Conti pubblici: Unimpresa, su deficit Italia meglio di eurozona, -6,6 punti in 5 anni

di FTA Online News pubblicato:
5 min
Il partner ideale che ti supporta nell'investimento azionario. Analisi quotidiane e approfondimenti su tutti i titoli della Borsa Italiana, sugli ETF/ETN, sui titoli quotati a Wall Street e nelle principali piazze azionarie europee. I livelli operativi suggeriti dal nostro algoritmo. Non perdere l'occasione, ti aspettiamo su www.megatrader.it

L'Italia ha realizzato negli ultimi cinque anni uno dei più significativi percorsi di risanamento della finanza pubblica in Europa, riducendo il deficit dal -9,4% del 2020 al -2,8% del 2025, con una correzione complessiva di 6,6 punti percentuali, quasi il doppio rispetto ai 3,7 punti dell'Eurozona. È quanto emerge da un'analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo cui nel 2025 il disavanzo italiano si attesta sotto la soglia del 3% del pil, mentre la media dell'area euro resta intorno al -3,2/-3,3%. Il miglioramento è stato sostenuto da una forte crescita delle entrate tributarie, salite oltre i 580 miliardi, e dalla fine delle misure emergenziali legate alla pandemia. Resta tuttavia il nodo del debito pubblico, ancora elevato al 136% -137% del pil, e soprattutto l'aumento della spesa per interessi, che nel 2025 sfiora gli 85 miliardi, spinta dal rialzo dei tassi deciso dalla Banca centrale europea, ma contenuta grazie all'abbassamento dello spread tra btp italiani e bund tedeschi, da cui è scaturito il positivo il ritorno del saldo primario, tornato sopra lo zero. il consolidamento dei conti è solido nei numeri ma non ancora strutturale: la sostenibilità nel medio periodo dipenderà dalla capacità di sostenere la crescita e contenere la spesa, evitando che l'aumento del costo del debito assorba i benefici del risanamento. «Questo percorso oggi ci consente di guardare con maggiore serenità alla fase attuale, caratterizzata da nuove tensioni geopolitiche legate alla guerra in Iran, che stanno già producendo effetti su crescita, inflazione ed energia a livello globale. Arrivare a questa congiuntura con conti pubblici più solidi rispetto al passato rappresenta un elemento di forza che il Paese non aveva in precedenti crisi. I dati, infatti, confermano che l'Italia ha saputo affrontare con serietà una fase straordinariamente complessa, riportando sotto controllo i conti pubblici in tempi relativamente rapidi. La riduzione del deficit è un segnale importante di credibilità e responsabilità, che rafforza la posizione del nostro Paese in Europa e sui mercati finanziari. È un risultato che va riconosciuto, perché ottenuto in un contesto internazionale segnato da crisi e incertezze. Allo stesso tempo, non possiamo considerarlo un punto di arrivo. Ora serve consolidare questo percorso, accompagnandolo con politiche orientate alla crescita, al sostegno delle imprese e alla riduzione della pressione fiscale. Solo così il risanamento potrà diventare strutturale e tradursi in benefici concreti per il sistema produttivo e per le famiglie» commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha rielaborato dati della Commissione europea, di Eurostat e del Ministero dell'Economia e delle Finanze, il percorso di finanza pubblica dell'Italia negli ultimi cinque anni evidenzia un consolidamento significativo, che si distingue nel confronto europeo per intensità e rapidità. Tra il 2020 e il 2025 il deficit è stato ridotto di 6,6 punti percentuali, passando dal -9,4% al -2,8% del pil, un miglioramento quasi doppio rispetto a quello registrato mediamente nell'area euro, ferma a circa 3,7 punti. Si tratta di un dato che certifica, sul piano quantitativo, uno sforzo di riequilibrio rilevante, maturato in un contesto segnato prima dalla pandemia e poi da una fase di forte instabilità economica e geopolitica. Secondo le più recenti elaborazioni basate sui dati della Commissione europea, di Eurostat e del Ministero dell'Economia e delle Finanze, il 2025 segna un punto di approdo importante: il disavanzo italiano si colloca stabilmente sotto la soglia del 3% del pil, avvicinandosi ai parametri europei dopo gli scostamenti straordinari degli anni pandemici. Nello stesso anno, il deficit medio dell'Eurozona resta leggermente più elevato, attestandosi intorno al -3,2/-3,3%, a conferma di una traiettoria italiana più incisiva.


L'analisi dei fondamentali mostra come il miglioramento sia stato sostenuto in larga misura dalla dinamica delle entrate. Il gettito tributario ha superato i 580 miliardi di euro nel 2025, con un incremento superiore ai 100 miliardi rispetto al 2020. Questo risultato è riconducibile a più fattori: la ripresa economica post-pandemica, l'effetto dell'inflazione sulle basi imponibili e una sostanziale tenuta della pressione fiscale, rimasta nell'ordine del 42,5% -43% del PIL. Si tratta di una dinamica che ha rafforzato la capacità dello Stato di finanziare la spesa, ma che al tempo stesso pone interrogativi sulla sostenibilità del carico fiscale nel medio periodo, soprattutto per il sistema delle piccole e medie imprese.


Sul versante della spesa, il rientro è stato favorito principalmente dal venir meno delle misure emergenziali introdotte tra il 2020 e il 2021. Tuttavia, la struttura della spesa pubblica resta caratterizzata da un'elevata rigidità, con una componente corrente difficilmente comprimibile. In questo quadro, emerge con forza il tema della spesa per interessi, tornata a crescere in modo significativo a seguito del rialzo dei tassi deciso dalla Banca Centrale Europea. Nel 2025 il costo del debito si avvicina agli 85 miliardi di euro, con una prospettiva di ulteriore aumento verso i 90 miliardi nel 2026.


Un elemento di rilievo è rappresentato dal saldo primario, tornato positivo dopo il forte deterioramento del 2020. Nel 2025 l'Italia si colloca leggermente sopra lo zero, segnalando la capacità di coprire la spesa pubblica al netto degli interessi. Questo risultato rappresenta una condizione necessaria per la stabilizzazione del debito, ma non ancora sufficiente a garantirne una riduzione significativa nel breve periodo. Il rapporto debito/pil, infatti, pur in calo rispetto al picco del 2020 (circa 155%), si attesta ancora su livelli elevati, intorno al 136% -137% nel 2025. La riduzione è lenta e condizionata da due variabili fondamentali: la crescita economica, che resta moderata, e il livello dei tassi di interesse, che incide direttamente sul costo del servizio del debito. In questo senso, il consolidamento fiscale realizzato rischia di essere parzialmente assorbito dall'aumento della spesa per interessi. Nel confronto con gli altri Paesi europei emerge dunque una doppia lettura. Da un lato, l'Italia si distingue per la rapidità del rientro del deficit, dimostrando una capacità di adattamento e disciplina fiscale superiore alla media. Dall'altro, continua a scontare una vulnerabilità strutturale legata all'elevato stock di debito e alla rigidità della spesa pubblica.

RV - www.ftaonline.com