Rame da record: tra IA, transizione energetica e nuove tensioni sull’offerta
pubblicato:WisdomTree Copper in forte recupero: opportunità strategica nel 2026, ma con attenzione a volatilità e pullback

Il rame torna protagonista: tra super-ciclo, geopolitica e nuove tensioni sull’offerta
L’inizio del 2026 segna un ritorno prepotente del rame al centro dell’attenzione dei mercati finanziari. Il WisdomTree Copper ETC quota 44,155 euro, in rialzo del +4,20% nella seduta, con una performance da inizio anno del +3,53% e un +24,40% su base annua. Numeri che riflettono un movimento di fondo ben più profondo di un semplice rimbalzo ciclico.
Le quotazioni del rame hanno infatti raggiunto nuovi massimi storici, spingendosi oltre i 13.000 dollari per tonnellata, equivalenti a circa 5,6–5,8 USD/libbra sul mercato spot. Su base annua, il metallo rosso mostra una crescita superiore al 37%, segnalando che il mercato sta iniziando a prezzare cambiamenti strutturali nella domanda e nell’offerta globale.
Dal “Dr. Copper” al metallo strategico dell’era dell’IA
Tradizionalmente considerato un indicatore dello stato di salute dell’economia globale, il rame sta cambiando ruolo. Oggi non è più solo il “Dr. Copper”, ma un asset strategico legato alla transizione tecnologica ed energetica.
La domanda strutturale è sostenuta da tre grandi driver:
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Intelligenza artificiale e data center, estremamente energivori e ad alta intensità di rame per cablaggi e infrastrutture elettriche
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Veicoli elettrici e reti di ricarica, che utilizzano fino a 3–4 volte più rame rispetto ai veicoli tradizionali
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Transizione energetica, tra rinnovabili, reti di distribuzione e accumulo
Non a caso, nel 2025 i prezzi del rame hanno registrato un rialzo di circa +40%, anticipando un cambiamento profondo nella struttura della domanda globale.
Offerta sotto pressione: miniere vecchie e nuovi progetti sempre più costosi
Sul fronte dell’offerta, il quadro è tutt’altro che rassicurante. Molte miniere storiche sono sfruttate oltre la loro capacità progettuale, con rischi crescenti di incidenti e interruzioni operative. Eventi come:
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il grave incidente alla miniera di Grasberg in Indonesia
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lo sciopero nella miniera Mantoverde in Cile
hanno rafforzato il tema della scarsità fisica del metallo.
Secondo le stime di Citi, nel 2026 la produzione di rame raffinato dovrebbe attestarsi intorno a 26,9 milioni di tonnellate, con un deficit stimato di oltre 300.000 tonnellate. Un dato cruciale: per rendere economicamente sostenibile la prossima generazione di miniere, il prezzo di equilibrio è stimato sopra i 13.000 dollari per tonnellata.
In altre parole, prezzi elevati non sono un’anomalia, ma una necessità per garantire nuova offerta futura.
Geopolitica e sicurezza delle catene di approvvigionamento
Le recenti tensioni geopolitiche, inclusi gli sviluppi in Venezuela, hanno accentuato l’attenzione sulla sicurezza delle forniture di minerali critici. Anche se il Venezuela non è un grande produttore di rame raffinato, il messaggio per i mercati è chiaro: l’accesso alle risorse strategiche è tornato una variabile geopolitica centrale.
Come sottolineato da diversi analisti, il rally dei metalli – rame incluso – è sempre più legato al tema del “nuovo ordine mondiale delle materie prime”, dove sicurezza, prossimità geografica e controllo delle filiere contano quanto (se non più) dei costi di produzione.
Scorte, dazi USA e distorsioni di breve periodo
Nel breve termine, però, non mancano elementi di cautela. Le scorte di rame nei magazzini Comex negli Stati Uniti sono aumentate di circa +400% da aprile, superando le 450.000 tonnellate metriche, mentre ulteriori volumi sarebbero stoccati fuori borsa.
Questo accumulo è stato in larga parte difensivo, legato al timore di possibili dazi sulle importazioni USA. Sebbene il rame abbia ottenuto un’esenzione temporanea, il rischio tariffario resta una variabile da monitorare.
Alcuni analisti, come Macquarie, sottolineano che i fondamentali di breve periodo non giustificherebbero pienamente i prezzi attuali, suggerendo la possibilità di fasi correttive.
Le previsioni per il 2026: consenso alto, ma non unanime
Le grandi banche d’investimento mostrano una visione articolata:
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Goldman Sachs: cauta nel breve, con prezzi medi attesi tra 10.000 e 11.000 USD/t, ma bullish nel lungo termine fino a 15.000 USD/t entro il 2035
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J.P. Morgan: più costruttiva, con media oltre 12.000 USD/t nel 2026 e rischi al rialzo
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UBS e Citi: vedono area 12.000–13.000 USD/t come scenario base
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Bank of America: media 11.300 USD/t, ma con possibili spike violenti
Il consenso converge su un punto chiave: volatilità elevata nel 2026, ma trend strutturale ancora rialzista.
Conclusione: il rame come investimento strategico, non tattico
Il boom del 2025 ha segnato un cambio di paradigma. Il rame non è più solo una commodity ciclica, ma un asset strategico legato a IA, elettrificazione e sicurezza delle catene di fornitura.
Per il 2026, l’approccio più razionale resta:
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✔ esposizione sì, ma senza inseguire i massimi
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✔ sfruttare eventuali pullback
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✔ mantenere una visione di medio-lungo periodo
Il vero deficit strutturale potrebbe emergere pienamente dal 2027 in avanti, premiando chi avrà costruito posizioni con pazienza.
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