Gas naturale, i prezzi esplodono con il caso Iran
pubblicato:Il conflitto blocca in pratica l'export di un protagonista globale del gas liquefatto come il Qatar. Da lì buona parte del gas asiatico, ma anche fondamentali forniture per l'Europa e l'Italia. Il TTF olandese balza del 20%

Una delle prime reazioni dei mercati agli attacchi all’Iran è stata l’accelerazione prevista e prevedibile dei prezzi di petrolio e gas naturale, due materie prime strategiche che per il 20% circa passano dallo Stretto di Hormuz sulla costa meridionale dell’Iran.
Energia, una reazione a due velocità.
Il rally dell'8,1% del petrolio Brent a 78,77 dollari al barile (dopo un allungo su top a 82,37 dollari) e quello del WTI a 72,08 dollari (+7,55%, top a $ 74) non è infatti paragonabile all’esplosione dei prezzi del gas naturale che, sul fronte del TTF olandese, riferimento in Europa, segna un balzo del 20% a 38,55 euro per Megawattora.
Il metano ha persino segnato un massimo a 40,81 €/MWh riportando i corsi temporaneamente sui livelli di un anno fa. La struttura dei future, con prezzi decrescenti sui contratti dell'Ice fino a sotto i 36 euro a fine anno, conforta sulla sensazione di una reazione temporanea e istintiva degli operatori, ma gli scostamenti delle quotazioni restano rilevanti.
La questione è naturalmente proprio quella dello Stretto di Hormuz e delle condizioni di navigabilità reali di questa rotta essenziale nell’attuale contesto.
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Gas, Stretto di Hormuz formalmente aperto, ma le navi si fermano
In poche ore la situazione è senza dubbio precipitata. Lo Stretto di Hormuz non è ancora formalmente e legalmente chiuso, ma in pratica il traffico si è bloccato.
L'Iran ha 'consigliato' alle navi di evitare la rotta, ma non l'ha formalmente chiusa.
Reuters ha già contato diverse compagnie assicurative come Gard, Skuld, NorthStandard, London P&I Club e American Club che hanno sospeso la copertura delle rotte del Golfo, in pratica bloccando il transito dei tanker.
Al tempo stesso le più grandi compagnie mondiali di trasporto dei container hanno fermato le navi dirette su queste rotte. Lo ha ufficializzato MSC, bloccando il Medioriente, lo ha annunciato Maersk chiudendo non soltanto il transito da Hormuz, ma anche dallo stretto di Suez e quello di Bab el-Mandeb (nell’angolo sud-occidentale della Penisola Arabica di fronte allo Yemen, all’imboccatura del Mar Rosso).
Le rotte aeree sono già da diverse ore deviate intorno all’area, con uno stop di tutti i voli civili non solo sull’Iran, ma anche sopra l’Iraq, la Siria, il Libano, Israele, gli Emirati… Sarebbero decine di migliaia i passeggeri coinvolti.
Iran, le rotte del gas più a rischio di quelle del petrolio greggio
Questo il contesto, ma, nello specifico del gas naturale, bisogna fornire ulteriori dettagli.
Formalmente, come anticipato, la rotta navale di Hormuz, da cui appunto passa anche il gas naturale liquefatto, è aperta, ma l’Iran ha chiesto alle navi di evitare questo percorso e l’intervento delle compagnie assicurative e le misure prudenziali degli armatori in pratica hanno chiuso lo Stretto.
L’anno scorso sono stati sostanzialmente tre i maggiori esportatori di gas naturale del mondo: gli Stati Uniti con 102,3 milioni di tonnellate metriche di GNL l’anno, l’Australia con 81,8 milioni di tonnellate e il Qatar, che con 77,1 tonnellate l’anno era fino a non molto tempo fa il leader indiscusso del settore.
Proprio su Doha rischia di pesare particolarmente l’attuale escalation, la maggiore parte del gas liquefatto che attraversa il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz viene proprio da lì e il Qatar non ha infrastrutture alternative per l’esportazione del suo gas.
Parliamo di circa la metà del gas liquefatto che arriva in Europa e di un asset strategico per l’Italia: secondo QualEnergia.it, che ha aggiornato i suoi numeri sulle ultime cifre del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, l’anno scorso il gas naturale liquefatto ha coperto un terzo dell’import di gas italiano con 20,9 miliardi di metri cubi circa.
Dal Qatar sono arrivati in Italia nel 2025 circa 5 miliardi di metri cubi di gas, non gli oltre 9,2 miliardi di metri cubi degli Stati Uniti, ma già più dei 4,44 miliardi di metri cubi importati dall’Algeria.
Amena Bakr, analista di Kpler, ha già evidenziato che lo spread JKM-TTF, il differenziale tra il gas naturale del mercato asiatico e quello già citato del mercato europeo potrebbe ampliarsi con la lotta degli approvvigionatori per le forniture.
Gas naturale, a rischio anche le forniture per l'Asia
L’esperta di energia Anne-Sophie Corbeau, ricercatrice del Center on Global Energy Policy della Columbia University, ha sottolineato in un’intervista al Seoul Economic Daily che l’anno scorso il Qatar ha fornito più dell’80% della propria produzione di gas liquefatto all'Asia, con la Cina e l’India in testa alla domanda. L'Asia, secondo i calcoli di Reuters, deve il 60% circa del proprio petrolio al Medioriente.
C’è un forte rischio per le forniture di gas qatarino insomma – argomenta la ricercatrice – ma anche l’Europa, pur avendo forniture più differenziate, rischia, perché manca di capacità adeguata di immagazzinamento e anche di capacità di riserva (spare capacity).
Gli esperti di Baltic Sea & Space Cluster hanno calcolato che il Qatar ha esportato nei primi 9 mesi 61,7 milioni di tonnellate di gas naturale nel mondo (+5,6%).
Praticamente tutti i report sottolineano che alla fine la battaglia più importante per la nave metanifera nel mondo rimane quella tra Stati Uniti e Qatar.
Con il corollario - calcola qualcuno- che mentre il Qatar rischia una grave interruzione dei canali di distribuzione, chi resta sul mercato, come gli Stati Uniti, ci guadagna dal balzo dei prezzi.
Un ragionamento che, secondo molti osservatori, potrebbe essere allargato anche alla Russia, che potrebbe con prezzi più elevati ottenere nuove risorse dalla vendita dei suoi idrocarburi.
In questa direzione va probabilmente letta anche la decisione dell'Opec+, ieri, di aumentare la produzione di petrolio di 206 mila barili al giorno. Un ammontare limitato che probabilmente lascia il grosso della partita al rialzo dei prezzi, così come è probabile che il grosso dei flussi russi si diriga verso l'Asia. Anche in questo caso, però, si naviga a vista.
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