Bienvenu (LFDE) - Brasile: Mercato petrolifero tra profitti record e rischi inflazione
pubblicato:A cura di Alexis Bienvenu, Fund Manager di La Financière de l'Echiquier.
Redatto il 17.04.2026
Aria di festa! I soldi scorrono a fiumi! Scorrono a cascata e risplendono di quel bagliore tenebroso tipico dell'oro nero. Con l'impennata dei prezzi del petrolio a seguito del blocco dello Stretto di Hormuz, una manna inattesa si sta infatti riversando sul Brasile. Il Brent è a 100 dollari al barile, contro 65 circa prima della crisi dello stretto, e la compagnia petrolifera Petrobras si sta trasformando in una fonte benefica per lo Stato, che ne detiene la maggioranza. Nel 2026, e nello specifico il 16 aprile, la quotazione in Borsa del gigante petrolifero ha fatto un balzo dell'80%. Una manna piovuta dal cielo per il presidente Lula che, a 80 anni, punta alla rielezione il prossimo ottobre. Un'occasione questa per rafforzare la sua base elettorale a colpi di sussidi.
Purtroppo, proprio come il carnevale, anche la festa dell'oro nero ha un suo rovescio della medaglia: il prezzo alla pompa. Sebbene il Brasile si collochi al nono posto nella classifica mondiale degli esportatori, rimane pur sempre un grande importatore di prodotti petroliferi. Dotato di capacità di raffinazione inadeguate rispetto alla sua produzione, dipende dall'estero, per il gasolio soprattutto. Risultato: i camionisti, fondamentali in questo Paese sterminato, hanno minacciato a marzo di paralizzarlo con uno sciopero, proprio come nel 2018 quando un loro blocco aveva messo in ginocchio l'economia. La minaccia è rientrata, ma la pressione si fa sentire. A pochi mesi dalle elezioni presidenziali, una crisi sociale segnerebbe certamente la sconfitta del presidente, leader del «Partito dei Lavoratori».Per tutta risposta, Lula il progressista, ospite della COP30 nel 2025 in Amazzonia, sovvenziona massicciamente il consumo di petrolio abbassando le tasse e difende con ardore lo sfruttamento di nuovi giacimenti promettenti al largo della foce del Rio delle Amazzoni, nella «zona equatoriale», contro il parere dei difensori dell'ambiente.Ma le elargizioni a favore del settore energetico potrebbero non bastare: l'avversario politico designato di Lula, Flavio Bolsonaro – figlio dell'ex presidente condannato a 27 anni di carcere –, intende andare oltre: privatizzare Petrobras, abolire ogni tassa federale sul consumo di idrocarburi e alimentare un «fondo di riserva» con le royalties prelevate sul petrolio, secondo un modello ispirato alla Norvegia. Le sovvenzioni stabilizzerebbero così i prezzi al distributore e gli stessi sarebbero elevati sul mercato mondiale. La botte piena … di petrolio e la moglie ubriaca.Dalla situazione di Hormuz dipenderanno quindi in parte le prossime elezioni. Un voto petrolifero, con ripercussioni globali data la posizione del Brasile nelle forniture mondiali di petrolio. Ma lo stretto non riguarda solo l'oro nero. Condiziona un altro pilastro vitale dell'economia brasiliana: l'agricoltura, attraverso i fertilizzanti. Il Brasile, primo produttore mondiale di soia e principale fornitore della Cina in questo settore, dipende infatti all'85% dalle importazioni di fertilizzanti stranieri per far prosperare il settore agricolo della propria economia. Ebbene, gran parte dei fertilizzanti transita attraverso lo stretto. Se non verrà riaperto a breve, sarà compromesso il raccolto 2026/2027 di soia che sarà seminato il prossimo autunno. Seguiranno tensioni agricole, sociali, commerciali – e persino diplomatiche, poiché le ripercussioni si farebbero sentire fino in Cina e in Europa. Di fronte alla prospettiva di un aumento generalizzato dei prezzi, la popolazione brasiliana è messa a dura prova. Tanto più che con uno scenario inflattivo peggiore del previsto i tassi di interesse potrebbero risalire, proprio quando avevano appena iniziato a scendere.I postumi della sbornia del Brasile, dopo il carnevale del petrolio, potrebbero rivelarsi lunghi quanto il Rio delle Amazzoni.
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