Crisi USA-Iran di nuovo in alto mare. Petrolio di nuovo in rialzo

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
4 min

Per Trump è inaccettabile la risposta iraniana alle proposte USA. Riprendono quota i prezzi del greggio e le valutazioni degli ETF indicizzati al barile. L’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping rischia di partire in salita. Intanto Saudi Aramco riesce a bilanciare la crisi. Ecco il quadro

Crisi USA-Iran di nuovo in alto mare. Petrolio di nuovo in rialzo
Il partner ideale che ti supporta nell'investimento azionario. Analisi quotidiane e approfondimenti su tutti i titoli della Borsa Italiana, sugli ETF/ETN, sui titoli quotati a Wall Street e nelle principali piazze azionarie europee. I livelli operativi suggeriti dal nostro algoritmo. Non perdere l'occasione, ti aspettiamo su www.megatrader.it

Uno degli ETF più importanti sul petrolio, messo a disposizione anche da Borsa Italiana, è il WisdomTree Brent Crude Oil (JE00B78CGV99) in euro, che in queste ore, con le nuove incertezze sull’evoluzione della crisi del Golfo, segna un rialzo del 2,05% a 75,12 euro.
Il fondo ha chiuso la seduta del 27 febbraio 2026, il giorno immediatamente precedente gli attacchi di Stati Uniti e Israele all’Iran, a quota 47,84 euro. Da allora ha quindi guadagnato poco meno del 60%, ma ovviamente ha esposto i propri investitori all’estrema incertezza delle trattative tra Washington e Teheran.

A Piazza Affari tratta anche il suo ‘cugino americano’, il WisdomTree WTI Crude Oil (GB00B15KXV33) anch’esso in euro, che passa di mano in queste ore a 13,1 euro (+2,44%) dopo aver guadagnato il 50% dallo scoppio delle ostilità.
Sono due fondi dimensioni notevoli, appunto, e quindi più liquidi.
Il primo vale, secondo JustETF, 781 milioni di euro, il secondo 945 milioni. Naturalmente subiscono l’estrema incertezza di questa fase.

Quando la scorsa settimana è sbocciato l’ottimismo su una nuova fase negoziale l’ETF sul Brent ha perso l’8,6% in una sola seduta e al cessate il fuoco di due settimane dello scorso 8 aprile questo strumento ha perso in un giorno l’11% del proprio valore. Scottarsi è facile insomma. Oggi però la nova incertezza porta acquisti, che si riflettono anche a Piazza Affari in acquisti sul comparto: Eni +1,14%, Saipem +2,11% e Tenaris +0,55%

Ma i movimenti partono dall'altra parte dell'Atlantico.

Petrolio, per Trump la risposta iraniana è inaccettabile, ecco cosa sappiamo

La situazione in quasi due mesi e mezzo non è migliorata molto e la tardiva risposta iraniana alla proposta statunitense è stata seccamente bocciata poche ore fa dallo stesso presidente Donald Trump che ha dichiarato: “Non mi piace – TOTALMENTE INACCETTABILE”.

Il quadro non è chiaro nei dettagli, ma sicuramente il negoziato ha registrato un arresto.
Le richieste di risarcimenti per la guerra e del riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz hanno bloccato la mediazione.

Teheran avrebbe anche chiesto la fine del blocco navale USA alle sue navi e l’interruzione delle sanzioni USA che da anni la impoveriscono.

Non sono chiare neanche le posizioni delle due parti sul nodo fondamentale dell’arricchimento del nucleare iraniano. Secondo alcune ricostruzioni ci sarebbero state delle aperture degli ayatollah su questo fronte, secondo altri osservatori i segnali sarebbero stati insufficienti anche su questo fronte.

  • Portafogli settimanali FTAOnline. Segnali operativi a scelta su: Etf azionario globale - Etf leva 3 long su azioni, bond, commodity, forex - Etf leva a 3 short su azioni, bond, commodity - Principali titoli del Ftse Mib - Titoli tecnologici USA del paniere Fang+ - Maggiori titoli dell’Eurostoxx 50 - Titoli del paniere Granolas (11 grandi aziende europee). Per avere maggiori informazioni ufficiostudi@ftaonline.com o +39 375 642 2515 anche via WhatsApp. Acquista il servizio a condizioni particolarmente vantaggiose a https://buy.stripe.com/9B63cugAx4Ycc7xdsj53O3n

Cina, il dossier iraniano all'incontro di Trump con Xi Jinping

Eppure sicuramente lo stesso Trump aveva carezzato l’idea di presentarsi al presidente cinese Xi Jinping come pacificatore questa settimana.

L’inquilino della Casa Bianca sarà infatti in Cina da mercoledì 13 maggio a venerdì 15 maggio questa settimana: è la prima volta di un presidente USA nella Repubblica Popolare in quasi un decennio, ricorda la BBC.

In gioco tutto il contrasto sui dazi e la tecnologia dell’anno scorso, il tema del fentanyl e adesso anche l’Iran.
Gli attacchi a Teheran e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno colpito duramente gli interessi cinesi nell’area.

Alla fine del 2025 la Repubblica Popolare importava circa 1,4 milioni di barili al giorno dall’Iran, tra l’80% e il 90% delle sue esportazioni. Solo la lungimiranza di enormi riserve cinesi (si dice ammontino a 1,3-1,4 miliardi di barili e quindi possano coprire la domanda interna fino probabilmente a luglio), l’alternativa russa all’import di idrocarburi e l’agilità di Beijing nelle varie filiere hanno scongiurato un allarme più grave.

Ma lo spostamento delle portaerei statunitensi in Medioriente potrebbe anche cambiare la postura cinese su Taiwan e generare altre tensioni. Ci sono problemi giganteschi, insomma, attaccati alle petroliere ferme nel golfo Persico.

Petrolio, Saudi Aramco e l'oleodotto che scavalca la crisi

Ma nel frattempo proprio ieri ha sorpreso la pubblicazione dei risultati del primo trimestre di Saudi Aramco, il gigante petrolifero dell’Arabia Saudita che è riuscito a chiudere il primo trimestre del 2026 con un balzo dell’utile netto rettificato da 26,6 a 33,6 miliardi di dollari (net income adjusted).

Nonostante il mese di marzo nel periodo intercettasse già le conseguenze più fiere del nuovo conflitto, Saudi Aramco rivendicava la massima capacità, di ben 7 milioni di barili di petrolio al giorno, raggiunta dal suo oleodotto East-West Pipeline che tagliando il Paese da est a ovest si sta dimostrando una delle infrastrutture energetiche più resilienti dell’intera area.

I numeri del gruppo guidato dal presidente e CEO Amin H. Nasser sono come sempre impressionanti e contano anche 12,1 miliardi di dollari di investimenti nei tre mesi.

Uno dei pochi segnali di stabilità in un contesto sempre più incerto.

Argomenti

Petrolio