Telecom sui massimi dal 2018, a giorni i risultati trimestrali
pubblicato:Equita conferma il buy e ritiene credibile la guidance 2026, l'a.d. Labriola lamenta le rigidità del settore, KKR e Macquarie al lavoro su un accordo commerciale sulla banda larga

Telecom Italia tocca i massimi da giugno 2018. L'a.d. Labriola lamenta la difficoltà nel trasferire a valle l'incremento delle tariffe wholesale ed Equita prevede un avvio 2026 debole ma con recupero nel secondo semestre. Sullo sfondo anche il tema delle infrastrutture di rete.
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A giorni l'appuntamento con la trimestrale
Mattinata positiva per Telecom Italia che si avvicina ai massimi dal 2018 a pochi giorni dalla comunicazione dei risultati del primo trimestre, in agenda il 6 maggio. Barclays alza il target a 0,63 euro (sotto i livelli attuali) mentre Equita conferma la raccomandazione buy con prezzo obiettivo a 0,73 euro.
Gli analisti milanesi si aspettano ricavi domestici a -1% ed EBITDA aL a -8%, a causa del venir meno dei contratti MVNO con Fastweb e Coop Voce, ma con con un progressivo recupero nella restante parte dell'anno grazie al contributo MVNO di Poste Italiane. Nel complesso Equita ritiene che la guidance 2026 (ricavi +2/3 per cento, EBITDA aL +5/6 per cento) sia raggiungibile.
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L'AD Labriola segnala problemi sulle tariffe
Da segnalare che l'a.d. Pietro Labriola ha scritto a MF-Milano Finanza per rimarcare la sua opinione sull'aumento delle tariffe wholesale di Fibercop (la società della rete scorporata e ceduta nel 2024 a KKR e altri investitori, tra cui CDP). Il manager ritiene che con l'attuale struttura del mercato della telefonia gli operatori retail come Telecom siano penalizzati in quanto è per loro molto difficile recuperare l'aumento dei costi scaricandolo sui clienti finali.
Labriola sottolinea anche l'eccesso di regolamentazione che limita la libertà di manovra degli operatori, citando l'esempio dell'obbligo di attività h24 dei call center con operatori umani.
Le criticità della rete e i rumor sull'accordo Fibercop-Open Fiber
Tra gli elementi di criticità individuati da Labriola c'è anche quello delle infrastrutture e in particolare del "middle mile", dove "si determina una quota crescente della latenza, della stabilità e della qualità reale dell'esperienza digitale", rendendo la connettività veloce solo sulla carta.
Su questo fronte, ovvero sull'adeguamento dell'infrastruttura in banda larga - dove l'Italia è ancora al di sotto della media europea sulla copertura in fibra ottica con circa il 70% delle famiglie raggiunte - si intravede qualche spiraglio. La rete unica Fibercop-Open Fiber resta lontana (e anche l'earn-out da 2,5 miliardi per Telecom) ma i principali azionisti privati dei due gruppi (KKR e Macquarie) potrebbero trovare un accordo commerciale.
Secondo fonti Reuters sono in corso discussioni per il completamento della copertura. L'ipotesi è che Fibercop si occupi della posa della fibra nelle cosiddette aree grigie, Open Fiber resti unico operatore in quelle bianche e che i due si facciano concorrenza nelle aree nere (le più redditizie). L'accordo permetterebbe a KKR di portare avanti il progetto di IPO di Fibercop, anche se non prima del 2028.