Debito USA: davvero il mondo può mettere in crisi l’America?

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
6 min

La Cina dimezza i Treasury in portafoglio, ma il debito americano resta soprattutto in mani domestiche

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Il debito USA è davvero a rischio?

Ogni volta che si parla di debito americano torna sempre la stessa domanda:
“E se la Cina smettesse di comprare Treasury?”
“E se Pechino iniziasse a venderli davvero?”
“Gli Stati Uniti rischiano una crisi del debito?”

Guardando i numeri, il cambiamento c’è stato eccome.

Nel 2015 la Cina era il principale creditore estero degli Stati Uniti:

  • deteneva circa 1.238 miliardi di dollari di Treasury;

  • rappresentava oltre il 40% dei titoli USA detenuti all’estero.

Oggi la situazione è completamente diversa:

  • la quota cinese è scesa a circa 641 miliardi;

  • il peso sul totale estero è crollato sotto il 20%.

In pratica Pechino ha quasi dimezzato l’esposizione al debito americano.

Nel frattempo:

  • il Giappone è diventato il primo detentore;

  • il Regno Unito è salito fortissimo;

  • Belgio e Lussemburgo hanno aumentato il proprio peso.

Ma attenzione: questo movimento viene spesso interpretato in modo troppo drammatico.

Perché il punto fondamentale è un altro.

Debito USA: davvero il mondo può mettere in crisi l’America?


Il debito americano è enorme… ma soprattutto domestico

Il debito pubblico USA oggi supera i 38.900 miliardi di dollari.

Numeri giganteschi:

  • oltre il 120% del PIL;

  • interessi passivi in forte crescita;

  • deficit strutturali molto elevati.

Eppure il sistema continua a reggere abbastanza bene.

Perché?

Perché circa il 75% del debito americano è detenuto internamente:

  • Federal Reserve;

  • banche USA;

  • fondi pensione;

  • assicurazioni;

  • investitori domestici;

  • fondi monetari.

Solo circa il 25% (9725 miliardi circa) è in mano straniera.

E questo cambia completamente la lettura del problema.

Anche il Giappone, che oggi è il principale detentore estero, possiede meno del 3% del debito complessivo USA.
La Cina addirittura meno del 2%.

Tradotto: nessun singolo Paese estero ha davvero la forza di destabilizzare il mercato dei Treasury da solo.


La “fuga” della Cina non è una bomba imminente

La riduzione delle riserve in Treasury da parte della Cina è reale, ma va interpretata correttamente.

Pechino negli ultimi anni ha scelto di:

  • diversificare le riserve;

  • aumentare l’oro;

  • ridurre la dipendenza dal dollaro;

  • rafforzare lo yuan nei commerci internazionali;

  • diminuire l’esposizione geopolitica verso Washington.

È quindi soprattutto una scelta:

  • strategica;

  • geopolitica;

  • valutaria.

Non un tentativo immediato di provocare una crisi del debito americano.

Anche perché la Cina stessa avrebbe enormi problemi se iniziasse a scaricare Treasury in modo aggressivo:

  • farebbe crollare il valore delle proprie riserve;

  • destabilizzerebbe il dollaro;

  • colpirebbe il commercio globale;

  • e rischierebbe di danneggiare la propria economia esportatrice.

In pratica Cina e Stati Uniti restano ancora profondamente interdipendenti.


Il vero rischio per gli USA non è la Cina: sono i tassi

Il problema vero infatti non è “chi compra” il debito americano.

Il problema è: quanto costa finanziarlo.

Per anni gli Stati Uniti hanno potuto convivere con deficit enormi grazie a:

  • tassi vicini allo zero;

  • inflazione bassa;

  • enorme domanda globale di Treasury.

Oggi però il quadro è diverso.

Con rendimenti più alti:

  • il costo degli interessi esplode;

  • il Tesoro deve rifinanziare continuamente debito a tassi più elevati;

  • aumenta il peso della spesa per interessi sul bilancio federale.

Ed è qui che il problema inizia a diventare strutturale.

Gli interessi sul debito stanno rapidamente diventando una delle voci più pesanti del budget federale americano, superando ormai molte spese storicamente considerate prioritarie.


Perché il mercato continua comunque a fidarsi degli USA?

Per un motivo molto semplice: nonostante tutto, gli Stati Uniti restano ancora

  • la principale economia mondiale;

  • il centro del sistema finanziario globale;

  • il mercato più liquido;

  • il principale emittente della valuta di riserva mondiale.

Inoltre:

  • il dollaro resta dominante;

  • i Treasury restano il bene rifugio principale;

  • Wall Street continua ad attrarre capitali globali;

  • gli USA mantengono leadership tecnologica e finanziaria.

Ed è proprio questo che permette al sistema di continuare a reggere anche con un debito enorme.


Ma attenzione: il problema di lungo periodo esiste eccome

Dire che il debito USA non è a rischio nel breve non significa dire che il problema non esista.

Il vero rischio è graduale:

  • deficit permanenti;

  • invecchiamento della popolazione;

  • maggiore spesa pubblica;

  • interessi crescenti;

  • polarizzazione politica;

  • dipendenza sempre maggiore dall’emissione di nuovo debito.

Finché:

  • il dollaro resterà dominante;

  • la Fed sarà credibile;

  • l’economia USA crescerà più delle altre,

il sistema probabilmente continuerà a reggere.

Ma il trend resta chiaramente poco sostenibile nel lunghissimo periodo.

Ed è proprio questo il motivo per cui:

  • l’oro continua a salire;

  • le banche centrali accumulano metalli preziosi;

  • molti Paesi emergenti cercano alternative parziali al dollaro;

  • e il mercato monitora sempre più attentamente i Treasury.

In sostanza: il debito USA oggi non è vicino a una crisi stile emergente, ma il tema della sostenibilità fiscale americana sta diventando sempre meno ignorabile.

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