Taiwan alza il livello dello scontro: +40 miliardi sulla Difesa mentre cresce la tensione con la Cina
pubblicato:Taipei accelera sul riarmo e avverte: «Nessun compromesso sulla sicurezza nazionale». Il presidente Lai annuncia un maxi-budget militare senza precedenti

Taiwan rialza la voce: maxi–budget per la Difesa, pressioni USA e nuova tensione con Cina e Giappone
La situazione nell’Indo-Pacifico si scalda ancora. Taiwan ha annunciato un piano di spesa straordinario per rafforzare le proprie capacità militari, mentre sullo sfondo emergono nuove frizioni diplomatiche che coinvolgono Stati Uniti, Cina e Giappone — uno scenario che mostra quanto la questione taiwanese sia ormai il principale punto di pressione geo strategica globale.
Taiwan prepara 40 miliardi di dollari di spesa aggiuntiva sulla Difesa
Il presidente taiwanese Lai Ching-te ha dichiarato che presenterà al Parlamento un extra-budget di quasi 40 miliardi di dollari in 8 anni, un piano che non ha precedenti nella storia recente dell’isola. L’obiettivo è:
- •
modernizzare rapidamente la Difesa,
- •
aumentare la deterrenza verso la Cina,
- •
accelerare lo sviluppo di capacità autonome su missili, droni e sistemi radar,
- •
rafforzare la cooperazione militare con gli Stati Uniti.
Il ministro della Difesa, Wellington Koo, ha specificato che il budget servirà anche a finanziare programmi congiunti con gli USA e lo sviluppo del T-Dome, un nuovo sistema antiaereo avanzato.
Nel 2025 la spesa militare salirà al 3,32% del PIL, superando per la prima volta dal 2009 la soglia del 3%.
Lai è stato esplicito: «Davanti all’aggressione, cercare compromessi porta solo alla schiavitù». Una frase che riassume la percezione dell’isola: Pechino aumenta costantemente pressioni militari, cyberattacchi e disinformazione, non solo su Taiwan ma anche su Giappone e Filippine.
La risposta di Pechino: accuse e avvertimenti
La Cina ha reagito accusando Taipei di:
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“comprare armi per compiacere potenze straniere”,
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“sprecare fondi che dovrebbero andare ai cittadini”,
- •
“alimentare tensioni pericolose”.
Pechino respinge ogni apertura al dialogo fatta dal presidente Lai, considerato un “separatista”.
In parallelo, le incursioni militari cinesi intorno all’isola sono aumentate significativamente negli ultimi mesi.
La pressione USA su Taipei e l’intreccio con la guerra commerciale
Gli Stati Uniti da tempo chiedono a Taiwan di aumentare la spesa militare. Non a caso Lai ha scelto il Washington Post per anticipare la manovra, sottolineando che l’aumento di acquisti militari sosterrà direttamente l’industria bellica statunitense.
Secondo il Wall Street Journal, questa dinamica rivela una nuova realtà:
la questione di Taiwan e la tregua commerciale USA-Cina sono ormai intrecciate in modo inscindibile.
Il caso diplomatico: Trump avverte il Giappone sul “non provocare la Cina”
In parallelo è esploso un caso tra Tokyo e Pechino.
La premier giapponese Sanae Takaichi, considerata un “falco”, ha recentemente lasciato intendere che il Giappone potrebbe intervenire militarmente in caso di attacco cinese a Taiwan.
Secondo il WSJ, quando Donald Trump l’ha chiamata — dopo la sua conversazione telefonica con Xi Jinping — le ha suggerito di “non provocare la Cina”.
Un consiglio diplomatico ambiguo, che ha allarmato Tokyo, perché:
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Trump non ha chiesto di ritrattare,
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ma ha chiaramente indicato che tensioni su Taiwan potrebbero danneggiare l’accordo commerciale in discussione con Pechino,
- •
suggerendo che Washington non vuole che il Giappone interferisca nel delicato equilibrio negoziale con la Cina.
Questo episodio mostra, secondo le fonti citate, che Pechino percepisce una finestra favorevole e sta aumentando la pressione diplomatica su Tokyo.
Il rischio geopolitico: un’America percepita come meno affidabile
Un ex funzionario dell’amministrazione Biden, Rush Doshi, ha scritto sul New York Times che:
- •
Xi Jinping vede nell’approccio di Trump una sorta di “G2” de facto fra USA e Cina,
- •
gli alleati asiatici temono che Washington non sia pronta a sostenerli,
- •
Pechino potrebbe sentirsi incoraggiata a “testare” la determinazione strategica americana.
Questo aumenta l’incertezza tra gli alleati — Giappone in primis — che temono una minore solidità del sostegno USA in caso di crisi.
Una regione sempre più instabile
Gli eventi recenti mostrano tre dinamiche che si stanno sovrapponendo:
- 1.
Taiwan accelera la propria militarizzazione, temendo un deterioramento ulteriore del contesto regionale.
- 2.
La Cina intensifica la pressione politico-militare, mantenendo una strategia aggressiva su più fronti.
- 3.
Gli USA oscillano tra negoziati commerciali e deterrenza militare, lasciando spazio a interpretazioni divergenti tra gli alleati asiatici.
