Webuild in forte calo, pesano guidance e incertezza Medio Oriente

di Simone Ferradini pubblicato:
3 min

I conti 2025 confermano che il gruppo ha superato i target del piano 2023, il mercato guarda al prossimo con l'incognita dell'esposizione in Arabia Saudita

Webuild in forte calo, pesano guidance e incertezza Medio Oriente
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Massiccia flessione per Webuild: a fine mattinata il titolo cede quasi il 10% toccando i minimi da quasi un anno nonostante risultati 2025 superiori alla guidance. Ma evidentemente il mercato guarda ad altro.

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Risultati 2025 superiori alla guidance

Nel 2025, esercizio che segna la conclusione del Piano Industriale 2023 – 2025 “Roadmap al 2025 – The Future is Now”, il gruppo delle costruzioni ha realizzato ricavi pari a 13,6 miliardi di euro (guidance 20205: >12,5 miliardi), in aumento del +15% a/a, con un +19% medio annuo dal 2022 contro il +10% del piano.

L ’EBITDA sale a 1,16 miliardi (+18% a/a, guidance: >1,10 miliardi) contro l'obiettivo di 0,99-1,05 e margine sui ricavi a 8,6% dall'8,3% dell'anno scorso e dal 7,2% del 2022. Il risultato netto adjusted attribuibile ai soci sale a 280 milioni dai 247 del 2024. Il risultato delle attività continuative adjusted scende però da 252 milioni a 233. Proposti dividendi per azione identici a quelli dell'anno scorso: 0,081 euro per le ordinarie a 0,26 per le risparmio.

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Gli elementi di criticità: guidance ricavi ed esposizione Medio Oriente

Qualche elemento di debolezza è già emerso (dividendo e risultato attività continuative). A questi si aggiunge la guidance 2026 che vede ricavi in linea con quelli del precedente esercizio: un netto peggioramento rispetto al +19% medio annuo realizzato con il piano 2023-2025. Il prossimo piano triennale verrà presentato nell'investor day a inizio giugno. Non è però stata fornita un'indicazione sugli ordini.

Nel 2025 sono stati acquisiti nuovi ordini per 13,2 miliardi di euro (variazioni comprese) dai 13,0 del 2024 con portafoglio ordini in calo a 58,4 miliardi dai 63,2 a fine 2024. La pipeline commerciale di breve termine ammonta a 91,1 miliardi (include gare presentate e in attesa di aggiudicazione per 19,1 miliardi e gare in fase di preparazione per 8,8 miliardi) contro i circa 126 miliardi a fine 2024.

Secondo l'a.d. Pietro Salini non c'è da preoccuparsi: nella presentazione dei dati agli analisti ha affermato che il portafoglio garantisce visibilità per i prossimi tre anni. Il manager si augura che a giugno la situazione in Medio Oriente sia più chiara in modo tale da consentire di fornire numeri per i prossimi esercizi. Salini ha aggiunto che l'Arabia Saudita è un Paese "molto sicuro" (non c'è dubbio, in periodi normali, ndr) e di non vedere al momento nessun effetto pratico dalla crisi.

La situazione deve essere però monitorata con attenzione dato che l'Arabia Saudita rappresenta l'11% del portafoglio ordini e il 12% della pipeline commerciale. Inoltre dei 13,2 miliardi di nuovi ordini acquisiti nel 2026 ben 1,6 sono localizzati in Medio Oriente (12%). Su 1,8 miliardi di nuovi contratti acquisiti da inizio anno, circa 720 milioni sono localizzati in Arabia Saudita (40%): la costa del Paese dista circa 200 chilometri da quella dell'Iran.

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