Leonardo, azione in rally con il nuovo piano industriale al 2030

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
6 min

Prevista un'accelerazione della redditività e della cassa. Ecco i nuovi target dell'ad Cingolani

Leonardo, azione in rally con il nuovo piano industriale al 2030
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Forti acquisti sul Leonardo dopo l’aggiornamento del piano industriale del gruppo al 2030: l’azione della società della difesa guidata dall’amministratore delegato Roberto Cingolani innesca un rally dell’8,9% a Piazza Affari e catapulta le quotazioni a 65,82 euro dopo un allungo sui nuovi massimi storici di quota 66,26 euro. Oscillazioni che proiettano la capitalizzazione di Borsa della società partecipata dal Ministero dell’Economia al 30,2% nel range tra 34,9 e 38,3 miliardi di euro.

Leonardo, si parte da un 2025 in netta crescita

Dopo la pubblicazione lo scorso 25 febbraio dei dati preliminari 2025 di Leonardo, Barclays aveva promosso il titolo da equal-weight a overweight portando il prezzo obiettivo da 53 a 68 euro, anche se nell’immediato l’azione aveva perso terreno a Piazza Affari. Il valore attuale di Borsa della società italiana moltiplica d’altronde 34,4 volte l’utile netto rettificato del 2025, € 1,015 mld in crescita del 18,6% sul dato del 2024. Non è un multiplo sacrificato e da tempo diversi osservatori mettono in guardia dagli eccessi di valutazione del settore difesa. In ogni caso l’utile netto rettificato balzato del 14% da 1,862 a 2,122 euro per azione aveva nettamente battuto gli 1,90 euro del consensus raccolto da Bloomberg. Ma quei dati sono già, in parte, passato e oggi è la giornata delle prospettive e delle previsioni in questo complesso scenario globale.

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Leonardo, atteso un balzo dei nuovi ordini

Leonardo si aspetta un balzo dei nuovi ordini firmati nei prossimi anni: i 23,8 miliardi di euro di nuovi ordini del gruppo che a fine dicembre già scontavano un balzo del 14,5% sul dato di un anno prima sono proiettati a 32 miliardi di euro nel 2030. Il portafoglio (backlog) alla fine dell’anno scorso era di 46,62 miliardi (e il peso dei nuovi ordini conferma la forte accelerazione del business), ma tra il 2026 e il 2030 adesso il nuovo piano industriale prevede ordini cumulativi per circa 141 milioni di euro, una cifra comunque impressionante, che naturalmente non si tradurrà in un equivalente aumento del portafoglio per la dinamica degli ordini evasi ma che conferma che c’è tanto lavoro per il gruppo in vista.
Da un altro punto di vista significa una crescita media (CAGR) dei nuovi ordini del 6,09%

I ricavi di Leonardo sono balzati nel 2025 del 10,9% a 19,5 miliardi di euro: adesso sono proiettati a 30 miliardi di euro nel 2030, un balzo di oltre il 50% in 5 anni, che vuol dire più di 120 miliardi di euro di fatturato aggiuntivo in 5 anni.
Significa anche una crescita media del 9% l’anno superiore alle attese degli analisti (per i prossimi 3 anni il CAGR medio rilevato nel consensus raccolto da Bloomberg è dell’8,3% per i ricavi). In questo percorso si dovrebbe passare da 21 miliardi di euro di giro d’affari quest’anno (sostanzialmente in linea con le attese a € 21,1 mld) e per 25 miliardi nel 2028 (consensus 24,8 mld).

Leonardo, l'accento su margini e cassa

Andiamo ai margini, che sono la vera chiave di volta di un business che non può e non vuole crescere soltanto per volumi, ma può e deve trasformare il giro d’affari in utili. L’EBITA di Leonardo (utile prima di interessi, tasse e ammortamenti) a fine 2025 è di 1,752 miliardi di euro (+18,2%!) ma è previsto crescere fino a 3,59 miliardi di euro nel 2030. Significa una crescita media annua del 15,45%,  ma significa anche più che raddoppiare l’ebita in 5 anni e accrescere il suo margine sul giro d’affari dal 9% al 12%, quindi in definitiva quella crescita della redditività che il management persegue. In questo percorso si passerà da un ebita di 2,03 miliardi di euro quest’anno (consensus Bloomberg 1,981 miliardi) e da 2,72 mld nel 2028 (cons. 2,696 mld).

