Benzina e gasolio, i prezzi continuano a correre

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
3 min

Registrati rincari in tutta Italia e c'è chi va in Slovenia o a San Marino, ma lo scenario non promette niente di buono. Neanche negli Stati Uniti

Benzina e gasolio, i prezzi continuano a correre
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I rincari di benzina, gasolio e GPL non si arrestano, come la guerra in Iran, e anche stamane segnano dei nuovi rialzi.

Secondo la quotidiana rilevazione di Staffetta Quotidiana e Quotidiano Energia sui dati rilevati su base territoriale dall’Osservatorio Prezzi e Tariffe del Ministero delle Imprese e del Made in Italy oggi, 13 marzo 2026, i prezzi medi alla pompa crescono in media di 5 millesimi per la benzina, che sul self raggiunge 1,816 €/l, e di 3 millesimi per il diesel, che arriva a 2,033 €/l di media sul self.

Per il servito lo scarto resta ampio nell’ordine dei 13 centesimi in più si per la benzina, che per il diesel.

Più stabili GPL servito (0,704 €/l) e Metano (1,495 €/kg), ma, come sempre, sul territorio le differenze sui possono fare imponenti.

È chiaramente più cara l’autostrada (benzina 1,905 €/l, diesel 2,096 €/l), ma poi i prezzi si articolano diversamente in base alle regioni (è più cara di solito Bolzano della Basilicata) o al marchio che distribuisce (Eni ha alzato di 3 centesimi il diesel, Tamoil di 2 centesimi, Q8 di 3 centesimi). Più che uno stillicidio è una minaccia concreta a tutta la struttura dei prezzi italiani e non solo, perché poi il prezzo del trasporto su gomma inevitabilmente esercita una pressione sul valore delle merci che trasporta. In altre parole rischio inflazione.

Carburanti, c'è chi cerca alternative e chi lancia l'allarme

Intanto diverse testate segnalano l’afflusso di automobilisti e camionisti, laddove possibile, a San Marino o in Slovenia, dove il governo è intervenuto riducendo le accise sui carburanti per limitare l’impatto della crisi.

Anche in Italia era allo studio una misura simile, ma poi il governo, anche per via della fluidità dello scenario internazionale, ha preferito fare un passo indietro per monitorare e valutare la situazione.

Da giorni però le testate giornalistiche locali denunciano la stangata ai distributori. L’esecutivo intanto minaccia dure misure contro gli speculatori, ma gli industriali e diverse associazioni di categoria denunciano la rapidità inverosimile con la quale i rincari del petrolio greggio si sono trasferiti ai cartelli dei distributori di carburante.

Ieri 12 marzo 2026 al Ministero dei Trasporti si è riunito un tavolo d’emergenza e UNATRAS (Unione Nazionale delle Associazioni dell’Autotrasporto Merci, braccio di settore di Confartigianato) ha denunciato una situazione grave e un vertiginoso aumento del costo del gasolio: “Su quasi tutto il territorio nazionale si registra una quotazione abbondantemente sopra i 2 euro al litro, che sta mettendo in estrema difficoltà migliaia di imprese di autotrasporto che non riescono a ribaltare i maggiori costi sui committenti”, ha denunciato l’associazione.

Solo l’ultima delle proteste, dopo quelle delle associazioni dei consumatori dei giorni scorsi.

Carburanti, lo scenario resta fosco

Né lo scenario internazionale promette rose. Dopo le fiammate a quasi 120 dollari del 9 marzo, il Brent, il petrolio di riferimento per il mercato europeo, torna oggi a flirtare con i 100 dollari, anche se in queste ore cede il 2,82% a 98,88 dollari al barile, si tratta dei prezzi della crisi del 2022.

L’annuncio dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) del rilascio record di riserve strategiche per 400 milioni di barili (ma non sono chiare le condizioni) non sembra avere tranquillizzato davvero i mercati. D’altronde la stessa IEA ha parlato del peggiore shock di offerta di petrolio greggio della storia.

Anche il WTI, il petrolio greggio di riferimento degli Stati Uniti, viene scambiato a 89 dollari al barile dopo un recente massimo oltre il 100 dollari, e negli Stati Uniti il prezzo della benzina è passato in pochi giorni da 3 a 3,5 dollari al gallone, sui massimi del maggio 2024.

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