Petrolio sui massimi: quali alternative ha il Governo per confermare il taglio delle accise?

di Roberto Vergano pubblicato:
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Il petrolio si conferma sopra ai 110 dollari al barile. A fine mese scade la proroga sulla riduzione delle accise sui carburanti, quali alternative ha il governo per confermarle?

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Con il petrolio che si mantiene oltre la soglia dei 110 dollari al barile, il prossimo mese si ripresenterà il problema del caro carburanti. A fine mese scade infatti la proroga del governo sulla riduzione delle accise su benzina e diesel ed il Governo deve trovare i fondi per finanziare una possibile nuova estensione della misura temporanea a sostegno di famiglie e imprese.

La guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz, passaggio dove transita circa il 20% della domanda mondiale di petrolio, hanno comportato nell'ultimo mese una impennata dei prezzi dei carburanti. A sostegno di famiglie e imprese il 18 marzo con decreto legge il governo ha approvato il taglio delle accise su benzina e diesel per venti giorni fino al 7 aprile. Il Consiglio dei ministri ha successivamente approvato un nuovo decreto legge che proroga la sforbiciata sui prelievi fiscali fino al 1 Maggio.

Misure molto utili per i consumatori ma con un costo non indifferente per le casse dello Stato (si stima quasi un miliardo di euro solo in parte compensato dal maggior gettito IVA).

Cosa succederà a maggio?

Fino al 1 Maggio la speranza è che venga raggiunto un accordo tra Usa e Iran e riaperto lo stretto di Hormuz, con effetto positivo sulle quotazioni del petrolio. In assenza di sviluppi e con le attuali quotazioni del petrolio, il governo dovrà quasi certamente valutare una ulteriore proroga della misura fiscale. Ma con quali soldi?

Tassa sugli extraprofitti

Una delle opzioni del governo è l'introduzione di una tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche, vale a dire i maggiori guadagni ottenuti in questi mesi grazie ai rialzi dei prezzi dell’energia provocati dalla guerra in Medio Oriente. Una misura simile era stata introdotta con l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022.

Ipotesi Eni

Il titolo Eni, anche grazie al forte incremento di petrolio e gas, ha registrato un balzo in Borsa da inizio anno del 50%. La compagnia del "cane a sei zampe" è controllata dallo Stato attraverso Cassa Depositi e Prestiti (con il 30,918%) ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze (2,166% del capitale). Già a maggio del 2024 il MEF ha collocato il 2,8% del capitale di Eni per un incasso di circa 1,4 miliardi di euro.

Tra le altre ipotesi dunque non può essere scartata a priori quella di un ulteriore collocamento da parte del Tesoro, che potrebbe permettere al governo di incassare, ai prezzi attuali, fino a 1,5 miliardi di euro circa senza perdere il controllo della società.

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