Guerra USA-Iran: difesa ed energia tra i vincitori a Piazza Affari
pubblicato:Leonardo e Fincantieri beneficiano del clima geopolitico, mentre Eni sale grazie al balzo del petrolio spinto dai timori sullo Stretto di Hormuz.

Chi si avvantaggia dalla guerra tra USA e Iran
L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran sta avendo effetti immediati anche sui mercati finanziari. In uno scenario di tensione geopolitica, alcuni settori tendono storicamente a beneficiare dell’aumento dei prezzi delle materie prime energetiche e della crescita delle spese militari.
A Piazza Affari i principali beneficiari sono i titoli legati alla difesa e all’energia, mentre risultano più penalizzate le società con forte esposizione operativa nell’area del Golfo.
Difesa ed energia tra i principali vincitori
Il contesto bellico ha favorito in particolare i titoli della difesa. Tra questi spicca Leonardo, che registra un rialzo intorno al +2,5%, mentre Fincantieri mostra un progresso più contenuto, nell’ordine di circa +0,5%.
Il settore energetico beneficia invece del forte aumento del petrolio. Il greggio ha reagito immediatamente alle tensioni in Medio Oriente, spinto dai timori che il conflitto possa compromettere le rotte energetiche globali.
In questo contesto brilla Eni, che avanza di circa +3,6%, dopo avere aperto la seduta con guadagni superiori al 4%. Secondo diversi analisti, il gruppo è tra quelli che più beneficiano del rialzo dei prezzi di petrolio, gas e margini di raffinazione, mentre l’esposizione operativa diretta nella regione resta relativamente limitata.
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Il nodo dello Stretto di Hormuz
Il principale fattore che sostiene il prezzo del greggio è il timore di una chiusura o limitazione del traffico nello Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici del commercio energetico mondiale.
Attraverso questo passaggio marittimo transita infatti:
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circa il 20% del petrolio globale
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una quota simile delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto
Al contrario, l’eventuale blocco dell’export iraniano di petrolio, che rappresenta circa il 3% della produzione globale, viene considerato dagli analisti un problema più gestibile per il mercato.
Società più esposte alla regione sotto pressione
Non tutte le società del comparto energia reagiscono positivamente. Le aziende con forte presenza operativa nel Golfo risultano invece più vulnerabili all’instabilità.
È il caso di Saipem, che registra un calo intorno al -4%, e di Maire, in ribasso di circa -3,3%.
Entrambe hanno infatti una significativa esposizione all’area mediorientale: circa il 40% del portafoglio ordini per ciascuna società è legato alla regione. Nel caso di Saipem, addirittura il 55% della pipeline commerciale è concentrato nell’area, mentre per Maire la quota si aggira intorno al 35%.
Benefici indiretti per servizi petroliferi e shipping
Più contenuto ma positivo l’andamento di Tenaris, che guadagna circa +0,5%. Il gruppo potrebbe beneficiare indirettamente di una possibile accelerazione degli investimenti nell’esplorazione upstream al di fuori del Medio Oriente, attività che rappresenta circa il 15% dei ricavi.
Tra i titoli favoriti compare anche d'Amico International Shipping, in rialzo di circa +2%. In caso di tensioni logistiche o rallentamenti dei flussi di petrolio dal Golfo, i tassi di nolo delle petroliere tendono infatti ad aumentare, sostenendo i ricavi del settore dello shipping.
In sintesi, nei momenti di tensione geopolitica i mercati tendono a premiare:
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difesa
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energia
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trasporto marittimo di petrolio
mentre risultano più vulnerabili le aziende con forte presenza operativa nelle aree di conflitto.
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