Asia-Pacific in rialzo. A Tokyo Nikkei 225 guadagna il 2,08%
pubblicato:Dopo una chiusura d'ottava in recupero per Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq Composite, apprezzatosi dell'1,30% venerdì), con l'inizio della nuova settimana sui mercati asiatici la tendenza in positivo è stata confermata.
Come nota la Cnbc, permane un certo ottimismo da parte degli investitori per un possibile accordo tra Washington e Teheran anche se si è affievolito nel fine settimana, dopo che l'Iran ha negato di avere intrapreso negoziati diretti con gli Usa sull'apertura dello Stretto di Hormuz (e la notizia ha spinto di nuovo al rialzo il prezzo del petrolio).
Settimana scorsa lo U.S. Secretary of the Treasury (ministro del Tesoro di Washington) Scott Bessent aveva lasciato intendere alla Cnbc che un'intesa fosse imminente ma domenica Donald Trump ha dichiarato ad Axios che gli Usa stanno "negoziando solo parzialmente" e che vogliono che l'Iran senta la pressione economica. La tendenza positiva per la regione si concretizza comunque con un rialzo intorno allo 0,70% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in rialzo di oltre lo 0,10% contro un indebolimento di quasi lo 0,40% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 guadagna il 2,08% (fa peggio l’indice più ampio Topix, apprezzatosi comunque dello 0,63%).
Sul fronte macroeconomico, in luglio i prestiti erogati dagli istituti di credito del Giappone sono saliti del 5,4% annuo (5,7% la crescita di maggio e giugno), a quota 679.198 miliardi di yen, pari a 3.714 miliardi di euro al cambio attuale. Escludendo i trust l'aumento dei prestiti è stato invece del 5,9% annuo contro il 6,2% di maggio e giugno (5,9% anche in aprile).
L'Ufficio di Gabinetto nipponico ha comunicato che il mese scorso l’Economy Watchers corrente (sondaggio che determina la fiducia tra i lavoratori del Sol Levante in relazione all'attività economica e permette di anticipare la spesa dei consumatori) è salito ulteriormente su 45,7 punti dai 44,0 punti di giugno (43,6 punti in maggio), contro la crescita a 44,6 punti del consensus.
In luglio l'indice dei prezzi al consumo è salito in Cina dello 0,5% annuo, in ulteriore frenata rispetto all'1,0% di giugno (e all'1,2% di aprile e maggio) e sotto allo 0,8% atteso dal mercato. Su base sequenziale l'indice dei prezzi è invece calato dello 0,1% contro lo 0,3% precedente (0,1% era stato anche il declino di maggio) e l'inflazione dello 0,2% prevista dagli economisti.
Complessivamente in positivo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop agli scambi Shanghai Composite e Shenzhen Composite guadagnano circa lo 0,50% e lo 0,30% rispettivamente, mentre lo Shanghai Shenzhen Csi 300 si muove poco sotto la parità. Bene Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in rialzo di circa lo 0,80% (fa anche meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con un progresso intorno allo 0,90%). A Seoul è di circa lo 0,50% la crescita del Kospi, mentre a Sydney è stato dello 0,33% il declino dell'S&P/ASX 200 in chiusura della sessione.
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