Asia-Pacific in positivo. Per Nikkei 225 rialzo dello 0,44%

di FTA Online News pubblicato:
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Dopo un'altra seduta in netto recupero per Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi ancora il Nasdaq Composite, apprezzatosi dell'1,96% martedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza rialzista è stata complessivamente confermata. Tra gli investitori prevale l'ottimismo per una soluzione negoziale della crisi in Medio Oriente. Fonti della Casa Bianca, citate dalla Cnbc, hanno dichiarato che è in corso un secondo round di trattative tra Washington e Iran, dopo quelle fallimentari in Pakistan. "Siamo stati contattati dalla controparte. Desiderano ardentemente raggiungere un accordo", ha invece sottolineato Donald Trump. Primi effetti di questo ottimismo si sono visti nell'andamento dei corsi del greggio, ancora in calo dopo il crollo del 7,87% registrato martedì al New York Mercantile Exchange dal Wti. E il clima di fiducia si concretizza in un progresso ampiamente superiore all'1% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è sostanzialmente invariato a fronte di un declino di circa lo 0,10% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 guadagna lo 0,44% (andamento praticamente uguale per l'indice più ampio Topix, apprezzatosi dello 0,40%). Sul fronte macroeconomico, deterioramento per la fiducia delle aziende manifatturiere del Giappone. Il Reuters Tankan, indice che anticipa l'omonimo sondaggio trimestrale della Bank of Japan (BoJ), è infatti sceso in aprile su 7 punti dai 18 punti di marzo, quando si era attestato sui massimi dai 22 punti del dicembre 2021. L'indice si conferma comunque in positivo per il tredicesimo mese consecutivo. In febbraio gli ordinativi di macchinari industriali core (escludendo cioè quelli per la generazione elettrica e quelli navali) sono invece rimbalzati in Sol Levante del 24,7% annuo, in decisa accelerazione rispetto al 13,7% di gennaio e ampiamente sopra al progresso dell'8,5% del consensus. Su base sequenziale rettificata stagionalmente gli ordini sono invece saliti del 13,6% contro il precedente calo del 5,5% e il declino dell'1,1% stimato dagli economisti.

Contrastate le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop agli scambi lo Shanghai Composite si muove appena sopra la parità, contro declini di circa lo 0,40% e lo 0,80% rispettivamente per Shanghai Shenzhen Csi 300 e Shenzhen Composite. In positivo Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in rialzo di circa lo 0,40% (fa anche meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con una crescita intorno allo 0,60%). A Sydney si è limitato allo 0,09% il rialzo dell'S&P/ASX 200 in chiusura della sessione, mentre a Seoul è superiore al 2% l'espansione del Kospi. In marzo l'export dalla Corea del Sud (sesto maggiore esportatore al mondo) è decollato del 49,2% annuo, in decisa accelerazione rispetto al rimbalzo del 28,7% di febbraio (33,8% in gennaio) e sopra al 48,3% della lettura preliminare diffusa a inizio mese. Le importazioni sono invece salite del 13,2% annuo contro il 7,5% precedente (11,6% l'incremento di gennaio), in questo caso in linea con il dato flash. Il risultato è stato un surplus della bilancia commerciale cresciuto ulteriormente a 26,24 miliardi di dollari dai 15,38 miliardi di febbraio (8,72 miliardi in gennaio), contro i 25,74 miliardi della lettura preliminare.

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