Asia-Pacific in negativo. A Tokyo Nikkei 225 perde lo 0,43%
pubblicato:Dopo una seduta in brusca frenata per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq Composite, deprezzatosi del 2,38% giovedì, scivolando in fase di correzione avendo perso oltre il 10% dai massimi registrati lo scorso 29 ottobre), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza in negativo è stata complessivamente confermata ma si è fatta più contrastata. Donald Trump ha esteso fino al 6 aprile la scadenza dell'ultimatum contro Teheran. L'estensione sarebbe stata richiesta direttamente dall'Iran, che in precedenza aveva respinto il piano di pace Usa, proponendone uno suo che include la garanzia che Usa e Israele non riprendano gli attacchi e il riconoscimento della sua autorità sullo Stretto di Hormuz. Intanto proprio dallo Stretto di Hormuz sono passate dieci petroliere. Per Trump un "regalo" dell'Iran che dimostra come i negoziati stiano proseguendo in modo più che positivo. Le incertezze degli investitori sono comunque tutt'altro che dissipate, come evidenziato dal calo intorno allo 0,60% dell'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in declino di quasi lo 0,10% a fronte di un marginale recupero per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 perde lo 0,43% (segno opposto per l'indice più ampio Topix, apprezzatosi dello 0,19%). Mentre i corsi del greggio sono in moderato arretramento (il Brent scambia comunque ancora ampiamente sopra i 100 dollari il barile), Ryosei Akazawa, ministro del Commercio del Giappone, ha dichiarato che in linea di massima Tokyo venderà il petrolio delle proprie riserve alle raffinerie nazionali, lasciando intendere che al momento il governo non ha intenzione di destinarlo ad altri Paesi. "La situazione potrebbe essere leggermente diversa per le riserve condivise con i Paesi produttori di petrolio. Intendiamo monitorare attentamente gli sviluppi e prendere decisioni appropriate caso per caso", ha aggiunto il ministro.
I profitti del settore industriale sono rimbalzati in Cina del 15,2% annuo nei primi due mesi del 2026 (i dati relativi a gennaio e febbraio vengono abitualmente accorpato visto che comprendono le lunghe festività del Capodanno cinese, caduto quest'anno il 17 febbraio), in deciso miglioramento rispetto al progresso dello 0,6% dell'intero 2025 (0,1% il rialzo del periodo gennaio-novembre), attestandosi a 1.020 miliardi di yuan (pari a 127,88 miliardi di euro). Tutte in positivo le piazze cinesi. Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 guadagnano lo 0,63% e lo 0,56% rispettivamente, contro un progresso dell'1,29% per lo Shenzhen Composite. Bene anche Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni l'Hang Seng è infatti in rialzo di circa lo 0,40% (fa anche meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con una crescita intorno allo 0,80%). A Seoul è stata dello 0,40% la flessione del Kospi, mentre a Sydney si è limitato allo 0,11% il calo dell'S&P/ASX 200 in chiusura della sessione.
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