Dazi e geopolitica scuotono i mercati: dollaro in calo, torna la ricerca di rifugio

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
5 min

Obbligazionario e valute si riposizionano: BCE più dovish, spread periferici ai minimi e mercati in attesa delle prossime mosse politiche

Dazi e geopolitica scuotono i mercati: dollaro in calo, torna la ricerca di rifugio
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Mercati obbligazionari e dollaro aggiustano il tiro dopo le minacce di dazi di Trump

Le nuove minacce di dazi avanzate dal presidente USA Donald Trump hanno innescato un rapido cambio di umore sui mercati finanziari, con un ritorno dell’avversione al rischio che si è riflesso soprattutto su valute, obbligazioni e asset rifugio.

Al centro dello scontro c’è la questione della Groenlandia, con Washington che ha ventilato l’introduzione di dazi del 10% sulle importazioni da diversi Paesi europei per fare pressione sulla Danimarca e sugli alleati Nato.

L’Europa ha reagito preparando un ventaglio di contromisure, che potrebbero includere dazi fino a 93 miliardi di euro, restrizioni all’accesso delle aziende americane al mercato europeo e ulteriori misure di politica economica.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, queste opzioni sono già sul tavolo per rafforzare la posizione negoziale dei leader europei nei colloqui con Trump, anche in vista degli incontri del World Economic Forum di Davos.

L’obiettivo dichiarato dell’Ue resta quello di evitare una guerra commerciale, ma presentandosi con un fronte compatto.


Dollaro sotto pressione, tornano i beni rifugio

La reazione immediata dei mercati è stata una vendita del dollaro, uno schema già visto in occasione delle precedenti minacce tariffarie di Trump.

Gli investitori hanno preferito spostarsi verso valute rifugio non statunitensi, in particolare il franco svizzero, che ha registrato il maggiore rialzo giornaliero contro il dollaro da circa un mese, e in misura minore lo yen giapponese.

L’euro ha beneficiato dell’“avversione al dollaro”, salendo fino a 1,1645 circa, mentre la sterlina e le corone scandinave hanno recuperato terreno dopo un iniziale indebolimento.

Secondo diversi analisti, questa reazione riflette più una perdita di fiducia di breve periodo sugli asset USA che un cambiamento strutturale. In caso di escalation commerciale, infatti, non è escluso che il dollaro torni a rafforzarsi, penalizzando soprattutto l’Europa, che esporta più verso gli Stati Uniti di quanto avvenga in senso inverso.

Lo yen resta in una posizione delicata: pur beneficiando in parte dei flussi difensivi, rimane su livelli che mantengono elevato il rischio di intervento ufficiale da parte delle autorità giapponesi, anche se gli analisti restano scettici sull’efficacia duratura di un’azione senza un supporto dei fondamentali.


Obbligazionario: calano i rendimenti core, spread periferici compressi

Sul fronte obbligazionario, le tensioni commerciali hanno favorito un ritorno verso i titoli di Stato europei, soprattutto sulle scadenze brevi. I rendimenti dei Bund tedeschi a 2 anni sono scesi di circa 4 punti base, riflettendo un aumento delle aspettative di una BCE più prudente e potenzialmente più dovish.

Il decennale tedesco ha invece mostrato movimenti più contenuti, segnale che il mercato sta distinguendo tra rischio ciclico e prospettive di lungo periodo.

Gli spread periferici restano su livelli storicamente compressi:

  • lo spread BTP-Bund si mantiene sotto i 60 punti base, vicino ai minimi dal 2008;

  • anche Spagna, Portogallo e Grecia continuano a beneficiare di una forte domanda, segno che la tensione geopolitica non sta ancora mettendo in discussione la fiducia nel debito dell’area euro.

Le obbligazioni francesi hanno sovraperformato, con rendimenti in calo, grazie alle notizie di un possibile avvicinamento a un accordo sul bilancio 2026, che ha ridotto il premio per il rischio politico.

Negli Stati Uniti, il quadro è diverso: il Treasury decennale resta su livelli elevati, sopra il 4,2%, risentendo di dati macro contrastanti e delle pressioni della Casa Bianca per un taglio dei tassi, che però il mercato continua a ritenere prematuro.


Cripto e azioni risentono del clima di incertezza

Il peggioramento del sentiment si è riflesso anche sugli asset più sensibili al rischio. Le criptovalute hanno registrato cali marcati, con il Bitcoin sotto pressione e l’Ether in ribasso ancora più accentuato, confermando il loro ruolo di barometro del risk-off.

I mercati azionari hanno mostrato debolezza, senza però movimenti di panico, coerentemente con l’idea che gli investitori stiano ancora valutando se le minacce di Trump si tradurranno in misure concrete o resteranno uno strumento negoziale.


Banche centrali e tassi: cresce la prudenza

Le tensioni commerciali hanno avuto un impatto anche sulle attese di politica monetaria. Le scommesse sui tassi BCE si sono spostate verso uno scenario più accomodante:

  • diminuisce la probabilità di rialzi nel medio termine;

  • cresce, seppur marginalmente, quella di un possibile taglio dei tassi entro l’estate.

Secondo diversi strategist, l’esperienza degli ultimi mesi suggerisce cautela nel reagire eccessivamente ai titoli di giornale.

Tuttavia, allo stesso tempo, sarebbe ingenuo ignorare il rischio che una parte delle minacce venga effettivamente implementata, con effetti negativi sia per l’Europa sia per l’economia globale.


In sintesi

Le dichiarazioni di Trump sui dazi legati alla Groenlandia hanno riacceso il tema della guerra commerciale come strumento politico, spingendo i mercati a:

  • ridurre l’esposizione al dollaro nel breve;

  • rifugiarsi in franco svizzero, yen e titoli di Stato core;

  • rivedere al ribasso le aspettative sui tassi BCE.

👉 Per ora i mercati stanno aggiustando il tiro, non cambiando rotta. Ma il messaggio è chiaro: finché il fronte commerciale resterà instabile, la volatilità resterà una variabile strutturale, soprattutto su valute e obbligazioni.

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