Benzina e gasolio in rialzo, il governo prepara le accise mobili
pubblicato:Dopo l'apertura della premier sabato e una riunione d'emergenza oggi al MIMIT, domani il governo dovrebbe varare un decreto per attivare il meccanismo che cerca di contenere rincari eccessivi dell'energia. Il conto rischia comunque di essere pesante

La pioggia di allarmi delle associazioni dei consumatori, così come la convocazione alle 14:30 di oggi da parte di Mister Prezzi presso il Mimit di una riunione d’urgenza della cabina di regia della Commissione di allerta per un’attenta analisi dell’andamento dei prodotti petroliferi, restituiscono il pieno senso di un’emergenza Iran anche sui prezzi italiani di benzina e gasolio.
Da giorni fioccano le denunce dei consumatori, le segnalazioni sui listini fuori controllo alla pompa. La Repubblica citava un gasolio ormai nettamente sopra il 2 euro e una benzina oltre gli 1,8 euro a litro, anche fuori dalle autostrade.
Carburante, i consumatori chiedono un taglio dell'accise
Oggi Codacons calcolava che un pieno di diesel, dopo solo 10 giorni dall’avvio della crisi, può arrivare a costare 12,3 euro in più.
Questo sulla base delle medie regionali del Mimit che calcola il gasolio in modalità self a 1,970 euro a litro, un +14,3% sul mese di febbraio, che allarma per la sua rapidità e come visto viene spesso superato al rialzo.
L’associazione dei consumatori teme “un effetto tsunami sui prezzi al dettaglio”, se il governo non interverrà presto, e raccomanda un taglio delle accise sui carburanti di almeno 15 centesimi al litro, basterebbe adottare forse la legge del 2023, ma non è pacifico.
Già ieri l’Unione Nazionale Consumatori invocava una riduzione delle accise di 10 centesimi per bloccare una pericolosa rincorsa dei prezzi al rialzo.
Facile.it ha calcolato per 10 mila chilometri di consumi medi (a benzina 6,6 l/100 Km; auto diesel 5,5l/100 Km, camion 25l/100Km) il rischio di un aumento di 79 euro per la benzina in un anno, il diesel accuserebbe un rincaro anno di 140 euro, per un camion siamo a 191 euro.
Ma la Repubblica teme impatti ben maggiori con il diesel oltre i 2 euro e il consumo di un camion di 35 mila litri l’anno, ogni autocarro potrebbe registrare un rincaro da 11 mila euro secondo Cinzia Franchini, presidente dell’associazione “Ruote Libere – L'Autotrasporto". Con ricadute nefaste su tutta l’economia e l’inflazione italiana.
Accise, il governo apre a un intervento
L’esecutivo intanto cerca di mettere a punto le prime contromisure. A partire dall’apertura di sabato della premier Giorgia Meloni alla proposta della segretaria del Pd, Elly Schlein, di riattivare le accise mobili per frenare i prezzi dei carburanti.
Già da qualche giorno il MEF starebbe studiando la versione del provvedimento del 2023 sui carburanti per riattivare il meccanismo che permette di utilizzare la parte di maggiore IVA che arriva dall'aumento dei prezzi, per ridurre le accise, limitando quindi a valle il rincaro del carburante alla pompa.
Ma sono leve da manovrare con cautela, un taglio da 25 centesimi delle accise (30,5 contando anche l’Iva) costerebbe oggi allo Stato un miliardo al mese. Domani però il governo sembra intenzionato a varare con un decreto la nuova versione delle accise mobili, con parametri un po’ diversi e riadattati.
Gli automobilisti incrociano le dita.
Per attivare la clausola in realtà servirebbe la conferma di incrementi strutturali dei prezzi che nessuno si augura, ma con Brent e WTI volati nelle ultime ore oltre la barriera dei 100 dollari e la crisi iraniana che rischia di avvitarsi dopo la nomina di Mojtaba Khamenei Guida Suprema al posto del padre ucciso nei bombardamenti, la soluzione di questa crisi del Golfo non sembra a portata di mano, anzi si registrano delle accelerazioni che non si vedevano da decenni, nonostante oggi il mercato mondiale dell’energia sia molto più bilanciato di un tempo.
L’Ufficio Studi della CGIA di Mestre ha ipotizzato un impatto da quasi 10 miliardi di euro per le imprese italiane, per tre quarti dal rincaro dell’elettricità e per il resto da quello del gas.
La proiezione parte dal livello dei consumi del 2024 e dal prezzo medio annuo di elettricità a 150 euro per MWh e del gas a 50 euro, livelli già notevolmente più alti di quelli pre-crisi.
Al solito i rincari più importanti sarebbero per gli energivori, dalla metallurgia al commercio, dagli alimentari ad alberghi e ristorazione, fino a trasporto e logistica.
Un’altra brutta notizia della quale non si sentiva l’esigenza.
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