Emirati fuori dall'OPEC: la crisi del petrolio entra in una nuova era
pubblicato:Per capire quanto sia storica l'uscita degli Emirati Arabi Uniti dall'OPEC bisogna fare un passo indietro. E quel passo porta inevitabilmente a Enrico Mattei.
Fu proprio il fondatore dell'Eni a intuire prima di molti altri che il vero squilibrio del mercato petrolifero non era solo nei prezzi, ma nel potere contrattuale completamente sbilanciato a favore delle grandi compagnie occidentali, le celebri "Sette Sorelle" americane e anglosassoni.
Negli anni Cinquanta Mattei portò avanti una battaglia rivoluzionaria: restituire ai Paesi produttori una quota molto più equa dei profitti petroliferi, facendo passare la loro partecipazione mediamente dal 15% fino al 75%.
Mattei costruì rapporti strettissimi con i produttori mediorientali, compreso l'Iran - allora fortemente influenzato dagli Stati Uniti - e contribuì a creare quel clima politico che portò il 14 settembre 1960 al vertice di Baghdad, dove nacque ufficialmente l'OPEC.
I cinque membri fondatori furono Arabia Saudita, Iran, Iraq, Kuwait e Venezuela. L'obiettivo era semplice ma potentissimo: coordinare produzione e prezzi per sottrarre il mercato petrolifero al controllo delle major occidentali.
Negli anni successivi entrarono Qatar, Libia, Indonesia, Algeria e nel 1967 anche gli Emirati Arabi Uniti, diventati nel tempo uno dei pilastri dell'organizzazione. Ironia della storia: oggi proprio uno dei protagonisti storici del cartello ne sta accelerando la crisi.
Nel 2016 nacque poi l'OPEC+ con l'ingresso della Russia e di altri produttori ex sovietici, ampliando ulteriormente la capacità del cartello di influenzare il mercato globale.
Nel brevissimo periodo l'effetto sul prezzo del greggio dell'uscita degli Emirati dal cartello potrebbe essere persino limitato, o addirittura rialzista.
Il motivo è semplice: con Hormuz ancora fortemente compromesso, gli Emirati non possono aumentare immediatamente le esportazioni in modo significativo. Quindi il mercato continua a fare i conti con un'offerta fisicamente limitata e con premi geopolitici molto elevati.
Per questo il Brent e il WTI potrebbero restare sostenuti finché il rischio geopolitico non si ridurrà in modo credibile.
Se le tensioni nel Golfo dovessero proseguire, non sarebbe sorprendente vedere nuove accelerazioni verso area 100 dollari o oltre.
Nel medio-lungo periodo però il quadro cambia radicalmente, scopri perchè leggendo questo articolo https://www.ftaonline.com/emirati-opec-petrodollaro.html
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