In questo quadro, il rischio geopolitico nell’Indo-Pacifico rimane elevato, con potenziali implicazioni su:
- •
catene globali della tecnologia,
- •
semiconduttori,
- •
commercio internazionale,
- •
flussi finanziari globali.
Le implicazioni globali della crisi Taiwan–Cina: tecnologia, semiconduttori, commercio e finanza
1) Catene globali della tecnologia: rischio di frammentazione accelerata
La nuova fase di tensione fra Taipei e Pechino — con Taiwan che aumenta di 40 miliardi di dollari la spesa militare e gli USA che collegano sempre più la questione Taiwan alla stabilità dei rapporti commerciali con la Cina — potrebbe produrre un’accelerazione della balcanizzazione delle supply chain tecnologiche.
Possibili conseguenze:
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Maggiore dualizzazione USA–Cina con pressioni sulle aziende tech a “schierarsi” geograficamente.
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Rilocalizzazione o duplicazione delle catene produttive nei settori ad alta intensità strategica (chip, batterie, cloud, AI, telecomunicazioni).
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Crescita della strategic stockpiling: aziende globali accumuleranno componenti critiche per proteggersi da potenziali blocchi nel Mar Cinese Meridionale.
- •
Rallentamento dei progetti di integrazione tecnologica fra Cina, Taiwan, Giappone e Corea del Sud.
In sintesi, la crisi aumenta la probabilità di una Tech Cold War strutturale, con costi più alti e maggiore incertezza per produttori e consumatori.
2) Semiconduttori: il nodo più sensibile del sistema globale
Taiwan produce oltre il 60% dei semiconduttori mondiali e quasi il 90% dei chip avanzati sotto i 10 nm attraverso TSMC.
Le implicazioni dirette:
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Rischio geopolitico immediato per la produzione mondiale di chip avanzati (AI, data center, automotive EV, difesa, robotica).
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Incentivo ancora maggiore per USA, UE, Giappone e Corea a:
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accelerare gli investimenti nella produzione domestica,
- •
ridurre la dipendenza da Taiwan,
- •
proteggere fisicamente le fabbriche TSMC sull’isola.
- •
Le tensioni potrebbero far esplodere una nuova corsa ai sussidi industriali (CHIPS Act USA, Chips Act UE, programmi giapponesi e indiani).
- •
Le aziende USA potrebbero beneficiare di investimenti strategici (ASML, Nvidia, AMD, Intel), ma soffrire in caso di interruzioni logistiche.
Un’escalation nel Taiwan Strait rimane il rischio sistemico numero uno per l’economia mondiale.
3) Commercio internazionale: rischio shock su rotte marittime e catene fisiche
Lo Stretto di Taiwan è una delle rotte più trafficate del mondo: circa il 50% del traffico container globale passa da lì.
Conseguenze potenziali:
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Aumento dei costi di trasporto globale (simile, ma molto più ampio, della crisi del Mar Rosso).
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Disallineamento nelle rotte Asia–USA ed Asia–Europa.
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Ritorno di pressioni inflazionistiche da:
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costi logistici più alti,
- •
rallentamento nelle consegne,
- •
aumento del costo finale dei prodotti tech.
- •
Incentivo al “friendshoring” e a nuove alleanze commerciali Indo–Pacifiche.
Se la Cina dovesse usare pressione marittima o zone di interdizione, anche senza invasione, l’impatto sarebbe immediato sui prezzi globali.
4) Flussi finanziari globali: volatilità, fuga dalla Cina, rotazione verso asset difensivi
Un’escalation Taiwan–Cina ha storicamente tre effetti finanziari:
a) Fuga di capitali dalle borse asiatiche
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vendite su Hong Kong e MSCI China,
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indebolimento del renminbi,
- •
pressioni sui bond asiatici.
b) Corsa agli asset rifugio
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oro,
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dollaro USA,
- •
yen giapponese (paradossalmente, anche se Tokyo è coinvolta),
- •
Treasury USA.
c) riallocazione verso settori strategici occidentali
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difesa (Lockheed Martin, Northrop, Leonardo),
- •
semiconduttori USA ed europei,
- •
cybersecurity,
- •
infrastrutture energetiche.
L’aumento del budget militare di Taiwan rappresenta già un segnale fortissimo per gli investitori: i flussi potrebbero anticipare scenari di lungo periodo premiando i settori più “geopoliticamente necessari”.
In sintesi
La combinazione di:
- •
escalation politica (Taiwan–Cina),
- •
nuove mosse USA (collegamento fra Taiwan e tregua commerciale),
- •
coinvolgimento del Giappone,
- •
pressione militare nello Stretto,
non è un episodio isolato: indica un nuovo ciclo geopolitico strutturato, che potrebbe ridisegnare l’economia globale nei prossimi 10 anni.
Le quattro aree più sensibili sono:
- 1.
Catene tecnologiche globali → verso una frammentazione irreversibile
- 2.
Semiconduttori → rischio sistemico e boom di investimenti strategici
- 3.
Commercio internazionale → vulnerabilità delle rotte asiatiche e inflazione
- 4.
Flussi finanziari globali → volatilità, fuga dalla Cina, rotazione verso defense e tech occidentale
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