Guerra del Golfo, la sfida al petrodollaro passa da Hormuz e dai pagamenti digitali
pubblicato:Cips e yuan digitale in forte crescita: la Cina accelera l’alternativa a Swift mentre aumenta l’uso dello yuan negli scambi internazionali

Guerra del Golfo, petroyuan e dollaro: la partita strategica si gioca su energia, tecnologia e pagamenti globali
La guerra nel Golfo Persico non sta incidendo soltanto sugli equilibri geopolitici e sul prezzo del petrolio, ma sta riaprendo una questione che riguarda l’intera architettura del sistema finanziario internazionale: il ruolo dominante del dollaro negli scambi globali e la crescente ambizione della Cina di promuovere lo yuan come alternativa credibile nelle transazioni commerciali e nei pagamenti transfrontalieri.
L’aspetto più interessante è che questa trasformazione non avviene attraverso un singolo evento, ma attraverso una serie di cambiamenti graduali che, sommati, stanno contribuendo a rendere il sistema monetario internazionale sempre meno unipolare.
I dati più recenti evidenziano come i volumi regolati tramite CIPS (Cross-Border Interbank Payment System), la piattaforma di pagamento internazionale sviluppata da Pechino come alternativa a Swift, siano aumentati in modo molto rapido nelle ultime settimane.
Le transazioni commerciali transfrontaliere sono passate da 619,7 miliardi di yuan al giorno in febbraio a 920,4 miliardi in marzo, fino a raggiungere 1.220 miliardi di yuan nel mese in corso, pari a circa 178 miliardi di dollari.
Si tratta di un incremento estremamente significativo in un arco temporale molto breve, che evidenzia una crescente disponibilità da parte di molte economie emergenti ad utilizzare la valuta cinese nei pagamenti internazionali.
Questo trend coincide con una fase geopolitica particolarmente complessa, nella quale la Cina cerca di presentarsi come attore stabilizzatore nelle relazioni con l’Iran, mentre gli Stati Uniti affrontano difficoltà nel garantire la sicurezza delle rotte energetiche nella regione del Golfo.
Lo Stretto di Hormuz: il controllo dell’energia diventa leva monetaria
Uno degli elementi più rilevanti riguarda il tentativo dell’Iran di utilizzare il controllo dello Stretto di Hormuz come leva anche sul piano monetario.
Nel documento in dieci punti presentato dagli ayatollah, Teheran ha avanzato la richiesta di mantenere la gestione dello stretto attraverso un sistema di transito regolamentato dalle proprie forze armate.
Il Parlamento iraniano ha inoltre approvato una legge che prevede l’introduzione di un pedaggio pari a un dollaro per ogni barile di petrolio trasportato dalle petroliere in transito, con pagamento previsto in yuan digitali o criptovalute.
Si tratta di un passaggio simbolicamente molto importante, perché rappresenta un tentativo di mettere in discussione il sistema del petrodollaro, cioè il meccanismo attraverso cui il dollaro è diventato la valuta dominante nel commercio globale di petrolio e gas.
Da Hormuz transita circa il 20% dell’offerta mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto via mare, rendendo qualsiasi modifica alle modalità di pagamento potenzialmente rilevante per l’equilibrio del sistema monetario internazionale.
L’introduzione di pedaggi denominati in yuan digitali o Bitcoin, e non in dollari o stablecoin legate al dollaro, rappresenta una sfida diretta alla centralità del biglietto verde.
Il blocco totale dello stretto imposto dagli Stati Uniti interrompe per il momento l’applicazione di questi pedaggi, ma il messaggio politico e strategico resta evidente: il controllo delle rotte energetiche può essere utilizzato anche come leva per modificare gli equilibri monetari globali.
Perché il dollaro resta dominante nel commercio internazionale
Nonostante queste evoluzioni, il ruolo del dollaro resta estremamente solido.
La posizione dominante della valuta americana non deriva soltanto dalla dimensione dell’economia statunitense, ma soprattutto dal fatto che il dollaro viene utilizzato come valuta veicolo nel commercio globale.
Ciò significa che il dollaro viene impiegato non solo negli scambi con gli Stati Uniti, ma anche nelle transazioni tra Paesi terzi.
In molti casi due economie che non hanno relazioni commerciali dirette con gli Stati Uniti continuano comunque a utilizzare il dollaro come valuta di riferimento per le loro transazioni.
La prova di questo fenomeno è che la quota del dollaro nei sistemi di pagamento internazionali supera di gran lunga la quota degli Stati Uniti nel commercio mondiale.
Gran parte di questa dominanza deriva dal fatto che molte transazioni sulle commodity energetiche continuano a essere regolate in dollari.
