Borsa Italiana in calo. Bene Leonardo e Generali, male le banche

di FTA Online News pubblicato:
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Nuova seduta di passione per i listini azionari globali sulla scorta delle crescenti incertezze sugli impatti del conflitto in Iran.

La forte riaccelerazione del petrolio greggio, che ha ripreso la direzione dei 100 dollari al barile, conferma il pessimismo dei mercati sul dossier di questa nuova crisi del Golfo e la sfiducia, già in parte manifestatasi ieri, sul successo del rilascio monstre da 400 milioni di barili di petrolio greggio da parte dell'IEA (ma senza una tempistica e un meccanismo chiari e prevedibili). Nè tranquillizza la valutazione della stessa IEA secondo la quale la guerra in Iran sta generando la più grande interruzione delle forniture di petroliferi della storia.

Gli attacchi iraniani ad alcune navi petroliere del Golfo rivendicati dal nuovo leader supremo Mojtaba Khamenei in una dichiarazione alla tv di Stato hanno confermato l'intenzione di portare sulla crisi energetica il campo di battaglia di Teheran e dato nuova sostanza alla minaccia di ieri di un greggio a 200 dollari.

Si moltiplicano i calcoli sugli effetti indiretti del rincaro degli energetici (e di varie altre commodity) sull'inflazione, anche negli Stati Uniti il rincaro della benzina alla pompa diventa una nuova minaccia politica; ma certezze sulla durata della crisi, le previsioni restano sostanzialmente indeterminate.

Nel frattempo si allarga con spillover sempre più rilevanti la crisi del private credit statunitense: Deutsche Bank ha dichiarato che il suo portafoglio di private credit è cresciuto del 6% a quasi 26 miliardi di euro e ha ammesso di temere una crescita del rischio in questa attività che pure gestisce con criteri molto prudenziali.

Gli indici azionari americani sono negativi: S&P 500 -1,14%; NASDAQ -1,4%; Dow Jones -1,18%.

Molto male anche i mercati azionari europei: EURO STOXX 50 -0,69%; Londra (FTSE 100) -0,44%; Francoforte (DAX) +0,06%; Parigi (CAC 40) -0,71%; Madrid (IBEX 35) -1,2%.

In calo anche Piazza Affari che però riduce le perdite in chiusura: FTSE MIB -0,62%, FTSE Italia All-Share -0,89%, FTSE Italia Mid Cap -2,91%, FTSE Italia STAR -2,81%.

Euro di nuovo in calo sul dollaro: EUR/USD segna 1,1531 (-0,31%) mentre il dollaro recupero un altro 0,14% anche sullo yen.

Come nei giorni passati di risk-off, le vendite non risparmiano i titoli di Stato europei con il rendimento del BTP decennale italiano che cresce di 9 punti base al 3,73% e lo spread sul Bund tedesco che si pone a 78 punti base (dati MTS).

La seduta di Milano è influenzata dalla pubblicazione di importanti trimestrali.

In chiusura è in verde il titolo Generali (+1,48%) dopo la presentazione dei risultati 2025 che ha visto premi lordi in crescita del 3,6% a € 98,124 mld (consensus raccolto dalla stessa compagnia a € 98,861 mld). Il risultato netto normalizzato della compagnia è cresciuto del 14,5% a 4,135 miliardi di euro e si è posto quindi leggermente sotto il consensus degli analisti (4,306 mld). Da evidenziare che il CEO Philippe Donnet si è ufficialmente candidato a sostituire nella bancassurance la partnership di Axa con MPS (-4,33%).

In rally per tutta la seduta Leonardo (+5,69%) che aggiorna i massimi storici con il nuovo piano 2026-2030. Tra i nuovi target nuovi ordini da 32 miliardi nel 2030 (con una crescita annua media di oltre il 6%) e ricavi da 30 miliardi a fine periodo, con un balzo di oltre il 50% in 5 anni.

La seduta è invece ancora molto critica per il comparto del credito che ancora una volta veicola il nervosismo dei mercati finanziari. Il Ftse Italia banche segna un calo del 2,91% Male tra gli altri Unicredit (-3,74%) e Intesa (-1,99%). In rosso anche Bper (-2,04%) e la Popolare di Sondrio (-0,99%) i cui azionisti in assemblea straordinaria hanno approvato l'incorporazione della seconda nella prima e il concambio di 1,45 azioni di Bper per ogni titolo di Pop Sondrio. Da segnalare anche che dalle indicazioni sulle partecipazioni rilevanti è emerso che JP Morgan ha incrementato al 10,3% del capitale la propria quota in Bper.

Male anche Nexi (-2,12% a 2,956 euro): Kepler Cheuvreux peggiora la raccomandazione da buy a hold e riduce il prezzo obiettivo da 5,00 a 3,10 euro.

Brilla Telecom Italia (+1,99%) dopo la pubblicazione dei conti e il primo ritorno all'utile, € 297 milioni di euro come utile della capogruppo (ma TIM Spa perde ancora 155 milioni di euro), da anni a questa parte.

Mentre il Brent passa di mano a 99,57 dollari al barile (+8,25%), il titolo di Eni chiude a Piazza Affari con un rialzo del 2,26%, ma Saipem archivia la seduta con un calo del 2,32% mentre il mercato si interroga sui diversi posizionamenti, sia al rialzo che al ribasso, di diverse banche d'affari e di alcuni fondi.

Movimenti importanti anche tra i titoli minori.

Brilla anche in chiusura Salvatore Ferragamo (+10,93%) dopo la promozione di alcuni analisti dei conti: il gruppo fiorentino ha chiuso il 2025 con ricavi in calo del 5,7%, EBIT adjusted a 24 milioni di euro da 35 nel 2024 e risultato netto adjusted a -3 milioni da +16: tutte le metriche sono in netto miglioramento nel secondo semestre.

Male invece Webuild (-8,87%) dopo risultati 2025 pur superiori alla guidance. Probabilmente il mercato è deluso dalla guidance 2026 sui ricavi, attesi in linea con quelli 2025.

Affonda anche ERG (-8,66%) che chiude il 2025 con ricavi adjusted in crescita a 752 milioni di euro da 738 milioni nel 2024, ma penalizzati dalla scarsa ventosità e da prezzi in calo nel secondo semestre. Margine operativo lordo a 526 milioni da 525. Il risultato operativo netto adjusted scende a 263 milioni da 271, mentre il risultato netto adjusted a 155 milioni da 175. Per il 2026 il management prevede margine operativo lordo nell'intervallo compreso tra 520 e 590 milioni di euro.

In corso di seduta si segnala l'affondo tra volumi importanti di MediaForEurope: le MFE-A perdono l'11,99% dopo il passaggio di mano di oltre 15,3 milioni di pezzi; le MFE-B cedono l'11,06% dopo oltre 2,32 milioni di azioni scambiate.

Arretrano le quotazioni dell'oro che passa di mano a 5.132 dollari l'oncia (-0,77%).

Passo indietro del Bitcoin che perde lo 0,43% e torna a 70.323 dollari.

GD - www.ftaonline.com