Asia-Pacific in ribasso. A Tokyo il Nikkei 225 perde l'1,49%
pubblicato:Dopo una seduta contrastata per Wall Street (in negativo dei tre principali indici newyorkesi il solo Nasdaq Composite, in calo dello 0,22% martedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza si è consolidata complessivamente al ribasso.
Mentre prosegue il sell-off abbattutosi sui titoli del comparto dei chip (aggravato da una trimestrale sotto alle attese per il colosso sudcoreano delle memorie Sk Hynix), l'ottimismo per una possibile soluzione negoziale del conflitto in Medio Oriente lascia il passo a nuovi timori dopo che a sorpresa l'Iran ha lanciato un nuovo attacco missilistico contro basi Usa nella regione.
Il primo risultato è una nuova impennata dei corsi del greggio, dopo il crollo del 4% registrato martedì, e il clima decisamente negativo per la regione si concretizza in un declino intorno al 2% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in contrazione di circa lo 0,10% contro un rafforzamento di quasi lo 0,30% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 perde l'1,49% (segno opposto per l’indice più ampio Topix, apprezzatosi invece dello 0,26%).
Come già successo nella precedente sessione, anche in Sol Levante i titoli legati al comparto dei semiconduttori sono particolamente colpiti, con i ribassi più netti registrati da Tokyo Electron e dall'ex divisione di Toshiba Kioxia (in flessione tra il 13% e il 14%). Scivolone di quasi il 10% invece per la conglomerata tecnologica SoftBank Group, che sconta la significativa esposizione al segmento dell'intelligenza artificiale (e la partecipazione nella britannica Arm Holdings).
Tutte in positivo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop agli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 guadagnano circa lo 0,30% e lo 0,60% rispettivamente, contro una crescita intorno allo 0,80% per lo Shenzhen Composite.
Molto bene Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in rialzo di circa l'1,60% (fa anche meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con un progresso superiore al 2%). A Seoul è intorno all'8% l'ennesimo crollo del Kospi, mentre a Sydney è stata dell'1,01% l'espansione dell'S&P/ASX 200 a fine giornata.
Nel secondo trimestre 2026 il tasso d'inflazione ha segnato in Australia un rallentamento sul 3,8% annuo dal 4,1% precedente, contro la lettura invariata sul 4,1% del consensus. Su base sequenziale l'indice dei prezzi al consumo è invece calato a sorpresa dello 0,1% contro il progresso dell'1,4% dei primi tre mesi dell'anno e la crescita dello 0,7% stimata dagli economisti.
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