Gli Stati del Golfo, ad esempio, ricevono i pagamenti per le esportazioni di petrolio in USD e detengono quindi una quota significativa delle loro riserve valutarie nella stessa valuta.
Questo meccanismo è rafforzato dal fatto che molte valute della regione sono ancorate al dollaro, rendendo necessario mantenere consistenti riserve in USD per difendere il tasso di cambio.
Secondo i dati disponibili, le riserve valutarie dei Paesi del Gulf Cooperation Council ammontano a circa 800 miliardi di dollari, meno del 7% del totale mondiale.
Anche una riduzione significativa delle riserve in dollari da parte di questi Paesi non sarebbe sufficiente, da sola, a modificare radicalmente l’equilibrio del sistema monetario internazionale.
Il petroyuan resta un’ipotesi di lungo periodo
Alcuni analisti ritengono che la guerra del Golfo possa accelerare la nascita di un sistema basato sul cosiddetto petroyuan, cioè sull’utilizzo della valuta cinese per il commercio internazionale di petrolio.
Secondo George Saravelos e Mallika Sachdeva di Deutsche Bank, le tensioni geopolitiche potrebbero accelerare questo processo, anche se molti osservatori invitano alla prudenza.
Thu Lan Nguyen, responsabile della ricerca FX e materie prime di Commerzbank, ritiene che lo status del dollaro non sia seriamente minacciato dagli sforzi dell’Iran.
Anche Dan Alamariu, chief geopolitical strategist di Alpine Macro, sottolinea come sia improbabile un declino rapido della supremazia americana.
I Paesi del Golfo hanno infatti un forte incentivo a mantenere relazioni strette con Washington, anche per ragioni di sicurezza, soprattutto considerando che Pechino è percepita come più vicina a Teheran.
L’idea di una sostituzione rapida del petrodollaro con un petroyuan o con un petroeuro resta quindi, almeno per il momento, poco realistica.
La quota del dollaro nelle riserve globali è in graduale calo
Ciò non significa che non siano in corso cambiamenti strutturali.
La quota del dollaro nelle riserve valutarie delle banche centrali è scesa dal 70% del 2000 a meno del 60% negli ultimi anni, segnale di una progressiva diversificazione verso valute alternative.
Questo fenomeno è stato accelerato da eventi geopolitici recenti, tra cui la guerra in Ucraina, che ha spinto diversi Paesi meno allineati con l’Occidente a ridurre la dipendenza dal dollaro nei pagamenti internazionali.
Molti di questi Paesi stanno aumentando l’utilizzo di:
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renminbi
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valute locali
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sistemi di pagamento alternativi
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accordi bilaterali per regolare il commercio senza utilizzare il dollaro
Si tratta tuttavia di un processo graduale, che richiede tempo per produrre effetti significativi.
La vera sfida della Cina al dollaro passa dalla tecnologia
Secondo diversi osservatori, la competizione tra dollaro e yuan non riguarda soltanto la geopolitica ma anche l’innovazione tecnologica.
Lo sviluppo dello yuan digitale potrebbe consentire pagamenti internazionali istantanei e a costi molto ridotti, replicando alcune caratteristiche tipiche delle criptovalute ma con il supporto diretto della banca centrale cinese.
Secondo Brunello Rosa, la strategia cinese punta proprio a costruire l’infrastruttura finanziaria necessaria per competere nel futuro sistema dei pagamenti globali.
L’obiettivo non sarebbe necessariamente sostituire il dollaro nel breve periodo, ma creare un sistema alternativo in grado di funzionare indipendentemente dalle infrastrutture occidentali.
In un mondo caratterizzato da tensioni geopolitiche crescenti, la possibilità di disporre di circuiti di pagamento autonomi rappresenta un vantaggio strategico significativo.
Il sistema monetario globale diventa sempre più multipolare
Nel breve periodo il dollaro resta la valuta dominante negli scambi internazionali e rappresenta circa l’80% dei volumi di pagamento globali.
Tuttavia, la guerra del Golfo evidenzia come il controllo delle materie prime energetiche, delle rotte commerciali e delle infrastrutture di pagamento possa progressivamente modificare gli equilibri del sistema monetario globale.
La competizione tra Stati Uniti e Cina non riguarda soltanto commercio e tecnologia, ma anche il futuro del sistema monetario internazionale.
È probabile che nei prossimi anni emerga un sistema più multipolare, nel quale il dollaro continuerà a svolgere un ruolo centrale ma dovrà convivere con un crescente utilizzo dello yuan e di nuove infrastrutture digitali di pagamento.
In altre parole, la partita non riguarda soltanto il petrolio o il controllo dello Stretto di Hormuz, ma il futuro stesso dell’ordine economico globale.
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