La Bce aumenta gli acquisti, cosa faranno Btp e Bund?

La Bce aumenta gli acquisti, cosa faranno Btp e Bund?

Settimana scorsa, fino al 23 aprile, la Bce ha aumentato gli acquisti del fondo PEPP, arrivati a 22,2 miliardi, in aumento dai 16,2 miliardi della settimana precedente, il valore settimanale maggiore dal giugno 2020. Con questo ritmo dovrebbe essere superata la soglia degli 80 miliardi mensili, un valore nettamente superiore alla media dei 60 miliardi al mese del primo trimestre. Questo atteggiamento dovrebbe permettere maggiore tranquillità sul mercato dei titoli di stato. Il totale degli acquisti effettuati in ambito del piano PEPP è salito adesso a 998,83 miliardi a fronte di una dotazione complessiva di 1.850 miliardi fino a marzo 2022.

La Bce del resto lo aveva già affermato che avrebbe aumentato "significativamente" il ritmo degli acquisti del PEPP nel secondo trimestre per disinnescare l'aumento dei rendimenti obbligazionari, dovuto principalmente ad analoghi movimenti sul mercato Usa, una crescita che potrebbe ripercuotersi negativamente sulla ripresa economica dell'Europa.

La Bce ha dichiarato che "sulla base di una valutazione congiunta delle condizioni di finanziamento e delle prospettive di inflazione, il Consiglio direttivo prevede che gli acquisti nell'ambito del PEPP nel prossimo trimestre saranno condotti a un ritmo significativamente più elevato rispetto ai primi mesi di quest'anno". Grazie a queste rassicurazioni i mercati si sono tranquillizzati. 

Per il momento la banca centrale non ha rivisto le stime di crescita economica, dovrebbe farlo a giugno, a dicembre le previsioni erano di una crescita della zona euro del 3,9% nel 2021 e del 4,2% nel 2022 mentre dopo l'ultima riunione di politica monetaria, nella relaziona annuale, questi valori sono stati rivisti al 4% nel 2021 e al 4,1% nel 2022. 

Politica monetaria accomodante e crescita sostenuta dell'economia dovrebbero mantenere i rendimenti e gli spread relativamente bassi.

Le oscillazioni del Btp future viste dal minimo del 20 aprile a 148,06 hanno i connotati di un piccolo doppio minimo, figura che verrebbe completata con la rottura di area 148,65, massimo del 22 aprile e media mobile esponenziale a 20 giorni, indicatore che sintetizza con la sua condizione rispetto ai prezzi la natura della tendenza di breve termine (che quindi per il momento è al ribasso, essendo i prezzi inferiori alla media). In quel caso sarebbe lecito attendersi almeno una correzione, un rimbalzo dopo il recente calo, con obiettivo a 150,50 almeno. Al di sopra di quei livelli il future potrebbe tentare di recuperare i massimi di febbraio. La violazione di area 147,40, se confermata in chiusura di seduta, metterebbe invece in seria discussione l'ipotesi rialzista facendo temere ulteriori cali verso area 146,30 almeno, massimo del 20 agosto scorso.

Anche il Bund future è su un supporto rilevante, quello di quota 170, area di minimo del 19 marzo 2020, allineato a quelli di gennaio 2020. Il mercato evidentemente è arrivato ad un punto di svolta, deve decidere se fidarsi nella capacità della Bce di stemperare le tensioni sui rendimenti oppure se dare per scontato che l'impennata vista negli Usa sia solo all'inizio, capace di condizionare negativamente anche i mercati europei. Solo l'eventuale cedimento di questo riferimento completerebbe un testa e spalle di continuazione disegnato nell'ultimo mese, riattivando il downtrend in atto dallo scorso dicembre per target a 167 euro, 50% di ritracciamento del rialzo in atto da inizio febbraio. Discorso diverso invece nel caso di reazioni dai livelli attuali che dovranno spingersi al di sopra di 171,40/171,50 per iniziare ad allentare le tensioni ribassiste. Per assistere a un sostanziale miglioramento del quadro tecnico saranno tuttavia necessari movimenti oltre il picco di marzo 2021 a 172,66. Probabile in quel caso un allungo in direzione di area 173,60, pari al 38,2% di ritracciamento (percentuale di Fibonacci) del ribasso in atto da dicembre, e verso il livello successivo nella scala di Fibonacci a 174,65 circa.