Asia-Pacific in positivo. Nikkei 225 segna un rally del 5,58%
pubblicato:Dopo una seduta di netto recupero per Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq Composite, apprezzatosi del 2,02% mercoledì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza si è fatta più contrastata, nonostante un ritorno in rally di Tokyo da lungo stop per le festività della ?gata renky? (la Settimana d'oro). Gli investitori non si curano molto delle ennesime minacce di Donald Trump, che ha promesso bombardamenti "a un livello molto più elevato" se l'Iran non accettasse un accordo di pace. Protagonista sui listini è la tecnologia e l'ottimismo sul boom dell'intelligenza artificiale. Advanced Micro Devices (Amd) è rimbalzata del 18,61% mercoledì, in scia a trimestrale e guidance superiori alle attese, e di fatto tutti i migliori titoli del Nasdaq sono stati quelli del settore dei chip. A Tokyo, poi, la conglomerata tecnologica SoftBank Group è decollata del 18,43% contribuendo alla giornata decisamente positiva del listino nipponico. Il clima comunque contrastato per la regione si concretizza in un indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, che si muove intorno la parità.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è invariato a fronte di uno yen parimenti poco mosso sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 rimbalza del 5,58% (fa peggio l'indice più ampio Topix, comunque in rally del 3,00%). Dai verbali relativi al meeting di 18-19 marzo della Bank of Japan (BoJ) emerge la convinzione che il costo del denaro continuerà a essere aumentato in linea con i miglioramenti dell'economia e dei prezzi. Diversi rappresentanti dell'istituto centrale nipponico hanno tuttavia spiegato di ritenere che sarebbe necessario alzare il costo del denaro qualora lo choc energetico causato dalla guerra in Iran si prolungasse e destasse preoccupazioni per gli effetti a catena sull'inflazione generale. Un membro del board ha sottolineato che la BoJ dovrebbe aumentare i tassi "senza lunghi intervalli", mentre un altro ha dichiarato che dovrebbe farlo "senza esitazione" se l'economia non mostrasse segni di deterioramento per il conflitto in Medio Oriente. Nel meeting come previsto la BoJ aveva confermatp ancora i tassi el Sol Levante sui massimi dal 1995 dello 0,75% raggiunto in dicembre con un incremento di 25 punti base.
Tutte in positivo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop agli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 guadagnano circa lo 0,50% entrambi, contro un progresso intorno all'1,20% per lo Shenzhen Composite. Molto bene Hong Kong: l'Hang Seng segna infatti un rialzo di circa l'1,60% (fa poco peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con una crescita intorno all'1,40%). A Seoul è superiore all'1% l'espansione del Kospi, mentre a Sydney è stato dello 0,96% il guadagno dell'S&P/ASX 200 in chiusura della sessione. In marzo la bilancia commerciale dell'Australia è scivolata a sorpresa in deficit su base rettificata stagionalmente per 1,84 miliardi di dollari australiani, dopo il surplus di 5,03 miliardi di febbraio (2,26 miliardi in gennaio) e contro l'avanzo di 4,38 miliardi del consensus. Le esportazioni dall'Australia sono calate del 2,7% su base sequenziale (4,2% il precedente declino), contro il rimbalzo del 14,1% delle importazioni (2,7% la flessione di febbraio).
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