Facendo un conto un po’ rozzo su queste previsioni si potrebbe calcolare che, se l’utile netto adjusted mantenesse quel 58% circa di marginalità sull’ebita, quest’anno l’utile rettificato potrebbe superare gli 1,17 miliardi di euro circa e quindi i corsi attuali sconterebbero già un calo del P/E forward a 29,7x dal 34,4x calcolato oggi sull’utile 2025. Sbirciamo sul consensus e notiamo che anche gli analisti (le cui stime la nuova guidance in alcuni punti supera, come visto) si aspettano un calo del P/E adj da 31,3 a 18,3x tra 2026 e 2028, ragionamenti che sicuramente il mercato elabora.

È naturalmente fondamentale, in un’ottica di accelerazione della redditività, la dinamica dei flussi di cassa e Leonardo si aspetta di raddoppiare il free operating cash flow da 1 miliardo circa a fine 2021 (+20,5%) a 2,06 miliardi di euro a fine piano nel 2030.
Le attese degli analisti per l’FOCF sono a 1,198 miliardi per quest’anno 2026 e a 1,587 mld nel 2028: Leonardo si aspetta rispettivamente 1,11 e 1,51 miliardi di euro, decimali a parte significherebbe una crescita dei flussi liberi di cassa, quelli che vengono dopo il ripagamento dei capex del 15,32%

In questa dinamica molto andrà al consolidamento patrimoniale del gruppo che sembra una delle direttive strategiche del nuovo piano: infatti il debito finanziario netto del gruppo, che si attestava a 1 miliardo di euro a fine 2025 (dopo una bella sforbiciata del 44,2% nel 2025 e a fronte di un patrimonio netto di circa 9,9 miliardi), verrà eroso ulteriormente e nel 2030, a fine piano, l’ad Cingolani si aspetta una posizione finanziaria netta positiva per 700 milioni di euro. Un percorso coerente di crescita della redditività insomma, ma industrialmente cosa?

Leonardo, un business sempre più multidimensionale

Qui si correrebbe il pericolo di squadernare narrative troppo ampie (ma meritate su un business così articolato) per l’economia limitata di un articolo, ma qualche spunto non si può risparmiare.

La prospettiva di Leonardo di servizi per la sicurezza su tutte le piattaforme (terrestre, spaziale, navale e aereo) andrà elevata a potenza con il suo riflesso sul digitale che diventa a tutti gli effetti un codominio delle piattaforme fisiche irrinunciabile: Cingolani rivendica l’attenzione all’insegna dell’AI e della cybersecurity anche per questi aspetti che il gruppo presidia con una consolidata esperienza pluriennale. Al riguardo è paradigmatico il sistema di Michelangelo Dome, il sistema integrato di radar e contraerei missilistica ispirato dall’esperienza del famoso Iron Dome israeliano.

E’ una buona metafora del numero di business che si ramificano e al contempo integrano nelle attività di Leonardo, traducendo alla buona, dai radar all’optronica, dall’avionica ai sistemi di controllo e di armamento oltreché di guerra elettronica e di navigazione.

Il 51% del prodotto in arco piano è per il dominio aereo (da ricordare che Leonardo è un’eccellenza globale riconosciuta negli elicotteri e negli aerei di addestramento e inoltre partecipa ai maggiori progetti europei di cacciabombardieri oltre a sviluppare da tempo tecnologie per i droni), il 39% degli ordini è inoltre previsto in Italia nei prossimi 5 anni mentre il 25% è previsto nel Regno Unito.

Non mancheranno nel periodo le collaborazioni e le jointventure che non oscureranno comunque l’accento sulla crescita organica.
La presenza consolidata di DRS negli Stati Uniti, dove Leonardo conta quasi 7 mila lavoratori in molteplici impianti, scongiurerà altri pericoli commerciali.

Di certo il mercato legge oggi questi numeri con ottimismo.

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