Banche: Unimpresa, su 1.418 mld conti correnti tassi rasoterra, 0,08% per famiglie e 0,10% per imprese

di FTA Online News pubblicato:
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I tassi riconosciuti dalle banche italiane su quasi 1.420 miliardi di euro depositati sui conti correnti degli italiani restano su livelli molto contenuti, largamente inferiori al costo del denaro fissato dalla Bce al 2%. A livello nazionale, per le imprese il tasso medio sui depositi fino a 50mila euro si ferma allo 0,10%, sale allo 0,15% fino a 250mila euro e raggiunge lo 0,55% solo oltre tale soglia. Per le famiglie, i rendimenti risultano ancora più bassi: 0,08% fino a 50mila euro, 0,16% fino a 250mila e 0,38% oltre 250mila. Il confronto con la politica monetaria è netto: con il tasso sui depositi Bce al 2%, la remunerazione dei conti correnti resta in gran parte inferiore di oltre un punto e mezzo percentuale rispetto al riferimento europeo. Una forbice che pesa in particolare sulle giacenze medio-piccole, dove si concentra la liquidità di famiglie e piccole imprese. È quanto rileva un report del Centro studi di Unimpresa secondo cui il quadro territoriale evidenzia differenze significative: tra le regioni più generose sulle grandi giacenze delle imprese figurano Valle d'Aosta (0,90%), Trentino-Alto Adige (0,86%), Friuli-Venezia Giulia (0,81%) e Lazio (0,74%). All'estremo opposto, i livelli più bassi si registrano in Campania (0,30%), Basilicata (0,33%) e Marche (0,38%). Per le famiglie, il primato sui depositi oltre 250mila euro spetta al Lazio (0,59%)e al Trentino-Alto Adige (0,56%), mentre i valori più contenuti si rilevano in Valle d'Aosta (0,15%), Calabria (0,16%)e Campania (0,25%). Il dato si inserisce in un contesto di liquidità ancora molto elevata nel sistema bancario italiano. A fine 2025 il saldo complessivo dei conti correnti era pari a 1.418,8 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 1.363,6 miliardi di fine 2024. Una massa ingente di risparmio che, nei fatti, viene remunerata con tassi molto modesti rispetto ai parametri monetari europei. La fotografia del terzo trimestre conferma una trasmissione parziale della politica monetaria ai depositanti e un marcato divario territoriale nella remunerazione del risparmio liquido, con premi più elevati al Nord e nel Centro e livelli mediamente inferiori nel Mezzogiorno. «La liquidità delle famiglie e delle imprese continua a essere molto abbondante e che viene remunerata con tassi ancora modesti rispetto al livello del costo del denaro nell'area euro. È un dato che va letto con equilibrio, senza forzature, ma anche senza sottovalutarlo. Siamo consapevoli che le banche devono gestire equilibri complessi e rispettare regole prudenziali stringenti. Tuttavia, crediamo che in una fase in cui la raccolta supera i 1.400 miliardi di euro e la politica monetaria resta su livelli significativamente più alti rispetto ai rendimenti dei conti correnti, ci siano margini per riconoscere qualcosa in più a famiglie e imprese. Non si tratta di alimentare polemiche, ma di rafforzare un rapporto di fiducia. Una remunerazione più adeguata del risparmio liquido, soprattutto per le giacenze medio-piccole, sarebbe un segnale importante di attenzione verso il tessuto produttivo e verso i cittadini. Il settore bancario italiano ha dimostrato solidità e capacità di adattamento: oggi può compiere un ulteriore passo, accompagnando in modo più equilibrato la trasmissione dei tassi all'economia reale» commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.

Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha rielaborato dati statistici della Banca d'Italia, nel 2025 la remunerazione dei conti correnti in Italia è rimasta su livelli estremamente contenuti, soprattutto se confrontata con il costo del denaro nell'area euro. A fronte di un tasso sui depositi presso la Banca centrale europea pari al 2%, i rendimenti riconosciuti a imprese e famiglie sulle giacenze liquide si collocano in larga parte tra lo 0,05% e lo 0,20% per gli importi più diffusi, con un aumento più marcato solo oltre la soglia dei 250mila euro. A livello nazionale, le imprese – società non finanziarie e famiglie produttrici – ottengono in media lo 0,10% fino a 50mila euro, lo 0,12% fino a 100mila, lo 0,15% fino a 250mila euro e lo 0,55% oltre questa soglia. Per le famiglie consumatrici i livelli sono ancora più bassi: 0,08% fino a 50mila euro, 0,12% fino a 100mila, 0,16% fino a 250mila e 0,38% oltre 250mila euro. Il divario rispetto al 2% della Bce è evidente e si traduce in una trasmissione solo parziale della politica monetaria ai depositanti.
Il quadro territoriale mostra differenze significative. Nel Nord Ovest le imprese arrivano allo 0,52% oltre 250mila euro, con punte in Valle d'Aosta allo 0,90%, in Lombardia allo 0,53%, in Piemonte allo 0,46% e in Liguria allo 0,43%. Nel Nord Est il premio sulle grandi giacenze è ancora più marcato: 0,61% nell'area, con il Trentino-Alto Adige che tocca lo 0,86%, il Friuli-Venezia Giulia lo 0,81%, l'Emilia-Romagna lo 0,64% e il Veneto lo 0,50%. Nel Centro Italia i rendimenti risultano tra i più elevati del Paese. L'area registra lo 0,66% oltre 250mila euro per le imprese, con il Lazio allo 0,74%, la Toscana allo 0,55%, l'Umbria allo 0,61% e le Marche allo 0,38%. Per le famiglie, sempre oltre 250mila euro, il Lazio arriva allo 0,59%, la Toscana allo 0,48%, l'Umbria allo 0,32% e le Marche allo 0,38%. Nel Mezzogiorno la remunerazione resta mediamente più bassa. L'area Sud registra per le imprese lo 0,36% oltre 250mila euro, con la Campania allo 0,30%, la Basilicata allo 0,33%, la Puglia allo 0,42%, l'Abruzzo allo 0,43%, il Molise e la Calabria allo 0,41%. Per le famiglie, sempre nella fascia più alta di deposito, il Sud si ferma allo 0,28%, con valori minimi in Calabria allo 0,16% e in Campania allo 0,25%, mentre la Puglia sale allo 0,33% e l'Abruzzo allo 0,31%. Nelle Isole le imprese ottengono lo 0,47% oltre 250mila euro, con la Sicilia allo 0,51% e la Sardegna allo 0,39%, mentre per le famiglie i valori sono rispettivamente 0,36% e 0,32%.
Se si osserva nel dettaglio l'intera fotografia, emerge un andamento progressivo dei tassi al crescere delle giacenze. Per le imprese, fino a 50mila euro i valori oscillano tra lo 0,06% della Campania e lo 0,18% del Trentino-Alto Adige; fino a 100mila euro tra lo 0,07% e lo 0,24%; fino a 250mila euro tra lo 0,08% e lo 0,32%. Oltre 250mila euro si passa da un minimo dello 0,30% in Campania a un massimo dello 0,90% in Valle d'Aosta. Per le famiglie, fino a 50mila euro i rendimenti vanno dallo 0,05% della Campania allo 0,17% del Trentino-Alto Adige; fino a 100mila euro tra lo 0,07% e lo 0,20%; fino a 250mila euro tra lo 0,10% e lo 0,29%; oltre 250mila euro tra lo 0,15% della Valle d'Aosta e lo 0,59% del Lazio. La dinamica è dunque crescente per tutte le aree e per tutte le regioni, ma il livello di partenza resta molto basso e il divario territoriale evidente. Il dato assume un peso ancora maggiore se si considera la dimensione complessiva della raccolta. A fine 2025 il saldo totale dei conti correnti in Italia era pari a 1.418,8 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 1.363,6 miliardi di fine 2024. Si tratta di una massa imponente di liquidità che il sistema bancario remunera a tassi modesti rispetto al 2% fissato dalla BCE. In questo scarto tra costo del denaro e rendimento riconosciuto alla clientela si colloca uno dei nodi centrali del dibattito sulla trasmissione della politica monetaria e sulla distribuzione dei benefici derivanti dall'attuale livello dei tassi.

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