un utile netto che vale il 55% dei ricavi!).

In un anno l’utile per azione è passato da 2,94 a 4,90 dollari per azione. Il tutto significa una valutazione di 47/48x in termini di P/E (prezzo/utili) che sarebbe inverosimile se non fosse per i tassi in continua crescita e accelerazione del gruppo.

Cosa aspettarsi dal primo trimestre dell’esercizio al 2026 che sarà analizzato la prossima settimana?

Secondo il consensus raccolto dal Wall Street Journal l’utile per azione rettificato di Nvidia nei tre mesi dovrebbe aver raggiunto $ 1,75 a fronte degli 1,62 visti nel trimestre al 25 gennaio di quest’anno (un dato diverso dall’utile GAAP usato per i multipli pari a 1,76; se si usasse il rettificato il multiplo balz3rebbe nell’anno intorno a 260x!).

D’altronde il profilo di Nvidia negli ultimi mesi è cambiato profondamente, un po’ per la reazione alle politiche di Trump un po’ per la necessità del tutto nuova di sostenere finanziariamente la filiera che il gruppo nutre e che a tratti rischia di scivolare nell’insostenibilità.

È il caso di OpenAI: Nvidia ha investito circa 30 miliardi di dollari nella casa di CHATGPT cui vanno aggiunti altri investimenti in società dell’AI e delle infrastrutture, dai 3,2 miliardi in Corning ai 2,1 miliardi in IREN.

Nel trimestre il consensus raccolto da S&P Global Markets Intelligence indica ricavi da 79,17 miliardi di dollari e un utile rettificato per azione da 1,78, significherebbe un balzo del 9,88% sul trimestre precedente per l’eps e un balzo del 119% sul dato di un anno prima.

Nvidia, capitalizzazione monstre e una sfida in più dal contesto per Huang

Con i record di ieri a 236,54 euro, il gruppo ha superato i 5,74 trilioni di dollari di capitalizzazione e anche se, come da attese sui future, durante i primi scambi di oggi ripiega pesantemente (leggiamo un -4,2% a 225,76 dollari) il banco di prova della prossima settimana resterà formidabile.

Huang dovrà convincere il mercato non solo che la domanda dei suoi chip resta imperiosa e che la produzione la segue adeguatamente, ma anche che oltre il mercato degli Stati Uniti, anche quello cinese resta aperto alle tecnologie ‘americane’ di Nvidia.

Sarà più difficile che in occasioni simili e recenti. Anche sui corsi di oggi il titolo ha guadagnato il 37% dai minimi di fine marzo soltanto e il rischio di un sell on news cresce.

Il nuovo contesto di guerra e di inflazione, inoltre, che anche in America rischia di segare la crescita senza che la Casa Bianca riesca a trovare una via d’uscita credibile rischia di creare un ambiente più sfidante e forse anche più ostile anche a Nvidia.