S&P 500, gli investitori continuano a comprare nonostante rendimenti e petrolio
pubblicato:Nei fondi azionari USA entrano 11,72 miliardi di dollari in una settimana: large cap e tecnologia continuano ad attirare capitali

Nonostante il ritorno della volatilità, il rialzo dei rendimenti dei Treasury e le tensioni sul petrolio, gli investitori continuano a comprare azioni americane.
I flussi verso i fondi azionari USA restano positivi, sostenuti soprattutto dalle large cap e da una stagione degli utili particolarmente robusta.
Anche il quadro tecnico dello S&P 500, almeno per ora, non mostra segnali di rottura: la recente correzione si è limitata a testare dall’alto l’area dei precedenti massimi di giugno, mentre il trend di fondo rimane rialzista.
Il quadro che emerge dai flussi di investimento è interessante perché mostra una divergenza tra il rumore di breve periodo e il comportamento degli investitori. Wall Street ha attraversato una settimana difficile, condizionata dalla risalita dei rendimenti dei Treasury, dal petrolio e dai timori sull'inflazione, ma per il momento non si osserva una vera fuga dall'azionario.
I dati pubblicati da LSEG Lipper confermano infatti che nella settimana terminata il 19 agosto gli investitori statunitensi sono stati acquirenti netti di fondi azionari USA per la seconda settimana consecutiva, con afflussi per 11,72 miliardi di dollari. Si tratta del dato settimanale più elevato dal 29 luglio.
È un dato tutt'altro che trascurabile, soprattutto considerando il contesto nel quale questi acquisti sono avvenuti.
Gli investitori comprano mentre aumentano i rischi
Negli ultimi giorni il mercato ha dovuto fare i conti con diversi elementi potenzialmente destabilizzanti. Il primo è naturalmente il mercato obbligazionario americano, dove il rendimento del Treasury decennale è tornato intorno al 4,70%, cancellando rapidamente buona parte del beneficio prodotto dall'annuncio del Tesoro di aumentare i riacquisti di titoli a lunga scadenza.
A questo si aggiunge il rialzo del petrolio, che alimenta nuovamente le preoccupazioni sull'inflazione, mentre la trimestrale di Walmart ha riacceso qualche dubbio sulla solidità del consumatore americano.
Giovedì il risultato è stato evidente: Dow Jones -1,32%, S&P 500 -0,87% e Nasdaq Composite -1,00%. Walmart ha perso oltre il 9%, contribuendo alla pressione sull'intero comparto consumer.
Eppure i capitali continuano ad arrivare.
11,72 miliardi sull'azionario, soprattutto sulle large cap
Ancora più interessante è osservare dove stanno andando i soldi.
Dei 11,72 miliardi di dollari complessivamente entrati nei fondi azionari americani, ben 9,58 miliardi sono confluiti nei fondi large cap. Altri 1,36 miliardi sono entrati nei fondi multi-cap.
Al contrario, dalle mid cap sono usciti circa 809 milioni di dollari e dalle small cap circa 70 milioni.
Il messaggio è abbastanza chiaro: gli investitori non stanno abbandonando l'azionario americano, ma continuano a privilegiare le società di maggiore capitalizzazione.
Questo aiuta anche a spiegare la capacità dello S&P 500 di assorbire, almeno fino a questo momento, shock che in altre fasi avrebbero potuto provocare correzioni decisamente più profonde.
Gli utili continuano a sostenere Wall Street
Dietro questa resilienza c'è soprattutto una stagione delle trimestrali che, nel complesso, rimane molto forte.
Secondo i dati LSEG, circa l'85% delle 468 società appartenenti allo S&P 500 che hanno già pubblicato i risultati ha superato le stime medie degli analisti.
È probabilmente uno degli elementi più importanti per interpretare quello che sta accadendo.
I multipli possono essere messi sotto pressione dall'aumento dei rendimenti obbligazionari, ma finché gli utili continuano a sorprendere positivamente il mercato dispone di un'importante rete di protezione fondamentale.
L'attenzione si sposterà adesso soprattutto su Nvidia, che pubblicherà i risultati la prossima settimana.
Il mercato cercherà indicazioni sulla domanda di infrastrutture AI e, in particolare, sulla crescita dei ricavi legati ai data center.
L'AI continua a sostenere la propensione al rischio
Anche le indicazioni arrivate da Anthropic hanno contribuito al sentiment positivo: le prospettive di forte crescita dei ricavi hanno alimentato ulteriormente le aspettative sulla domanda legata all'intelligenza artificiale.
Non sorprende quindi che, all'interno dei fondi settoriali, la tecnologia continui a raccogliere denaro.
