Bending Spoons, l'ultima IPO tecnologica del Nasdaq parla anche italiano

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
6 min

Nella prima seduta a Wall Street la matricola ha guadagnato quasi il 40% con una valutazione complessiva da 25,7 miliardi di dollari. Ecco i numeri del big tech che negli anni ha comprato e integrato realtà come WeTransfer, Vimeo e AOL

Bending Spoons, l'ultima IPO tecnologica del Nasdaq parla anche italiano

Debutto da protagonisti sul Nasdaq per la milanese Bending Spoons, che fa parlare di sé non solo il Wall Street Journal, ma anche testate blasonate di settore come The Information.

Il gruppo ha collocato quasi 58 milioni di azioni di proprie a un prezzo di 29 dollari ciascuna per una raccolta totale da 1,68 miliardi di dollari circa e il debutto sul massimo listino tecnologico di Wall Street, l’unico secondo i fondatori e manager in grado di valorizzare correttamente le ambizioni planetarie della società di via Nino Bonnet, è stato ancor di più un successo grazie ai forti acquisti che hanno sollevato le quotazioni della società.

IPO Bending Spoons, un successo non scontato

E' stato un segnale importante non soltanto per il gruppo italiano, ma anche per tutto il settore del software che con l’esplosione dei tool di intelligenza artificiale ha vissuto e vive una crisi non da poco. Per il colosso che controlla Brightcove, Vimeo, AOL ed Eventbrite è stato un banco di prova superato in maniera eccellente. Pazienza se è rimasto deluso chi sognava di vedere per una volta a Piazza Affari la tecnologia con la T maiuscola.

L’azione di Bending Spoons ha aperto la sua prima seduta a Wall Street già a 31 dollari, sopra il prezzo di collocamento da $ 29, e poi ha registrato un allungo fino a massimi intraday da 43,98 dollari per azione. La chiusura a 40,50 dollari per azione ha comunque registrato un rally del 39,66% del titolo nel suo primo giorno di negoziazione. La valutazione della società è balzata così in poche ore dai 18,4 miliardi di dollari del collocamento a 25,7 miliardi di dollari alla chiusura di Wall Street.

Non era affatto scontato dopo la montagna di risorse drenate dall’IPO di SpaceX o nella prospettiva della coreana SK Hynix che intende raccogliere oltre 29 miliardi di dollari collocando degli ADR, dei titoli rappresentativi delle sue azioni direttamente quotati sul Nasdaq.

Non era scontato nell’ottica di una stagione delle IPO tecnologiche dei record appena agli inizi con gli investitori in attesa dei maxi collocamenti di Open AI, la casa di Chat GPT, e di Anthropic, la proprietaria di Claude.

Ma c’è anche in Italia comunque chi ha saputo approfittare di questo grande successo, capitalizzando gli investimenti del passato, a partire da Tamburi.

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Bending Spoon, un po’ di storia, un po’ di numeri

Ma chi è Bending Spoon? Fondata nel 2013 dai resti del diario digitale Evertale con appena qualche decina di miglia di dollari, la società è stata forgiata e trasformata nel corso degli anni in un ecosistema originale ed evoluto dai suoi fondatori: Luca Ferrari (attuale CEO), Matteo Danieli e Francesco Patarnello cui si è subito aggiunto Luca Querella. Questi quattro sono il motore del gruppo e al termine dell’offerta, anche in caso di pieno esercizio della greenshoe, controlleranno oltre l’82% del gruppo.

Hanno creato un sistema che è anche un acquirente seriale, con oltre 50 acquisizioni all’attivo in poco più di 10 anni e la capacità dimostrata (a New York si direbbe proved track record…) di trasformare software house e imprese tecnologiche in crisi in business attraenti e sempre più integrati nell’ecosistema Bending Spoons.

È più facile a dirsi che a farsi, ma alcuni numeri possono rendere bene l’idea e confermare che in questa fase di rivoluzione tecnologica il gruppo ha premuto sul pedale dell’acceleratore: il valore aggregato delle acquisizioni di Bending Spoons è passato da 194 milioni di dollari nel 2023 a 876 milioni nel 2024 a 1,92 miliardi nel 2025 a 2,01 miliardi di dollari nel primo trimestre di quest’anno.
Il gruppo ha calcolato il tasso di rendimento interno levered al 65% tra il 2023 e il primo quarto del 2026 (IRR – Internal rate of return stimato sulla base del free cash flow attribuito alla società acquisita nei 5 anni dopo l’operazione; ma in precedenza il gruppo si basava su multipli dell’enterprise value sull’ebitda).

Qualche nome aiuta molto di più a capire. Nel gennaio 2023 Bending Spoons ha comprato Evernote, famosa applicazione per gli appunti; un paio d’anni prima c’era stata Remini (immagini/video) e nell’aprile del 2024 è arrivata StreamYard (registrazione e streaming video). Nel 2024 la società italiana rileva WeTransfer, la famosa applicazione per il trasferimento di grandi file. Nel febbraio 2025 arriva Brightcove, una nota piattaforma video online statunitense, a luglio è la volta di Harvest poi nel novembre 2025 Vimeo, gigante dei video in streaming che qualcuno ha persino considerato il principale antagonista mondiale di Youtube. Nel gennaio 2026 il gruppo ha acquisito AOL, un gigante delle mail, dei portali di informazione, dei motori di ricerca, la casa di Yahoo, tra l’altro.

Ma intanto Bending Spoons si sviluppa con un business sempre più in espansione: nel 2025 i ricavi balzano dai 671 milioni di dollari del 2024 a quasi 1,31 miliardi di dollari (CAGR 2023-2025 84%) con un margine lordo del 65% (gross profit a $ 857 mln) e un utile operativo da 277,8 milioni di dollari pari al 21% circa del giro d’affari. L’utile però flette da 160 milioni nel 2023, a 89,5 milioni nel 2024 a una leggera perdita da 200 mila dollari nel 2025, dopo tasse per 111,38 milioni. In termini rettificati (adjusted), l’utile operativo adj. del gruppo si attesta nel 2025 a 613 milioni di dollari e il risultato netto adj. (adjusted net income) è positivo per 375 milioni di dollari.
Va sottolineato che il flusso di cassa dalle attività operative è balzato in tre anni da 59 a oltre 290 milioni di dollari e, anche se gli investimenti sono volati da 170 milioni a oltre 1,85 miliardi di dollari, i flussi di finanziamento non mancano.

Ma è il sofisticato meccanismo del business basato su acquisizione, trasformazione/ottimizzazione e reinvestimento che crea quel ciclo di valore che è la vera cifra di Bending Spoons.

Una società a metà tra private equity e software house hanno detto in molti. Senz’altro un’altra grande storia tecnologica questa volta nata in Italia.