La vera storia dietro La Locomotiva di Francesco Guccini, ovvero la vicenda dell'anarchico Pietro Rigosi

di Luca Mastinu pubblicato:
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Una bugia detta al collega macchinista, una locomotiva lanciata a tutta velocità e lo schianto: a Pietro Rigosi amputeranno una gamba. Cos'è successo il 20 luglio 1893

La vera storia dietro La Locomotiva di Francesco Guccini, ovvero la vicenda dell'anarchico Pietro Rigosi

Se apriamo l'edizione del 6 agosto 1893 del Corriere Illustrato delle Famiglie, a pagina 2, troviamo l'incisione di un disastro ferroviario e dell'effige di un uomo. Sotto la riproduzione leggiamo un nome: Pietro Rigosi. Il cronista lo indica come un "fuochista impazzito" dopo i fatti del 20 luglio. Rigosi, infatti, è salito al comando di una locomotiva in sosta alla stazione di Poggio Renatico e l'ha lanciata a 50 km/h verso la stazione di Bologna, dove ha fermato la sua corsa su un binario morto. Tra le ferraglie, Rigosi è stato recuperato gravemente ferito. Questa vicenda ha ispirato il testo de La Locomotiva di Francesco Guccini, scomparso all'età di 86 anni.

Di cosa parla La Locomotiva di Francesco Guccini

Come anticipato, quando Francesco Guccini scrisse il testo de La Locomotiva - dall'album Radici, 1972 - si ispirò alla vicenda di Pietro Rigosi, un fuochista (aiuto macchinista, più semplicemente) di 28 anni. Il cantautore, da oggi grande assente della musica italiana, venne a conoscenza di quel fatto dopo aver letto il libro di Mario Bianconi, Trent'anni di Officina, e ne rimase affascinato al punto da volergli dedicare un brano.

Nel suo testo, il cantautore modenese rappresentò Rigosi come un eroe proletario, e ricostruì il suo gesto come un grido anarchico di protesta:

Conosco invece l'epoca dei fatti, qual era il suo mestiere
I primi anni del secolo, macchinista, ferroviere
I tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti
Sembrava il treno anch'esso un mito di progresso, lanciato sopra i continenti.

Rigosi, infatti, il 20 luglio 1893 approfittò di una distrazione del macchinista e prese il controllo di una locomotiva a Poggio Renatico, lanciandosi a 50 km/h lungo la ferrovia fino alla stazione di Bologna, dove la sua corsa si arrestò con uno schianto contro un binario morto.

La corsa di Pietro Rigosi

I dettagli restano confusi. Ad esempio, non è dato sapere se Pietro Rigosi abbia preso il controllo della locomotiva alle 5 del mattino o alle 17 del 20 luglio 1893. Il giorno successivo, il 21 luglio 1893, il Corriere della Sera riporta i fatti delle ore precedenti.

All 5.45 del mattino del 20 luglio il treno merci 1343 parte da Padova con direzione Bologna. Sulla locomotiva ci sono il macchinista Carlo Rimondi e il fuochista Pietro Rigosi. Secondo la versione del Corriere, una volta che il convoglio ha raggiunto la stazione di Poggio Renatico, Rigosi dice al collega: "Corri subito dal capostazione, t'ha chiamato perché occorre una visita all'ultima carrozza, pare che le ruote si siano troppo riscaldate". Rimondi lo asseconda, senza sospettare alcunché.

Quindi Rigosi attende che Rimondi si allontani abbastanza, scende dalla locomotiva e stacca i ganci che la assicurano al convoglio merci. Subito dopo, "senza muover sillaba", avvia la "macchina" e parte verso Bologna "a tutto vapore". Durante il tragitto, i capistazione degli scali di Galliera, San Pietro in Casale, San Giorgio di Piano e via discorrendo sventolano le loro bandierine per indicargli di fermarsi, ma il 28enne continua la sua corsa.

Le comunicazioni tra le varie stazioni arrivano, frenetiche, via telegrafo, fino allo scalo di destinazione. Il capostazione dello scalo principale di Bologna, il cavalier Sacchi, dispone che la corsa di Rigosi venga indirizzata verso un binario morto della banchina destinata ai convogli merci, a porta Lame. La locomotiva di Rigosi, quindi, arriva.

"Pallido in viso, con gli occhi fuori dall'orbita"

Nello stesso numero del Corriere della Sera si parla anche del momento in cui alcuni impiegati della stazione di Bologna, in attesa e apprensione per un evento che potrebbe degenerare in tragedia, quando passa la locomotiva del treno merci 1343 riescono a intravedere Pietro Rigosi al suo comando.

Il 28enne si presenta "pallido in viso, con gli occhi fuori dall'orbita, ed i capelli ritti". Rigosi "tenevasi fermo, con una mano attaccata ad una leva". Poi lo schianto. Rigosi precipita "fra i frantumi di carrozza" che lo nascondono per metà.

Le conseguenze del disastro

Lo schianto rende Rigosi "orribilmente manconcio", scrive il Corriere Illustrato delle Famiglie il 6 agosto 1893. Tuttavia, il 28enne sopravvive all'impatto, anche se gli amputano una gamba e dovrà sopportare numerose cicatrici sul viso. Due mesi dopo il suo ingresso in ospedale, termina la sua lunga degenza.

Quali siano state le ragioni del suo gesto non è mai stato chiarito. Il Resto del Carlino dell'epoca, riprendendo una documentazione della Gazzetta Piemontese, riporta che durante il ricovero, Rigosi, al cronista che lo sta intervistando dice: "Che importa morire? Meglio morire che essere legato!". Il suo è stato un gesto di protesta contro le condizioni di lavoro dei ferrovieri? Nessuna conseguenza penale per Rigosi, solo l'esonero dal lavoro per motivi di salute, seconedo le fonti dell'epoca.