Ancora sell-off in Asia-Pacific. Nikkei 225 crolla del 3,48%

di FTA Online News pubblicato:
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Dopo una chiusura d'ottava in decisa frenata per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq Composite, deprezzatosi del 2,01% venerdì), con l'inizio della nuova settimana sui mercati asiatici la tendenza ha virato ancora più in negativo. Dal Medio Oriente non arrivano segnali che lascino sperare in una risoluzione del conflitto nel breve periodo. Sabato Donald Trump ha dichiarato che gli Usa distruggeranno le centrali elettriche dell'Iran se entro 48 ore non sarà riaperto il transito navale nello Stretto di Hormuz. Teheran ha replicato minacciando di colpire le infrastrutture energetiche e gli impianti di desalinizzazione nel Golfo Persico. Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, ha promesso "immediate" rappresaglie contro le infrastrutture energetiche e petrolifere in tutta la regione. E il clima estremamente ribassista si concretizza nel sell-off superiore al 4% dell'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in rialzo di quasi lo 0,30% a fronte di uno yen in declino di circa lo 0,10% sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 crolla del 3,48% (andamento simile per l'indice più ampio Topix, deprezzatosi del 3,41%). Sul fronte macroeconomico, in febbraio il tasso d'inflazione è diminuito a Singapore sull'1,2% annuo dall'1,4% di gennaio (1,2% anche in ottobre, novembre e dicembre), contro l'1,3% del consensus di Reuters. Su base mensile l'indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,6% contro il precedente calo dello 0,5% (0,3% il progresso di gennaio). L'inflazione core è invece aumentata a Singapore sull'1,4% annuo dall'1,0% di gennaio (1,2% in ottobre, novembre e dicembre).

Nei due mesi allo scorso 28 febbraio gli investimenti diretti esteri in Cina sono calati del 5,7% annuo, come in gennaio, attestandosi a 161,5 miliardi di yuan (pari a 20,27 miliardi di euro). Si tratta di un miglioramento rispetto al crollo del 9,5% registrato nell'intero 2025 (a sua volta decisamente inferiore alla contrazione del 27,1% del 2024). Tutte decisamente in negativo le piazze cinesi. Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 crollano del 3,63% e del 3,26% rispettivamente, contro un scivolone del 4,18% per lo Shenzhen Composite. Molto male anche Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni l'Hang Seng è infatti in calo di oltre il 4% (fa poco meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con un ribasso intorno al 3,60%). Il Kospi è affondato del 6,49% a Seoul, mentre a Sydney l'S&P/ASX 200 ha limitato i danni, con un declino dello 0,74% in chiusura della sessione.

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