Daniel Trandafir resta in carcere per il femminicidio di Daniela Florea, perché non viene convalidato il fermo
pubblicato:Per Daniel Trandafir non si configura il pericolo di fuga, tuttavia la gip Anna Iadicicco ha disposto la custodia cautelare in carcere. Cos'è successo nella notte tra il 9 e il 10 luglio in via Paisiello 17, a Torino

La gip Anna Iadicicco non ha convalidato l'arresto di Daniel Trandafir, ma l'idraulico 45enne resta in carcere. È la nuova mossa della giurisprudenza nei confronti dell'indagato, fermato nel contesto delle indagini per il femminicidio di Daniela Florea. La donna, 36 anni, è stata trovata cadavere nel suo appartamento di via Paisiello 17, nel quartiere Barriera di Milano a Torino. Il corpo, ricordiamo, era avvolto in un lenzuolo e nascosto all'interno del contenitore del letto matrimoniale.
Perché la gip non ha convalidato il fermo di Daniel Trandafir
La notizia arriva dal Corriere della Sera. Venerdì 7 agosto Daniel Trandafir, indiziato di femminicidio per la morte dell'ex compagna Daniela Florea, è comparso di fronte al giudice per le indagini preliminari Anna Iadicicco. L'arresto è avvenuto mercoledì 5.
Trandafir non ha risposto alle domande e si è avvalso della facoltàd i non rispondere. La gip non ha convalidato l'arresto ma ha comunque disposto la custodia cautelare in carcere. La decisione è motivata dall'assenza di un reale pericolo di fuga da parte dell'uomo.
Come spiega il professor Giorgio Spangher su Giustizia Insieme, in questi casi la decisione del giudice per le indagini preliminari crea un nuovo titolo del procedimento. L'arresto e la sua convalida sono fasi autonome, dunque il gip può ritenere non opportuno convalidare il fermo deciso dalla polizia giudiziaria, ma disporne comunque la permanenza in carcere sulla base di fondamentali requisiti (ad esempio, i gravi indizi di colpevolezza).
Il femminicidio di Daniela Florea
I fatti, secondo gli accertamenti, risalgono alla notte tra il 9 e il 10 luglio. Daniela Florea, 36 anni, da tempo aveva interrotto la relazione con l'ex compagno Daniel Trandafir e si era trasferita al terzo piano di una palazzina di via Paisiello 17, a Torino. L'uomo aveva scelto di andare a vivere nello stesso quartiere.
Nella tarda serata di lunedì 20 luglio alcuni residenti avevano notato un cattivo odore che infestava l'intero condominio. Da giorni non incontravano più Daniela, che era solita portare a passeggio il suo cagnolino e fare colazione al bar sotto casa. Soprattutto, da giorni la donna non si presentava all'ospedale Regina Margherita dove lavorava per un'impresa di pulizie. Ancora, da tempo i vicini vedevano Trandafir insieme al figlio di 6 anni, ma senza la compagnia di Daniela. "È andata in vacanza", avrebbe risposto a chiunque chiedesse di lei.
Ricevuto l'allarme, gli agenti della Squadra Mobile agli ordini del dirigente Davide Corazzini sono entrati nell'appartamento e hanno trovato il macabro fagotto presente all'interno del letto contenitore. I sospetti del pm Delia Boschetto si sono subito concentrati su Trandafir. Mercoledì 5 agosto l'uomo è stato arrestato.
Le indagini
Il femminicidio, secondo le prime ricostruzioni degli investigatori, si sarebbe consumato in un contesto di rancori e gelosie. Come ricostruisce La Stampa in un articolo del 7 agosto, Daniela Florea avrebbe spesso comunicato agli amici di subire le gelosie e le manie di controllo dell'ex compagno, che sarebbe arrivato a perseguitarla.
Per questo la 36enne aveva scelto di separarsene e cercare una vita lontano da lui. A incastrare l'uomo sarebbero state le immagini delle telecamere di videosorveglianza che lo avrebbero immortalato la mattina del 10 luglio mentre si allontanava dalla palazzina. A collocarlo sulla scena del delitto sarebbero anche le celle telefoniche agganciate dal suo dispositivo. Dati oggettivi, questi, che contraddicono la versione fornita dall'uomo durante il primo interrogatorio, quando ha detto che in quei giorni non si trovava a Torino.
Ancora, gli investigatori non escludono l'ipotesi che il figlio di 6 anni si trovasse all'interno dell'appartamento mentre la madre veniva uccisa, anche se ciò non sottintende che il bambino abbia assistito al delitto. Le indagini della Procura di Torino proseguono. Secondo l'autopsia, Daniela Florea sarebbe morta per un'asfissia meccanica. Il corpo presentava un violento trauma cranico dovuto a una compressione esercitata sul volto e sul collo.