La settimana a Piazza Affari

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
5 min

Il movimento correttivo del Ftse Mib si inserisce in un contesto macroeconomico più complesso, caratterizzato da tensioni geopolitiche, petrolio tornato sopra i 100 dollari e aspettative di tassi di interesse destinati a rimanere su livelli relativamente elevati più a lungo del previsto

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La settimana appena conclusa ha evidenziato un aumento della volatilità sui mercati europei e in particolare su FTSE MIB, che dopo il rally dei mesi precedenti sta attraversando una fisiologica fase di consolidamento.

Il movimento correttivo si inserisce in un contesto macroeconomico più complesso, caratterizzato da tensioni geopolitiche, petrolio tornato sopra i 100 dollari e aspettative di tassi di interesse destinati a rimanere su livelli relativamente elevati più a lungo del previsto.

In questo scenario, gli investitori stanno progressivamente riducendo l’esposizione agli asset più sensibili al ciclo economico, aumentando la selettività e privilegiando società con maggiore visibilità sugli utili.


L’ETF come termometro del mercato italiano

Il grafico settimanale dell’Amundi Italy MIB ESG UCITS ETF offre un’indicazione particolarmente utile per interpretare la fase attuale del mercato italiano, perché replica la struttura dell’indice con una dinamica molto simile ma spesso più leggibile dal punto di vista tecnico.

La discesa avviata dal massimo di febbraio in area 47,60 euro ha trovato un primo punto di stabilizzazione in prossimità della media mobile esponenziale a 50 settimane, passante a circa 42,60.

Nel corso dell’ottava l’ETF ha testato questo livello, riuscendo però a chiudere la settimana nuovamente al di sopra dell’indicatore, confermando un comportamento già osservato più volte a partire dai minimi di settembre 2022.

L’area attuale coincide inoltre con il 38,2% di ritracciamento Fibonacci del rialzo partito dai minimi dello scorso aprile, livello che spesso rappresenta una prima zona di pausa dopo movimenti direzionali particolarmente estesi.

In altre parole, l’ETF suggerisce che la correzione in corso potrebbe essere ancora una fase fisiologica di consolidamento e non necessariamente l’inizio di un trend ribassista strutturale.

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Dal segnale dell’ETF alla struttura tecnica del FTSE MIB

Le indicazioni provenienti dall’ETF trovano riscontro anche nel grafico dell’indice FTSE MIB, che mostra una struttura tecnica coerente con una fase correttiva dopo il forte rialzo iniziato nell’autunno 2022.

Anche l’indice si è fermato in prossimità del 38,2% di ritracciamento del movimento rialzista partito dai minimi dello scorso anno, livello che spesso rappresenta il primo supporto significativo nelle fasi di pullback.

Il movimento si sviluppa inoltre all’interno di un canale rialzista di medio periodo, che finora non risulta compromesso.

Dal punto di vista tecnico, la dinamica resta quindi coerente con una fase di consolidamento all’interno di un trend ancora costruttivo nel medio periodo.

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Area 41.500 spartiacque per il trend di breve periodo

Il livello di 41.500 punti rappresenta uno snodo particolarmente importante.

Una violazione decisa di questa soglia aumenterebbe la probabilità di una prosecuzione della correzione verso i livelli successivi di supporto, coerenti con le estensioni tipiche dei ritracciamenti:

  • 50% del rialzo, in area 39.500

  • 61,8% del rialzo, in area 37.500

Al contrario, la tenuta di questa fascia potrebbe favorire un tentativo di recupero verso 45.000–45.500 punti, prima area di resistenza significativa.

Secondo la teoria delle onde di Elliott, le correzioni raramente si sviluppano in modo lineare ma tendono a seguire una struttura articolata composta da tre movimenti principali, identificati come onda A, onda B e onda C.

L’onda A rappresenta la prima fase di presa di profitto dopo un trend rialzista esteso ed è spesso accompagnata da un aumento della volatilità e da un deterioramento del momentum. Non di rado questa prima gamba ribassista si arresta proprio in prossimità del 38,2% di ritracciamento Fibonacci, livello coerente con la fase attuale del mercato italiano.

Successivamente si sviluppa l’onda B, cioè un movimento di recupero che può riportare i prezzi verso i massimi precedenti o comunque recuperare una parte significativa del ribasso. Questa fase spesso genera configurazioni grafiche come doppi massimi, pullback verso trendline violate o test di resistenze statiche particolarmente osservate dal mercato.

Infine si sviluppa l’onda C, che rappresenta generalmente la fase più direzionale della correzione e che tende frequentemente ad estendersi verso livelli di ritracciamento più profondi, tipicamente compresi tra il 50% e il 61,8% del movimento rialzista precedente.

Questo schema riflette una dinamica psicologica abbastanza tipica dei mercati:

  • una prima fase di riduzione del rischio

  • un tentativo di ritorno al trend precedente

  • una seconda fase di debolezza che completa il processo correttivo

Naturalmente non tutte le correzioni evolvono in modo completo secondo questa struttura, ma la presenza del primo supporto sul 38,2% suggerisce che il mercato si trova in una fase tecnica coerente con una normale pausa all’interno di un trend rialzista di medio periodo.


Energia, tassi e geopolitica tornano protagonisti

Il contesto macro continua a rappresentare un driver importante per i mercati azionari.

Il ritorno del petrolio sopra i 100 dollari al barile aumenta infatti il rischio di nuove pressioni inflazionistiche, riducendo la probabilità di un allentamento rapido della politica monetaria.

Rendimenti obbligazionari ancora elevati tendono inoltre a penalizzare le valutazioni dei titoli growth e dei settori più ciclici, contribuendo ad aumentare la volatilità degli indici azionari.

In questo scenario gli investitori mostrano una maggiore attenzione alla qualità dei bilanci, ai flussi di cassa e alla sostenibilità degli utili.


Sintesi

L’ETF e l’indice forniscono quindi un messaggio coerente: la correzione in corso non ha ancora compromesso la struttura rialzista di medio periodo, ma il mercato si trova in una fase delicata in cui i supporti tecnici assumono un ruolo determinante.

La tenuta della media mobile a 50 settimane rappresenta un primo segnale di stabilizzazione, ma sarà necessario il recupero delle resistenze più vicine per confermare la ripresa del trend positivo.

Nel breve periodo, l’area 41.500 punti resta il principale livello da monitorare per valutare la direzione del prossimo movimento del FTSE MIB.