Asset allocation: i quattro mercati che stanno guidando il mondo finanziario

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
6 min

Azionario globale ed emergenti restano costruttivi, ma il vero equilibrio dipenderà ancora dalla Fed e dal dollaro

Asset allocation: i quattro mercati che stanno guidando il mondo finanziario
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I quattro mercati che stanno guidando il mondo finanziario

Asset allocation: i quattro mercati che stanno guidando il mondo finanziario

Guardando questi quattro grafici si capisce abbastanza bene quale sia oggi il vero scenario macro che i mercati stanno scontando.

Non siamo in un contesto da recessione classica.
Ma nemmeno in uno scenario di crescita lineare e tranquilla.

Il quadro che emerge è quello di un’economia globale che continua a rallentare gradualmente senza però collassare, mentre inflazione, energia e geopolitica restano elementi molto presenti nelle aspettative degli investitori.

Ed è proprio questo mix che spiega il comportamento molto diverso delle quattro grandi asset class mostrate nei grafici:

  • bond governativi USA;

  • materie prime;

  • azionario globale sviluppato;

  • mercati emergenti.


Bond USA: il mercato continua a non credere a un ritorno rapido ai tassi bassi

Il grafico dei Treasury decennali americani resta probabilmente uno dei più importanti da monitorare.

Dopo il grande ribasso del 2021-2023, i bond hanno smesso di scendere violentemente ma non sono ancora riusciti a costruire un vero trend rialzista strutturale.

I prezzi continuano infatti a muoversi:

  • sotto la media mobile esponenziale di lungo periodo a 100 settimane;

  • all’interno di una struttura laterale;

  • con rendimenti ancora elevati.

Ed è un messaggio molto chiaro: il mercato non crede ancora a un ritorno rapido ai tassi ultra-bassi del passato.

La Fed oggi si trova in una posizione molto delicata:

  • la crescita rallenta ma non crolla;

  • il lavoro resta relativamente solido;

  • l’inflazione salariale sta migliorando;

  • ma energia e materie prime rischiano di mantenere alta la pressione sui prezzi.

Per questo i bond non riescono ancora a ripartire davvero.

E finché i Treasury resteranno deboli sarà difficile immaginare uno scenario di politica monetaria molto accomodante.


Materie prime: il mercato continua a prezzare scarsità e tensioni geopolitiche

Il Bloomberg Commodity Index probabilmente è il grafico che meglio racconta gli ultimi anni.

Dopo la lunga fase laterale del 2022-2024, le commodity hanno ripreso forza in modo molto deciso:

  • petrolio;

  • rame;

  • gas;

  • metalli industriali;

  • materie prime agricole.

Il mercato continua infatti a scontare:

  • tensioni geopolitiche;

  • rischio energetico;

  • sottoinvestimenti produttivi;

  • domanda legata alla transizione energetica;

  • reshoring industriale;

  • crescita dei mercati emergenti.

Dal punto di vista tecnico il breakout sopra le vecchie resistenze di lungo periodo è molto importante perché segnala come il mercato continui a vedere uno scenario di inflazione strutturalmente più alta rispetto al decennio post-2008.

Ed è esattamente questo il motivo per cui:

  • le banche centrali restano prudenti;

  • i bond non riescono a ripartire;

  • e gli investitori continuano a cercare esposizione reale su energia e commodity.


MSCI World: il trend rialzista di lungo periodo resta intatto

Il quadro dell’azionario globale sviluppato resta invece sorprendentemente robusto.

L’MSCI World (esclusi emergenti) continua infatti a muoversi sopra la media mobile esponenziale a 100 settimane, che negli ultimi anni ha funzionato molto bene come spartiacque strategico tra fasi rialziste e fasi di stress.

Anche la correzione legata:

  • alla guerra;

  • ai timori inflazionistici;

  • ai tassi elevati;

  • alle tensioni energetiche,

al momento appare più come una fase di consolidamento che come un’inversione strutturale ribassista.

Questo perché il mercato continua a credere in alcuni driver molto forti:

  • AI;

  • digitalizzazione;

  • cloud;

  • semiconduttori;

  • produttività tecnologica;

  • utili ancora resilienti.

Certo, le valutazioni USA restano elevate e il mercato è molto concentrato sulle mega cap tecnologiche, ma finché liquidità, utili e narrativa AI continueranno a sostenere Wall Street sarà difficile assistere a un vero bear market strutturale.


Emergenti: il grafico forse più interessante di tutti

Probabilmente però il grafico più interessante è quello dell’MSCI Emerging Markets.

Per anni gli emergenti sono rimasti bloccati:

  • dal dollaro forte;

  • dai tassi USA elevati;

  • dalla debolezza cinese;

  • dalle tensioni geopolitiche.

Adesso però qualcosa sembra stare cambiando.

Il recupero sopra la media mobile esponenziale a 100 settimane di lungo periodo e la forte accelerazione degli ultimi trimestri mostrano infatti:

  • ritorno dei flussi;

  • maggiore fiducia sulla crescita asiatica;

  • ripartenza della domanda globale;

  • interesse crescente verso economie meno indebitate dell’Occidente.

E soprattutto c’è un elemento fondamentale: gli emergenti tendono a performare molto bene quando il dollaro smette di rafforzarsi.

Se infatti:

  • la Fed resterà ferma;

  • i salari USA continueranno a rallentare;

  • l’inflazione non esploderà di nuovo,

il dollaro potrebbe indebolirsi ulteriormente e questo rappresenterebbe un contesto molto favorevole per:

  • Asia;

  • India;

  • America Latina;

  • commodity;

  • equity emergente.

Non a caso molti grandi investitori stanno aumentando progressivamente l’esposizione sugli emergenti proprio in questa fase.


Il vero tema dei prossimi mesi: soft landing o ritorno dell’inflazione?

Alla fine tutto ruota sempre attorno alla stessa domanda.

L’economia globale riuscirà davvero a ottenere:

  • crescita moderata;

  • inflazione sotto controllo;

  • tassi stabili;

  • utili resilienti?

Oppure petrolio, energia e geopolitica riporteranno inflazione e tensioni sui tassi?

Perché oggi i mercati stanno chiaramente scommettendo ancora sul primo scenario: soft landing.

Ed è questo che sostiene:

  • azioni;

  • emergenti;

  • tecnologia;

  • asset rischiosi.

Ma contemporaneamente la forza delle commodity e la debolezza dei bond ricordano che il rischio inflazione non è affatto sparito.

Ed è proprio questo equilibrio instabile che renderà i prossimi mesi probabilmente molto interessanti — e molto più volatili — per tutte le asset class globali.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.