Wall Street perde terreno. Preoccupano Iran, petrolio, inflazione e qualità del credito
pubblicato:La Borsa di New York ha chiuso la seduta in netto ribasso, penalizzata dall'intensificazione della guerra in Iran e dell'aumento delle quotazioni del petrolio. Il Dow Jones ha perso l'1,56%, l'S&P 500 l'1,52% ed il Nasdaq Composite l'1,78%.
La nuova Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha detto che intende tenere chiuso lo Stretto di Hormuz, dove transita circa il 20% della domanda mondiale di petrolio e oltre un quarto delle esportazioni globali di gas naturale liquefatto (GNL).
La corsa del greggio alimenta i timori sull'inflazione.
Sull'azionario Usa pesano inoltre le preoccupazioni sulla qualità del credito con Morgan Stanley (-4,1%) che ha limitato i rimborsi di uno dei suoi fondi e con Jp Morgan (-1,65%) che ha ridotto la valutazione dei prestiti alle imprese ricevuti come collaterale dai fondi di private credit.
Tra i titoli in evidenza Bumble +34,15%. L'operatore di app per incontri ha annunciato risultati del quarto trimestre superiori alle attese.
Petco Health & Wellness +34,58%. Il retailer di prodotti per animali ha dichiarato di attendersi una ripresa delle vendite quest'anno e che gli sforzi per rivedere la selezione dei negozi e concentrarsi maggiormente su servizi come toelettatura e addestramento dei cani stanno iniziando a dare i loro frutti.
Dollar General -6,09%. La catena discount prevede per l'esercizio in corso un incremento delle vendite comparabili inferiore alle attese.
Sul fronte macroeconomico le nuove richieste di sussidi di disoccupazione, secondo quanto comunicato dallo U.S. Deparment of Labor (DoL, il ministero del Lavoro di Washington), sono calate marginalmente nella settimana chiusa il 6 marzo a 213.000 unità dalle 214.000 registrate nella precedente ottava e contro le 215.000 richieste del consensus.
Il deficit della bilancia commerciale, secondo quanto comunicato da U.S. Census Bureau e U.S. Bureau of Economic Analysis, in gennaio è sceso a 54,5 miliardi di dollari dai 72,9 miliardi della lettura finale di dicembre (53,0 miliardi in novembre), contro il declino limitato a 67,0 miliardi del consensus. Nel mese le esportazioni sono state pari a 302,1 miliardi (contro i 286,3 miliardi precedenti), a fronte di 356,6 miliardi di importazioni (359,2 miliardi in dicembre). L'export è cresciuto del 5,5% sequenziale contro la flessione dello 0,7% dell'import.
Il deficit commerciale di beni in gennaio è diminuito su 80,8 miliardi di dollari dai 98,5 miliardi di dicembre (82,8 miliardi in novembre).
Le licenze edilizie, secondo quanto comunicato su base preliminare dallo U.S. Census Bureau, in gennaio sono calate del 5,4% sequenziale, attestandosi a 1,38 milioni di unità contro gli 1,45 milioni di dicembre (1,39 milioni in novembre) e gli 1,41 milioni del consensus.
I nuovi cantieri sono rimbalzati in gennaio del 7,2% mensile, attestandosi a 1,49 milioni di unità contro gli 1,39 milioni precedenti (1,27 milioni in novembre) e gli 1,35 milioni del consensus.