Complessivamente dai fondi settoriali USA sono usciti 3,1 miliardi di dollari, ma la distribuzione è molto selettiva: deflussi per 1,87 miliardi dai finanziari, 623 milioni dai consumer staples e 444 milioni dagli industriali, mentre i fondi tecnologici hanno raccolto 287 milioni di dollari.
Non siamo quindi davanti a un indiscriminato risk-on. Il mercato sta effettuando una selezione molto precisa, privilegiando large cap e tecnologia.
Ma stanno comprando anche obbligazioni
C'è poi un altro dato che merita attenzione.
Nella stessa settimana nella quale sono entrati 11,72 miliardi nell'azionario, i fondi obbligazionari americani hanno raccolto altri 9,92 miliardi di dollari, il maggiore afflusso settimanale dal 15 luglio.
In particolare sono entrati 2,63 miliardi nei fondi taxable domestic general, 1,93 miliardi nell'investment grade a breve-media scadenza e altri 1,93 miliardi nei fondi governativi/Treasury short-intermediate.
Questo è un dettaglio importante. Gli investitori sembrano adottare una sorta di strategia barbell: continuano a partecipare al rialzo azionario, soprattutto attraverso le grandi società, ma contemporaneamente approfittano dell'aumento dei rendimenti per aumentare l'esposizione al reddito fisso sulle scadenze meno rischiose.
Non stanno necessariamente dicendo che il rischio è scomparso. Al contrario: stanno comprando rendimento senza rinunciare alla crescita.
Interessante anche l'uscita di 3,57 miliardi dai money market funds, che interrompe due settimane consecutive di afflussi.
S&P 500: per ora è soltanto un pullback
Anche il grafico dello S&P 500 racconta una storia coerente con quella dei flussi.
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Dopo il breakout rialzista di inizio agosto, l'indice ha raggiunto nuovi massimi per poi iniziare una fisiologica correzione.
La cosa tecnicamente più interessante è che, per il momento, la discesa si è limitata a riportare i prezzi verso l'area dei precedenti massimi di giugno.
Siamo quindi davanti al classico test dall'alto di una precedente resistenza.
L'area intorno a 7.600-7.650 punti assume adesso un'importanza particolare: quella che fino a poche settimane fa rappresentava una barriera per il mercato sta cercando di trasformarsi in supporto.
Il grafico mostra inoltre che lo S&P 500 rimane sopra la media mobile esponenziale a 20 giorni, attualmente in area 7.560, mentre la EMA a 50 giorni transita molto più in basso, intorno a 7.407 punti.
La struttura primaria rimane quindi rialzista.
Sopra 7.600 la correzione non cambia il trend
Questo significa che, fino a quando l'S&P 500 riuscirà a mantenersi sopra l'area 7.550-7.600, quanto visto nelle ultime sedute può essere interpretato principalmente come un pullback dopo il breakout, piuttosto che come l'inizio di una vera inversione.
Una nuova accelerazione sopra 7.750-7.800 punti riporterebbe invece l'indice verso i massimi e potrebbe aprire spazio alla prosecuzione del trend rialzista all'interno del grande canale ascendente visibile sul grafico.
Il quadro inizierebbe a deteriorarsi maggiormente con il ritorno sotto la EMA20 e soprattutto con la perdita dell'area 7.400-7.450, dove passa la EMA50 e dove converge una zona tecnica decisamente più importante.
Il vero avversario delle Borse rimangono i rendimenti
Il punto debole dell'intero scenario rimane però evidente: i Treasury.
La seduta di giovedì ha dimostrato quanto velocemente Wall Street possa reagire quando il decennale americano torna verso il 4,70% e il trentennale supera il 5,2%.
Il tentativo del Tesoro di sostenere la liquidità attraverso maggiori buyback ha prodotto finora soltanto un sollievo temporaneo.
Ed è probabilmente qui che si giocherà la partita delle prossime settimane.
Per ora gli investitori sembrano ragionare così: gli utili sono forti, l'AI continua a crescere e le correzioni dell'azionario possono ancora essere comprate.
Ma se i rendimenti a lunga scadenza continuassero a salire, a un certo punto aumenterebbe inevitabilmente il tasso di sconto applicato agli utili futuri e diventerebbe più difficile giustificare valutazioni elevate, soprattutto nel settore tecnologico.
Per questo il comportamento dello S&P 500 nelle ultime sedute è particolarmente significativo: nonostante petrolio, Treasury e incertezza geopolitica, gli investitori continuano a comprare e, almeno per adesso, il mercato si è limitato a testare dall'alto il vecchio massimo di giugno.
Finché quel test regge, la correzione resta compatibile con la prosecuzione del trend rialzista. Il segnale realmente preoccupante arriverebbe soltanto se il mercato iniziasse a perdere contemporaneamente i supporti tecnici e i flussi verso l'azionario cominciassero a invertirsi.
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