Mps, il mercato non crede alla controffensiva: Lovaglio vuole costringere Intesa a rilanciare?

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
7 min

Le OPS su Banco BPM e Banca Generali non convincono Piazza Affari: gli investitori continuano a considerare l’offerta di Intesa lo scenario con maggiori probabilità di successo

Mps, il mercato non crede alla controffensiva: Lovaglio vuole costringere Intesa a rilanciare?

Lovaglio probabilmente sta cercando di costruire una vera alternativa abbastanza credibile da aumentare drasticamente il potere negoziale di Mps.

Se poi l'alternativa non dovesse arrivare al traguardo, il risultato potrebbe comunque essere un rilancio di Intesa.

Lovaglio alza la posta: vuole davvero battere Intesa o costringerla a pagare di più?

La reazione di Piazza Affari è probabilmente il miglior punto di partenza.

Dopo la presentazione della doppia OPS su Banco BPM e Banca Generali, Mps perde circa l'1,8%. Anche Banca Generali scende e non si porta verso il valore implicito del concambio. Banco BPM rimane sostanzialmente fredda. Al contrario, Unipol recupera terreno, mentre l'offerta di Intesa su Mps continua a trattare a premio.

Il messaggio del mercato sembra abbastanza netto: per il momento gli investitori continuano a considerare l'operazione di Intesa lo scenario con la probabilità maggiore di realizzarsi.

Ed è proprio questo che rende interessante la strategia di Luigi Lovaglio.

Se davvero il mercato ritenesse altamente probabile la nascita di un grande polo Mps-Banco BPM-Banca Generali, dovremmo probabilmente osservare una price action molto diversa.

Invece gli investitori sembrano considerare il progetto soprattutto come una complicazione dell'offerta di Intesa, più che come il nuovo scenario centrale del risiko bancario.

Ma allora a cosa serve tutto questo can can?

Serve innanzitutto a cambiare completamente la posizione negoziale di Mps.

Prima delle contromosse, la domanda per gli azionisti era essenzialmente: accettare o non accettare l'offerta di Intesa?

Adesso Lovaglio prova a trasformarla in: quanto vale Mps se può diventare il perno di un grande polo bancario e finanziario alternativo?

È una differenza enorme.

Il management sta cercando di dimostrare che Mps non è una banca che deve semplicemente essere venduta al miglior offerente, ma dispone di capitale, azioni, partecipazioni strategiche e capacità aggregativa sufficienti per costruire autonomamente qualcosa di molto più grande.

E questo permette a Lovaglio di perseguire contemporaneamente diversi obiettivi.

Primo: convincere gli azionisti Mps a non consegnare immediatamente la banca a Intesa.

Secondo: aumentare il valore percepito del Monte.

Terzo: mettere Carlo Messina nella posizione di dover decidere se mantenere la disciplina finanziaria oppure pagare qualcosa in più per eliminare definitivamente il rischio che Mps trovi un'altra strada.

Quarto: sfruttare anche il contesto politico. Le parole di Giorgia Meloni sulla necessità di evitare che Mps venga «smembrata» rendono infatti più difficile considerare il progetto di Lovaglio una semplice operazione finanziaria: esiste ormai anche una narrativa sulla conservazione dell'identità del Monte.

Il problema è che Banco BPM sembra quasi imprendibile

Qui iniziano le difficoltà concrete.

Per Banco BPM esiste un ostacolo enorme chiamato Crédit Agricole, che possiede il 29,3% circa del capitale e ha già indicato chiaramente che qualsiasi operazione significativa dovrà fare i conti con la propria posizione.

Inoltre la banca francese ha un progetto industriale potenzialmente alternativo: l'integrazione tra Banco BPM e Crédit Agricole Italia.

Lovaglio dovrebbe quindi offrire ai francesi qualcosa di sufficientemente interessante da convincerli a cambiare strategia.

Non è impossibile. E il precedente Creval dimostra che Lovaglio sa negoziare con Crédit Agricole. Ma il punto di partenza questa volta è enormemente più complicato.

E soprattutto c'è una domanda fondamentale: perché Crédit Agricole dovrebbe aiutare Mps a creare un grande concorrente quando può perseguire direttamente i propri interessi industriali in Italia?

Banca Generali è più interessante, ma serve Generali

L'operazione Banca Generali ha invece una logica diversa.

Generali possiede oltre metà della società e potrebbe ricevere in cambio azioni Mps, arrivando potenzialmente intorno al 10% del capitale del Monte.

In questo modo il Leone potrebbe contemporaneamente monetizzare Banca Generali, diventare uno dei principali azionisti di Mps e ottenere accesso commerciale alla rete distributiva del nuovo gruppo.

Questa è una proposta industrialmente più interessante di quanto possa sembrare.

Ma anche qui c'è un problema: il mercato oggi non sta riconoscendo un premio significativo all'offerta. Se Banca Generali non si avvicina al valore implicito del concambio proposto da Mps significa che gli investitori stanno applicando uno sconto alla probabilità di successo oppure al valore della carta Mps utilizzata come moneta.

