TIM accelera sul 5G: accordo di RAN sharing che cambia il profilo industriale e finanziario
pubblicato:Equita conferma il Buy: più efficienza infrastrutturale, meno pressione sugli investimenti e maggiore sostenibilità del piano industriale

Il forte rialzo di Telecom Italia (+6,17% a 0,5476 euro) trova una spiegazione solida nelle prospettive strategiche aperte dall’accordo preliminare di RAN sharing siglato con Fastweb e Vodafone. Non si tratta di una notizia tattica di breve periodo, ma di un passaggio che incide direttamente su costi, investimenti e visibilità dell’Ebitda, temi centrali per il mercato quando guarda a TIM.
Gli analisti di Equita SIM hanno infatti confermato il rating Buy, sottolineando come la cooperazione sulle reti di accesso radio (RAN sharing) nelle aree rurali e nei comuni sotto i 35.000 abitanti consenta di affrontare uno dei nodi strutturali più delicati del settore: il costo della copertura 5G.
Perché l’accordo è rilevante dal punto di vista industriale
Il modello di RAN sharing permette a TIM e Fastweb+Vodafone di condividere le infrastrutture radio-mobili, evitando duplicazioni di siti, torri e apparati. Questo è particolarmente importante nelle aree a bassa densità abitativa, dove i ritorni sugli investimenti sono più lenti e i costi fissi incidono maggiormente.
Secondo Equita, i costi di copertura (energia e affitto torri) sono cresciuti di circa l’11% tra il 2020 e il 2024. In questo contesto, la possibilità di sviluppare il 5G in modo coordinato rappresenta una leva concreta per ridurre la pressione sui costi operativi e migliorare l’efficienza complessiva del piano industriale.
Impatto su Capex ed Ebitda: il punto chiave per il mercato
Dal punto di vista finanziario, l’accordo ha due effetti molto apprezzati dagli investitori:
- 1.
Maggiore visibilità sulla crescita dell’Ebitda
Riducendo i costi di implementazione della rete, TIM migliora il profilo di redditività futura, un aspetto cruciale dopo anni in cui il mercato ha penalizzato il titolo per l’incertezza sui margini. - 2.
Stabilità dei Capex domestici
La condivisione delle infrastrutture consente di accelerare l’espansione del 5G senza aumentare in modo significativo gli investimenti, rendendo più sostenibile il percorso industriale nel medio-lungo periodo.
Non a caso, la ricerca di efficienze nello sviluppo della rete era stata più volte indicata dal management come prioritaria.
Struttura dell’accordo: cooperazione senza perdita di autonomia
Un altro elemento rassicurante è che il modello adottato:
- •
preserva la piena autonomia commerciale delle società
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mantiene l’indipendenza tecnologica
- •
è già ampiamente utilizzato in altri Paesi dell’Unione Europea
Ogni operatore sarà responsabile dello sviluppo della rete in 10 regioni, per un totale di circa 15.500 siti entro il 2028, con la possibilità di utilizzare reciprocamente le infrastrutture radio nelle aree coinvolte.
Questo approccio riduce anche l’impatto ambientale, tema sempre più rilevante nei rapporti con regolatori e investitori istituzionali.
Il nodo regolatorio: passaggio obbligato ma atteso
L’accordo è subordinato alle autorizzazioni di:
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Ministero delle Imprese e del Made in Italy
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AGCM
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AGCom
La finalizzazione del contratto definitivo è prevista entro il secondo trimestre 2026. Il fatto che il modello sia già diffuso in Europa riduce il rischio regolatorio, anche se i tempi autorizzativi restano un elemento da monitorare.
Un segnale strategico per il sistema Paese
Oltre all’impatto su TIM, l’accordo ha una valenza più ampia:
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accelera la diffusione del 5G in aree oggi meno servite
- •
migliora l’inclusione digitale
- •
rafforza la competitività dell’Italia, in linea con gli obiettivi del Decennio Digitale Europeo
Per famiglie e imprese, questo significa migliore qualità del servizio; per gli operatori, un modello più sostenibile; per il mercato, una narrazione più credibile sul futuro del settore telecom italiano.
Analisi tecnica Telecom Italia: segnale di forza confermato, ora il test chiave è a 0,60
Il movimento delle ultime sedute su Telecom Italia assume un significato tecnico rilevante se inserito nel contesto più ampio del trend avviato nel 2024.
Il ribasso di novembre ha svolto una funzione correttiva ordinata: i prezzi hanno ritracciato circa il 50% del rialzo partito dal minimo di fine agosto, un livello tipico di riequilibrio all’interno di un trend positivo. Da lì è ripartita una nuova gamba rialzista che ha superato il massimo di fine ottobre, generando un segnale di forza chiaro sul grafico giornaliero.
Dal punto di vista strutturale, il titolo continua a muoversi all’interno di un canale crescente disegnato dai minimi di aprile. L’accelerazione odierna proietta ora i prezzi verso il lato alto del canale, che transita in area 0,60 euro: questo è il prossimo obiettivo tecnico naturale e, al tempo stesso, una resistenza di medio periodo dove è fisiologico attendersi maggiore attenzione da parte del mercato.
Finché i prezzi restano all’interno del canale, l’impostazione rimane costruttiva. Il segnale rialzista verrebbe messo in discussione solo sotto la base del canale, che passa in area 0,5080 euro. Prima di arrivare a quel livello, un primo supporto di breve si colloca intorno a 0,5320 euro, area che può fungere da riferimento tattico per valutare eventuali ritracciamenti.
Conclusione
Il rialzo di TIM non è solo reazione emotiva alla notizia, ma riflette una lettura più strutturale:
📌 l’accordo di RAN sharing migliora l’efficienza industriale,
📌 riduce la pressione sui costi,
📌 aumenta la visibilità su Ebitda e Capex.
In un settore storicamente penalizzato per margini compressi e investimenti elevati, questo tipo di collaborazione rappresenta un cambio di passo che il mercato, oggi, sta iniziando a riconoscere.
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