Petrolio, tassi e dollaro scuotono i mercati: borse globali ai minimi dell'anno

di FTA Online News pubblicato:
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Le borse mondiali hanno chiuso in netto calo giovedì, con S&P 500, Dow Jones e MSCI World sui minimi dell'anno, colpiti da una combinazione di fattori che segnalano un deterioramento del quadro macro: impennata del petrolio (+10%), accelerazione dei rendimenti obbligazionari e rafforzamento del dollaro.

Tre dinamiche che insieme indicano una cosa sola: condizioni finanziarie più restrittive e prospettive meno favorevoli per consumi, imprese e crescita globale.

Quello che si sta formando è uno scenario molto più complesso rispetto a poche settimane fa, quando i mercati scontavano un ciclo di tagli dei tassi relativamente lineare.

Oggi, invece, gli investitori iniziano a prezzare un contesto in cui inflazione e rallentamento della crescita possono convivere, alimentando timori di stagflazione.

Il catalizzatore principale resta la crisi in Medio Oriente. Le dichiarazioni del nuovo leader iraniano sulla possibilità di mantenere chiuso lo Stretto di Hormuz hanno riportato il rischio energetico al centro dell'attenzione, mentre il Brent è tornato verso i 100 dollari al barile e il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti è salito a circa 3,60 dollari al gallone.

Secondo l'AIE, il mondo rischia la più grande interruzione delle forniture di petrolio di sempre in caso di escalation.

In questo contesto l'amministrazione di Donald Trump starebbe valutando misure straordinarie, inclusa una revisione delle regole di navigazione, per contenere l'impennata dei prezzi del carburante.

Il messaggio dei mercati è chiaro: lo shock energetico non viene più percepito come temporaneo, ma come potenzialmente persistente.

La reazione più evidente si osserva nel reddito fisso. I rendimenti globali stanno salendo rapidamente: il Treasury USA a 2 anni è ai massimi da agosto; il Bund decennale sfiora il 3%, massimo da ottobre 2023; il Gilt britannico registra il rialzo più rapido da febbraio 2024.

Gli investitori stanno riducendo l'esposizione al reddito fisso ovunque, mentre la curva USA si appiattisce, riflettendo aspettative di crescita più debole e inflazione più resistente.

Le scommesse sui tagli dei tassi sono evaporate: poche settimane fa il mercato ne prezzava tre, oggi non è pienamente scontato nemmeno un taglio nel 2026.

Quello che emerge è uno scenario più instabile e meno prevedibile, per approfondire quelle che potrebbero essere le conseguenze leggi questo articolo https://www.ftaonline.com/petrolio-rendimenti-inflazione-dollaro.html

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