Ed è un segnale da non sottovalutare.

Intesa, per adesso, può permettersi di aspettare

Ed eccoci al punto forse più importante.

Carlo Messina non ha alcun motivo per rilanciare oggi.

Perché dovrebbe?

L'offerta di Intesa è già concreta, il processo autorizzativo è partito e il mercato continua ad attribuirle una probabilità di successo superiore rispetto alle alternative presentate da Mps.

Rilanciare adesso significherebbe soltanto pagare volontariamente di più prima di sapere se le contromosse di Lovaglio sono davvero realizzabili.

Intesa può invece aspettare.

Può vedere cosa farà Crédit Agricole.

Può aspettare la posizione di Generali.

Può osservare il voto dell'assemblea Mps del 29 ottobre, necessario anche per superare i vincoli derivanti dalla passivity rule.

E può valutare le eventuali autorizzazioni regolamentari.

Soltanto se il progetto di Lovaglio cominciasse realmente a prendere forma avrebbe senso mettere mano al portafoglio.

Il vero obiettivo potrebbe essere il rilancio di Intesa

È qui che l'ipotesi di una manovra di disturbo diventa particolarmente interessante.

Lovaglio potrebbe perfettamente sapere che battere Intesa sul piano industriale e finanziario è estremamente difficile, senza per questo considerare inutile la battaglia.

Perché esiste anche una vittoria alternativa.

Supponiamo che Mps riesca a dimostrare che esiste una strada autonoma credibile e che una quota sufficientemente grande degli azionisti cominci a considerare insufficiente il premio del 12,5% offerto da Intesa.

A quel punto Messina avrebbe tre possibilità: ritirarsi, rischiare che l'offerta fallisca oppure alzare il prezzo.

Ed è proprio quest'ultima eventualità che Lovaglio potrebbe cercare di provocare.

In questo senso, le due OPS diventerebbero anche una gigantesca leva negoziale.

Non necessariamente:

«Compreremo Banco BPM e Banca Generali».

Ma:

«Se volete Mps, dovete riconoscere agli azionisti il valore dell'alternativa a cui stanno rinunciando».

Ma Lovaglio sta giocando una partita pericolosa

La strategia ha però un limite evidente: la minaccia deve essere credibile.

Se il mercato conclude che Banco BPM è irraggiungibile, Generali non aderirà all'OPS su Banca Generali e l'assemblea Mps potrebbe non sostenere il progetto, la pressione su Intesa diminuisce invece di aumentare.

Ed è probabilmente per questo che la reazione odierna di Mps è importante.

Il -1,8% non significa che il progetto sia già fallito, ma significa che il mercato chiede prove.

Servono adesioni potenziali.
Servono numeri sulle sinergie.
Servono concambi convincenti.
Serve capire la posizione di Crédit Agricole.
Serve soprattutto conoscere quella di Generali.

Finché queste tessere non vanno al loro posto, Intesa mantiene il vantaggio.

E l'ipotesi Consob mostra che Intesa ha capito il gioco

Non è secondario che il team legale di Intesa stia valutando un possibile esposto alla Consob sulle comunicazioni relative alle offerte.

Se questa iniziativa dovesse concretizzarsi, avrebbe una lettura interessante: Intesa cercherebbe di spostare la battaglia dal terreno puramente finanziario anche a quello regolamentare e informativo, chiedendo che venga chiarito quanto siano concrete le alternative annunciate da Mps.

In altre parole: se Lovaglio vuole utilizzare le due OPS per convincere il mercato che Mps vale più dell'offerta ricevuta, Intesa ha interesse a costringerlo a dimostrare rapidamente che quelle OPS sono realmente eseguibili.

Ed è qui che il risiko diventa quasi una partita a poker.

Lovaglio ha mostrato due carte molto grandi — Banco BPM e Banca Generali — ma il mercato sta dicendo:

«Voglio vedere se hai davvero le fiches per giocarle».

Messina, invece, può ancora aspettare.

La mia lettura, del tutto personale, quindi è questa: oggi Lovaglio non deve necessariamente riuscire a comprare Banco BPM e Banca Generali per ottenere un risultato.

Deve rendere sufficientemente credibile la possibilità di farlo da costringere Intesa a migliorare la propria offerta.

Se ci riuscisse e Intesa passasse, per esempio, da un premio del 12,5% a qualcosa di sensibilmente superiore, Lovaglio potrebbe persino perdere la battaglia per l'indipendenza di Mps e contemporaneamente sostenere di avere vinto la battaglia per i suoi azionisti.

Per questo il prossimo segnale veramente importante non arriverà probabilmente da Mps. Arriverà da Crédit Agricole e Generali.

Se una delle due aprisse concretamente al progetto, la pressione su Messina cambierebbe immediatamente.

Se entrambe chiudessero la porta, tutto il can can rischierebbe invece di trasformarsi proprio in ciò che, a onore del vero, sospetto: una lunga e sofisticata trattativa per strappare a Intesa un assegno più pesante.

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