Asia-Pacific in declino. A Tokyo il Nikkei 225 perde l'1,XX%

di FTA Online News pubblicato:
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Dopo una seduta contrastata per Wall Street (in negativo dei tre principali indici newyorkesi il solo Nasdaq Composite, deprezzatosi per altro di appena lo 0,09% giovedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza si è consolidata decisamente al ribasso. Mentre i negoziati tra Washington e Teheran sono in una fase di stallo, Fitch Ratings ha tagliato dal 2,6% al 2,4% la stima di crescita dell'economia globale nel 2026, a causa del deterioramento dell'outlook legato allo choc petrolifero innescato dal conflitto in Medio Oriente. L'agenzia di rating ha invece alzato da 70 a 87 dollari il barile la previsione del prezzo medio del Brent per quest'anno, a causa della prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz. Il blocco dura ormai da 14 settimane e, secondo Fitch, una riapertura appare improbabile prima di luglio. Il clima ribassista per la regione si concretizza intanto in un declino superiore al 2% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è poco mosso a fronte di un margina rafforzamento per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 perde l'1,XX% (fa meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi dello 0,XX%). Sul fronte macroeconomico, in aprile i salari medi totali sono aumentati in Giappone del 3,5% annuo, in accelerazione rispetto al 3,1% di marzo. I salari reali sono saliti dell'1,9% annuo contro l'1,4% di marzo e l'1,7% del consensus. La spesa delle famiglie nipponiche è invece scesa dello 0,5% annuo, in miglioramento rispetto al 2,9% di marzo e contro il calo dell'1,5% atteso dagli economisti. Su base sequenziale i consumi sono saliti dell'1,6% contro il precedente declino dell'1,3% e il progresso dello 0,8% del consensus.

Tutte ampiamente in negativo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono circa lo 0,40% e l'1,40% rispettivamente, contro un ribasso intorno allo 0,80% per lo Shenzhen Composite. Male Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in declino di ben oltre l'1% (fa anche peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con una flessione di circa l'1,70%). A Seoul è superiore al 5% il crollo del Kospi, mentre a Sydney è stato dello 0,70% il calo dell'S&P/ASX 200 in chiusura della sessione. Il Monetary Policy Committe (Mpc) della Reserve Bank of India (Rbi) ha lasciato ancora invariati i tassi d'interesse sul 5,25% raggiunto a inizio dicembre con un taglio di 25 punti base. I sei membri dell'Mpc hanno votato la misura all'unanimità scegliendo di ignorare la debolezza della rupia per concentrarsi sulle ripercussioni dell'aumento dei costi energetici globali su inflazione e crescita. La decisione era stata prevista da circa l'80% dei 56 economisti che componevano il consensus di Reuters.

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