Ma siamo sicuri che le borse saliranno ancora?

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
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I bond stanno tornando pericolosamente competitivi rispetto all’azionario

Ma siamo sicuri che le borse saliranno ancora?

I bond stanno tornando a fare concorrenza seria alle azioni

C’è un tema che il mercato azionario in questo momento sembra voler ignorare quasi completamente: i bond stanno tornando a fare concorrenza seria alle azioni.

Per anni gli investitori sono stati praticamente costretti a comprare azioni perché i rendimenti obbligazionari erano troppo bassi per offrire alternative credibili.

Oggi però il quadro sta cambiando rapidamente.

Il cosiddetto equity risk premium, cioè il differenziale tra il rendimento implicito dell’azionario americano e quello del Treasury USA a 10 anni, si sta riducendo ai minimi dai tempi successivi allo scoppio della bolla dot-com.

Tradotto in modo molto semplice: il mercato azionario oggi offre un premio per il rischio sempre più piccolo rispetto ai bond governativi americani.

Ed è qui che nasce il problema.


Il mercato obbligazionario sta mandando un messaggio molto diverso da Wall Street

Mentre Wall Street continua a festeggiare AI, semiconduttori e nuovi massimi storici, il mercato obbligazionario continua invece a mostrare crescente nervosismo.

Il rendimento del Treasury USA a 10 anni è salito rapidamente dal 3,96% di fine febbraio al 4,57% attuale, riflettendo paure sempre più forti legate a inflazione persistente, petrolio elevato, deficit pubblici giganteschi e rischio di tassi alti più a lungo.

In pratica, i bond stanno iniziando a dire che forse il mercato azionario è diventato troppo ottimista.


Alla fine il vero tema resta sempre il petrolio

La guerra con l’Iran e il rischio legato allo Stretto di Hormuz hanno fatto schizzare il greggio di circa il 60% quest’anno, cambiando completamente le aspettative sulle banche centrali.

Fino a pochi mesi fa il mercato considerava quasi inevitabili i tagli Fed nel 2026.

Oggi invece molti investitori iniziano persino a ragionare sul rischio opposto: tassi elevati ancora a lungo, o addirittura nuovi rialzi.

Ed è qui che il quadro diventa delicato.

Il rally azionario attuale regge infatti soprattutto su due pilastri:

  • •

    utili molto forti delle big tech;

  • •

    aspettativa di tassi più bassi in futuro.

Se uno di questi due elementi dovesse venire meno, le valutazioni inizierebbero rapidamente a sembrare molto più difficili da giustificare.


L’intelligenza artificiale può davvero sostenere valutazioni così elevate?

Questa è probabilmente la domanda più importante del momento.

Il mercato continua a credere che la rivoluzione dell’AI aumenterà enormemente produttività e utili aziendali, sostenendo per anni la crescita economica globale.

Ed è proprio questa convinzione che continua a spingere titoli come Nvidia, Microsoft, Broadcom e Meta.

Il problema però è che le valutazioni stanno già incorporando oggi una quantità enorme di crescita futura. Alcuni strategist iniziano quindi a chiedersi se gli utili riusciranno davvero a crescere abbastanza velocemente oppure se il mercato stia iniziando a prezzare scenari troppo perfetti.


Il rischio è che i bond tolgano la sedia da sotto all’azionario

Storicamente, quando i rendimenti obbligazionari salgono molto mentre inflazione e petrolio restano elevati, le valutazioni azionarie tendono prima o poi a entrare sotto pressione.

Ed è esattamente questo il punto critico della fase attuale.

Il mercato azionario continua a comportarsi come se:

  • •

    la crescita fosse perfetta,

  • •

    l’AI risolvesse tutto,

  • •

    e la Fed potesse comunque tornare accomodante.

Il mercato obbligazionario invece racconta una storia molto diversa: inflazione più persistente, costo del capitale più alto e tassi che potrebbero restare elevati molto più a lungo rispetto agli ultimi dieci anni.


Il vero “grafico della verità” resta il petrolio

Molti strategist ormai guardano soprattutto al greggio per capire dove andranno i mercati nei prossimi mesi.

Finché il petrolio resterà sotto controllo, il mercato potrà continuare a credere nella disinflazione, nei tagli Fed e nella prosecuzione del rally azionario.

Ma siamo sicuri che le borse saliranno ancora?

Ma se il greggio resterà vicino o sopra i 100 dollari anche durante l’estate, allora il quadro potrebbe cambiare rapidamente.

Perché a quel punto:

  • •

    i bond diventerebbero ancora più competitivi;

  • •

    i tassi reali resterebbero elevati;

  • •

    e le valutazioni azionarie inizierebbero a sembrare sempre più tirate.

Ed è probabilmente questo il rischio che oggi il mercato non vuole ancora vedere.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.