Asia-Pacific in negativo ma il Nikkei 225 guadagna lo 0,40%

di FTA Online News pubblicato:
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Dopo un'altra seduta in negativo per Wall Street (i tre principali indici newyorkesi si sono tutti deprezzati di circa lo 0,60% martedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza ribassista è stata confermata, per quanto con un tono maggiormente contrastato. Gli investitori continuano a focalizzarsi sull'estrema incertezza riguardante gli sviluppi del conflitto in Medio Oriente. Come suo solito Donald Trump si è smentito annunciando una proroga del cessate-il-fuoco, anche se non ha dato una tempistica precisa. Certo è che l'Iran ha ribadito che non parteciperà alla nuova sessione di negoziati in Pakistan, definendola una "perdita di tempo". Mentre lo Stretto di Hormuz rimane di fatto chiuso i corsi del greggio sono comunque in arretramento dopo i netti guadagni registrati martedì. E il clima negativo per la regione si concretizza in un calo intorno allo 0,40% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in declino di circa lo 0,30% a fronte di un rafforzamento superiore allo 0,10% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 guadagna lo 0,40% (segno opposto per l'indice più ampio Topix, deprezzatosi dello 0,67%). Sul fronte macroeconomico, in marzo le esportazioni dal Giappone sono rimbalzate dell'11,7% annuo, in decisa accelerazione rispetto al progresso del 4,0% della lettura finale di febbraio (16,8% in gennaio) e sopra all'11,0% del consensus. Le importazioni sono invece salite del 10,9% annuo, contro il 10,3% precedente (2,6% il calo di gennaio), in questo caso sotto al rialzo del 7,1% stimato dagli economisti. Il risultato è stato un surplus della bilancia commerciale aumentato a 667,0 miliardi di yen (3,57 miliardi di euro) dai 44,3 miliardi (237 milioni di euro) di febbraio. Il dato si confronta con l'avanzo di 559,4 miliardi (2,99 miliardi di euro) del marzo 2025 e con quello da 1.106,0 miliardi (5,91 miliardi di euro) del consensus.

Contrastate le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop agli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 guadagnano circa lo 0,40% e lo 0,50% rispettivamente, contro un progresso intorno allo 0,80% per lo Shenzhen Composite. Molto male invece Hong Kong: l'Hang Seng segna infatti un declino di circa l'1,40% (fa anche peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con una flessione intorno all'1,60%). A Sydney è stato dell'1,18% il calo dell'S&P/ASX 200 in chiusura, mentre a Seoul il Kospi guadagna lo 0,40% su nuovi massimi storici. In marzo i prezzi alla produzione sono cresciuti in Corea del Sud del 4,1% annuo, in ulteriore accelerazione rispetto al 2,5% della lettura finale di febbraio (e all'1,9% dei tre mesi precedenti). Su base sequenziale l'indice è invece salito dell'1,6% contro lo 0,6% di febbraio (0,7% il rialzo di gennaio).

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